Si alza la tensione tra Iran e Stati Uniti, mentre proseguono le proteste, spesso soffocate nel sangue, a Teheran, e il presidente Usa Donald Trump ha esortato i manifestanti a non fermarsi perché “gli aiuti sono in arrivo”, cosa che ha fatto ipotizzare un intervento militare imminente.
In serata l’annuncio di Trump che ha spiegato come agli Stati Uniti sia stato “notificato” che “le uccisioni in Iran si sono fermate” e che “non ci sono piani per esecuzioni”. “Indagheremo”, ha aggiunto il presidente dallo Studio Ovale.
L’ambasciata britannica a Teheran è stata chiusa temporaneamente. Lo ha annunciato il governo britannico. “Abbiamo temporaneamente chiuso l’ambasciata britannica a Teheran, che ora opererà da remoto – ha dichiarato un portavoce del governo – Le indicazioni di viaggio del Ministero degli Esteri sono state aggiornate per riflettere questo cambiamento consolare”.
“Dopo tre giorni di operazioni terroristiche, ora c’è calma. Abbiamo il totale controllo del paese”. Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi intervenendo a ‘Special Report’ su Fox News.
“Osserveremo e vedremo come procede”. Lo ha detto Donald Trump riguardo alla possibilità che gli Stati Uniti rinuncino a un’azione militare in Iran. “Spero che sia vero”, ha aggiunto il presidente in riferimento al presunto stop alle uccisioni ed esecuzioni di manifestanti da parte delle autorità iraniane.
Al termine della riunione tenuta oggi pomeriggio dal Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, alla Farnesina con l’ambasciatrice d’Italia a Teheran, gli Ambasciatori italiani dell’area, la Difesa e con il comparto dell’intelligence si è deciso – a quanto si apprende – di ritirare dell’ambasciata Iran tutto il personale diplomatico non necessario.
Agli Stati Uniti è stato “notificato” che “le uccisioni in Iran si sono fermate” e che “non ci sono piani per esecuzioni”. Lo ha detto Donald Trump parlando nello Studio Ovale. “Indagheremo”, ha aggiunto il presidente.
“Sono oltre 900 i membri delle Forze Armate italiane nell’area, fra cui circa 500 unità in Iraq e 400 in Kuwait, dove si stanno adottando misure precauzionali a tutela del personale militare”. Lo comunica in una nota la Farnesina in seguito alla riunione sulla crisi in Iran a cui ha partecipato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani con l’ambasciatrice d’Italia a Teheran, con gli Ambasciatori italiani dell’area, con la Difesa e con il comparto dell’intelligence.
La Farnesina “conferma e rinnova con forza l’invito ai cittadini italiani in Iran a lasciare il paese”. E’ quanto si legge in una nota al termine della riunione sulla crisi in Iran tenuta dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani alla Farnesina con l’ambasciatrice d’Italia a Teheran, con gli Ambasciatori italiani dell’area, con la Difesa e con il comparto dell’intelligence. “É stata fatta innanzitutto una valutazione sulla situazione dei cittadini italiani presenti in Iran e dei Paesi del Golfo, potenziali obiettivi di azioni militari in caso di escalation delle tensioni – prosegue la Farnesina – Gli italiani in Iran sono circa 600, per lo più concentrati nell’area di Teheran. L’Ambasciata ha mantenuto in queste settimane un monitoraggio attivo dei connazionali in transito o di passaggio”. Nel corso dell’incontro “il Ministro ha ribadito che la massima priorità dovrà restare la tutela dei connazionali e la necessità di garantire un costante monitoraggio dell’evoluzione del quadro di sicurezza regionale, anche attraverso il coordinamento tra sedi diplomatiche e con i partner internazionali – conclude la Farnesina – La riunione ha inoltre consentito di fare il punto sugli sviluppi interni in Iran, che continuano a suscitare forte preoccupazione. In tale contesto, è stata confermata la posizione italiana di ferma condanna della violenta repressione delle manifestazioni e delle gravi violazioni dei diritti umani. L’Italia continuerà ad operare in stretto raccordo con i partner dell’Unione Europea, dell’Alleanza Atlantica e del G7, contribuendo agli sforzi della comunità internazionale per la de-escalation, la tutela dei diritti umani e la promozione della stabilità e della sicurezza regionale”.
“In Iran è in corso il massacro di una generazione che non vuole potere, non vuole governare, non vuole occupare ma solo vivere libera. Purtroppo solo chi non ce l’ha ne comprende il valore. Quanto mi piacerebbe offrire la libertà ad alcuni di quei giovani mandando al posto loro in Iran gli pseudo intellettuali italiani che difendono ciò che sta accadendo”. Lo scrive su X il ministro della Difesa, Guido Crosetto.
“È in corso nella sala di crisi della Farnesina una riunione del ministro Antonio Tajani con dirigenti del ministero, della Difesa, della sicurezza italiana, con l’ambasciatrice d’Italia a Teheran e con gli ambasciatori nelle principali capitali interessate alla attuale crisi in Iran. La Farnesina conferma l’indicazione di lasciare l’Iran ai cittadini italiani che possano farlo”. Lo riferisce in una nota la Farnesina.
Le autorità iraniane – a quanto si apprende – hanno convocato l’ambasciatrice italiana a Teheran, Paola Amadei. Una decisione che – spiegano fonti informate – arriva come risposta dopo la convocazione dell’ambasciatore iraniano in Italia, Mohammad Reza Sabouri, avvenuta ieri da parte della Farnesina.
L’ambasciata virtuale statunitense a Teheran ha nuovamente esortato i propri cittadini a “lasciare l’Iran immediatamente”, consigliando di valutare la possibilità di partire via terra verso la Turchia o l’Armenia. Si tratta del terzo avvertimento in cinque giorni.
Anche il Regno Unito sta riducendo il suo personale dalla base aerea di Al-Udeid in Qatar. Lo riporta la Bbc, mentre il presidente Usa Donald Trump valuta se intraprendere azioni contro l’Iran in conseguenza della repressione delle proteste antigovernative. Precedentemente era stato riferito anche del ritiro di parte del personale Usa.
Diversi governi del Medio Oriente hanno scoraggiato l’amministrazione Trump dall’effettuare un attacco all’Iran, temendo “conseguenze senza precedenti” in una regione instabile, che potrebbero sfociare in una “vera e propria guerra”. Lo ha riferito un diplomatico arabo del Golfo con sede al Cairo, secondo cui i principali governi della regione – fra cui Turchia, Egitto, Arabia Saudita e Pakistan – sono stati “in costante contatto” con l’amministrazione Usa in merito a un potenziale attacco americano all’Iran. Una guerra del genere avrebbe “certamente” ripercussioni disastrose “non solo sul Medioriente, ma anche sull’economia globale”, ha affermato il diplomatico.
Il dipartimento di Stato ha sospeso l’elaborazione dei visti per l’immigrazione da 75 paesi. Un memorandum del dipartimento, visionato in anteprima da Fox News Digital, ordina ai funzionari consolari di rifiutare i visti in base alla legge vigente, mentre il dipartimento rivaluta le procedure di selezione e verifica. Tra i Paesi interessati figurano Somalia, Russia, Afghanistan, Brasile, Iran, Iraq, Egitto, Nigeria, Thailandia, Yemen e altri.
La sospensione avrà inizio il 21 gennaio e continuerà a tempo indeterminato fino a quando il dipartimento non avrà completato la rivalutazione delle procedure di rilascio dei visti. “Il dipartimento di Stato utilizzerà la sua autorità per dichiarare inammissibili i potenziali immigrati che diventerebbero un peso per gli Stati Uniti e sfrutterebbero la generosità del popolo americano”, ha dichiarato in un comunicato il portavoce del dipartimento di Stato, Tommy Piggott. “L’immigrazione da questi 75 Paesi sarà sospesa, mentre il dipartimento di Stato rivaluta le procedure di elaborazione dell’immigrazione per impedire l’ingresso di cittadini stranieri che usufruirebbero di sussidi e benefici pubblici”.
Alcuni membri del personale della base aerea Usa di Al Udeid, in Qatar, sono stati invitati a lasciare la base entro la serata di oggi. Lo riferisce ad Associated Press un funzionario americano, definendola una misura precauzionale. La fonte non ha precisato se l’evacuazione sia facoltativa o obbligatoria, se riguardi i soldati o il personale civile, né il numero di persone a cui è stato consigliato di lasciare la base, citando la necessità di sicurezza operativa.
La mossa giunge mentre continuano le proteste antigovernative nel vicino Iran e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di essere pronto a condurre operazioni militari nel Paese se il governo continuerà a reprimere i manifestanti.
La base, che ospita migliaia di militari Usa, era stata presa di mira dall’Iran a giugno come rappresaglia per gli attacchi statunitensi alle strutture nucleari iraniane. La decisione di evacuarla entro stasera giunge dopo che un alto funzionario iraniano ha menzionato un precedente attacco iraniano alla base.
“Il presidente degli Stati Uniti, che parla ripetutamente della futile aggressione contro gli impianti nucleari iraniani, farebbe bene a citare anche la distruzione della base Usa di Al-Udeid da parte dei missili iraniani”, ha scritto su X Ali Shamkhani, consigliere della Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, aggiungendo che “ciò contribuirebbe sicuramente a creare una reale comprensione della volontà e della capacità dell’Iran di rispondere a qualsiasi aggressione”.
Ieri, nel pieno della sanguinosa repressione in Iran, il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano Ali Larijani ha avuto una conversazione telefonica con lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, primo ministro del Qatar.In una dichiarazione su X, Al Thani ha affermato di aver “ribadito il sostegno dello Stato del Qatar a tutti gli sforzi di distensione, nonché alle soluzioni pacifiche per migliorare la sicurezza e la stabilità nella regione”.
“Le testimonianze che sono arrivate dall’Iran sono terribili. Siamo al sesto giorno di blackout di Internet ed è quindi sempre più difficile per le persone che si trovano fuori dall’Iran sentire i propri cari. Sono tutti sotto pressione e psicologicamente molto affranti perché sono quasi degli zombie che camminano, che vanno al lavoro, all’università, ma in realtà il loro unico pensiero è in Iran. Quindi c’è questo dolore che stiamo sentendo dalle testimonianze”. Lo dichiara a LaPresse l’attivista per i diritti umani e scrittrice Pegah Moshir Pour, nata in Iran e cresciuta in Italia.
“Proprio ieri – aggiunge – ho ricevuto questa testimonianza da una persona che è riuscita a connettersi con la sua famiglia per telefono, perché Internet continua a essere chiuso. La madre le diceva ‘Teheran odora di sangue’. Ogni volta che la mattina lei esce di casa sente questo odore del sangue, quindi questa è la drammaticità non solo nella vista, nell’udito, ma anche nell’olfatto, che se ci pensiamo è la prima cosa che noi sviluppiamo come esseri umani. Sono descrizioni terrificanti”.
“Dicono che sia una bugia la cifra dei 12.000 morti: forse stiamo parlando anche di oltre 20.000 morti e in più c’è la difficoltà di recuperare i corpi delle persone che sono state uccise da pallottole, da munizioni da guerra sparate direttamente in testa”.
“Sempre più persone ci stanno dando la stessa versione su questo: le forze di sicurezza negli obitori e nelle camere ardenti ricevono le famiglie chiedendo soldi per restituire le salme, dai 600 milioni di toman fino a un miliardo di toman, ovvero da 3mila fino a 5-6mila euro. Una cifra assurda da pagare per molte famiglie, vista anche la situazione economica e il blocco delle transazioni bancarie. Quindi propongono in alternativa di arruolare le persone già morte, uomo o donna che sia, facendogli prendere la tessera dei Basij, il corpo paramilitare al servizio della Guida Suprema, il braccio operativo della repressione contro i manifestanti”. Lo dichiara a LaPresse l’attivista per i diritti umani e scrittrice Pegah Moshir Pour, nata in Iran e cresciuta in Italia.
“Loro questo fanno – aggiunge – e l’hanno sempre fatto in una maniera più violenta, dai bambini di 10 o 11 anni fino alle persone anziane. Non hanno pietà di nessuno. Siccome i numeri delle vittime civili purtroppo è alle stelle, cercano così di aumentare il numero dei morti del corpo di sicurezza, avvicinandola al numero dei civili. Questo fa capire ancora di più quanto questo regime sia corrotto, usa tecniche mafiose sempre più insopportabili”.
“Le persone sono in pericolo non solo in vita, ma anche nella morte, anche dopo la vita vengono continuamente usate come merce a loro vantaggio. Dobbiamo capire davanti a chi siamo, che non è possibile negoziare con tali persone, che non è più possibile accettare la legittimità di questi assassini. Non sono né religiosi, né repubblicani, non sono niente, sono solo degli assassini che devono essere giudicati dalla giustizia e soprattutto delegittimati. Dobbiamo fare presto, perché sono in pericolo veramente milioni di persone”.
Il governo del Regno Unito sta collaborando con gli alleati per imporre ulteriori sanzioni contro il regime iraniano. Lo ha affermato il primo ministro britannico Keir Starmer parlando nel corso del question time in parlamento a Londra.
“Posso iniziare condannando nei termini più forti possibili la disgustosa repressione e l’omicidio dei manifestanti in Iran. Il contrasto tra il coraggio del popolo iraniano e la brutalità del suo regime disperato non è mai stato così evidente”, ha affermato.
“Abbiamo denunciato questa brutalità faccia a faccia, stiamo lavorando con gli alleati per imporre ulteriori sanzioni e stiamo facendo tutto il possibile per proteggere i cittadini del Regno Unito”, ha dichiarato ancora Starmer.
Fonti vicine alla vicenda hanno riferito a Iran International che le forze di sicurezza in borghese e i membri delle Guardie rivoluzionarie iraniane hanno preso di mira le case delle famiglie delle persone uccise durante le recenti proteste nella parte orientale di Teheran. Le forze hanno effettuato incursioni intimidatorie, sparando, lanciando insulti e saccheggiando le case. Alle famiglie è stato ordinato di raccogliere i corpi delle vittime prima dell’alba e di effettuare le sepolture in modo rapido e privato, altrimenti avrebbero corso il rischio di sepolture collettive. È stato detto loro anche che sarebbero state addebitate delle spese in relazione all’uso di munizioni vere.
Le relazioni fra Russia e Iran non possono essere modificate da terzi. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa russa Ria Novosti. “Non credo che alcuna terza parte possa modificare la natura fondamentale delle relazioni fra Mosca e Teheran. Tale natura si basa sugli accordi raggiunti fra i presidenti della Federazione Russa e della Repubblica Islamica dell’Iran e soddisfa gli interessi di entrambi gli Stati e dei due popoli”, ha affermato Lavrov.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha convocato – a quanto si apprende – una riunione operativa nel tardo pomeriggio alla Farnesina per valutare la situazione degli italiani che al momento si trovano in Iran in particolar modo sul fronte della loro sicurezza.
Decine di migliaia di persone hanno affollato le strade vicino all’Università di Teheran per il funerale di oltre 300 membri delle forze di sicurezza e civili. Molti sventolano bandiere iraniane e foto dell’ayatollah Ali Khamenei e loro parenti. Le bare, ricoperte da bandiere iraniane, sono impilate almeno tre alla volta sul retro dei camion e ricoperte di rose rosse e bianche e fotografie incorniciate delle persone uccise.
Un uomo tra la folla ha alzato una foto del presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante il tentato assassinio in Pennsylvania, con la scritta: “La freccia non sempre manca il bersaglio”. Altri hanno esposto cartelli con la scritta ‘Abbasso gli Stati Uniti’.
Secondo l’agenzia di stampa Fars, affiliata allo Stato iraniano, è probabile che la connessione internet rimanga disconnesso per le “prossime una o due settimane”. L’Iran è al sesto giorno di blackout nazionale di internet, imposto dal regime per reprimere le proteste di massa antigovernative, anche se ieri alcuni utenti di telefoni fissi e cellulari sono riusciti per la prima volta a chiamare all’estero.
L’ambasciata dell’India a Teheran ha esortato tutti i cittadini indiani a lasciare l’Iran, citando quella che ha definito una “situazione in evoluzione” nella Repubblica islamica. Nella dichiarazione, pubblicata su X, si consiglia anche ai cittadini indiani di rimanere altamente vigili ed evitare le zone di protesta.
Due uomini hanno strappato la bandiera dal pennone dell’ambasciata iraniana a Berlino martedì sera, secondo quanto riferito dalla polizia. Successivamente hanno tentato di issare due bandiere storiche dell’Iran, senza però riuscirci, ha spiegato un portavoce. Il pennone è rimasto danneggiato. I due uomini, di 28 e 33 anni, hanno lasciato il perimetro dell’ambasciata solo dopo l’intervento della sicurezza, che ha fatto uso di spray urticante. Una volta sul marciapiede, i due sono stati fermati provvisoriamente dalla polizia. L’episodio si inserisce nel contesto delle proteste in corso in Iran. Secondo la polizia di Berlino, già prima dell’incidente un gruppo di persone con bandiere storiche si era avvicinato più volte all’edificio dell’ambasciata. Poco prima delle 23, alcune persone avrebbero distratto il servizio di vigilanza, consentendo ai due uomini di scavalcare la recinzione. Durante l’azione, il 33enne ha riportato una ferita a una mano. La polizia ha emesso ordini di allontanamento nei confronti di sei persone coinvolte. Nei loro confronti sono state avviate indagini per danneggiamento, violazione di domicilio e oltraggio a bandiere e simboli di uno Stato estero. Martedì sera, alla Porta di Brandeburgo, si è svolta un’altra manifestazione a sostegno delle proteste di massa contro il governo iraniano. Anche per oggi sono previste nuove iniziative nella capitale tedesca.
Il provider di internet satellitare Starlink sta offrendo un servizio gratuito in Iran. Mehdi Yahyanejad, un attivista con sede a Los Angeles che ha contribuito a far arrivare le unità in Iran, ha riferito all’Associated Press che il servizio gratuito è stato avviato. Anche altri attivisti hanno confermato in messaggi online che il servizio era gratuito. “Possiamo confermare che l’abbonamento gratuito per i terminali Starlink è pienamente funzionante”, ha reso noto Yahyanejad in un comunicato, “lo abbiamo testato utilizzando un terminale Starlink appena attivato all’interno dell’Iran”. Starlink è l’unico modo per gli iraniani di comunicare con il mondo esterno da quando le autorità hanno bloccato la connessione internet giovedì sera, mentre le proteste a livello nazionale si intensificavano e iniziavano una sanguinosa repressione contro i manifestanti.
“La Cina sostiene e auspica che il governo e il popolo iraniani possano superare le attuali difficoltà e salvaguardare la stabilità nazionale. Allo stesso tempo, la Cina si oppone all’ingerenza di forze esterne negli affari interni di un Paese e non sostiene l’uso o la minaccia della forza nelle relazioni internazionali”. Lo ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, sottolineando che la Cina spera che tutte le parti si impegnino maggiormente per contribuire alla pace e alla stabilità in Medio Oriente. Lo riporta il Global Times.
L’Iran chiede all’Onu di esortare gli Stati Uniti e Israele ad abbandonare la loro politica destabilizzante contro Teheran. Lo ha affermato il rappresentante permanente iraniano presso le Nazioni Unite, Amir-Saeid Iravani.
“La Repubblica islamica dell’Iran invita urgentemente il segretario generale, il Consiglio di sicurezza e, in particolare, i suoi membri responsabili ad adempiere alle proprie responsabilità sancite dalla Carta, condannando inequivocabilmente tutte le forme di incitamento alla violenza, minacce di ricorso alla forza e ingerenza negli affari interni dell’Iran da parte degli Stati Uniti; esorta gli Stati Uniti e il regime israeliano a cessare immediatamente le politiche e le pratiche destabilizzanti e a rispettare pienamente i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale; e mette in guardia gli Stati Uniti da eventuali errori di calcolo nel condurre atti di aggressione militare contro la Repubblica islamica dell’Iran”, ha osservato Iravani in una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e al presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Abukar Dahir Osman. “Gli Stati Uniti e il regime israeliano hanno una responsabilità legale diretta e innegabile per la conseguente perdita di vite civili innocenti, in particolare tra i giovani”, ha aggiunto l’inviato iraniano.
Secondo l’agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency, dal 28 dicembre, data di inizio delle proteste in Iran, i media statali iraniani hanno trasmesso almeno 97 confessioni di manifestanti, molti dei quali esprimono rimorso per le loro azioni. Vengono mostrati ammanettati, con i volti sfocati. I video delle confessioni sono accompagnati da una musica di sottofondo drammatica e intervallati da filmati che sembrano mostrare i manifestanti mentre attaccano le forze di sicurezza. Alcuni mostrano armi artigianali che, secondo le autorità, sarebbero state utilizzate negli attacchi. Altri mettono in evidenza i sospetti in filmati di sicurezza sgranati, mentre sembrano appiccare incendi o distruggere proprietà. Gli attivisti affermano che, sulla base delle testimonianze di ex detenuti, le confessioni spesso seguono torture psicologiche o fisiche e possono avere gravi conseguenze, compresa la pena di morte. L’Iran sostiene che queste confessioni, che spesso includono riferimenti a Israele o all’America, siano la prova di complotti stranieri dietro le proteste nazionali iraniane. Gli attivisti affermano che si tratta di confessioni estorte con la forza, da tempo un elemento fondamentale della televisione di Stato iraniana, l’unica emittente del Paese. E questi video stanno arrivando a un ritmo senza precedenti.
Il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni-Ejei, ha annunciato in un video condiviso online dalla televisione di Stato iraniana che ci saranno processi rapidi ed esecuzioni per coloro che sono stati arrestati durante le proteste nazionali, nonostante l’avvertimento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Se vogliamo fare qualcosa, dobbiamo farlo ora. Se vogliamo fare qualcosa, dobbiamo farlo rapidamente”, ha detto, “se aspettiamo troppo, due o tre mesi dopo, non avrà lo stesso effetto. Se vogliamo fare qualcosa, dobbiamo farlo in fretta”. Le dichiarazioni di Mohseni-Ejei arrivano dopo che alcuni attivisti hanno avvertito che le impiccagioni dei detenuti potrebbero avvenire a breve.
Il numero dei morti nelle proteste in Iran è salito ad almeno 2.571 nelle prime ore di oggi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency. Questa cifra supera di gran lunga il bilancio delle vittime di qualsiasi altra serie di proteste o disordini in Iran negli ultimi decenni e ricorda il caos che ha circondato la rivoluzione islamica del 1979. La televisione di Stato iraniana ha offerto il primo riconoscimento ufficiale delle vittime, citando un funzionario che ha affermato che il Paese ha avuto “molti martiri”. Il gruppo di attivisti ha precisato che 2.403 dei morti erano manifestanti e 147 erano affiliati al governo. Dodici bambini sono stati uccisi, insieme a nove civili che, secondo il gruppo, non stavano partecipando alle proteste. Più di 18.100 persone sono state arrestate.
I leader iraniani “devono dimostrare umanità. Hanno un grosso problema e spero che non uccidano persone, e avrò un rapporto molto presto. Mi sembra che si siano comportati molto male. Questo non è ancora confermato”. Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti al suo rientro a Washington. Quanto alla possibilità di una rappresaglia iraniana in caso di attacco americano, il presidente ha affermato: “L’Iran lo ha detto l’ultima volta che li ho colpiti con la capacità nucleare che ora non possiedono più. Quindi l’Iran lo ha detto l’ultima volta. Farebbero meglio a comportarsi bene”.
“Le fantasie e la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran affondano le loro radici nel cambio di regime, con sanzioni, minacce, disordini orchestrati e caos che fungono da modus operandi per creare un pretesto per un intervento militare. Questo schema ha già fallito in passato. Il popolo iraniano difenderà il proprio Paese e, con ogni probabilità, fallirà di nuovo”. Lo scrive la missione iraniana presso le Nazioni Unite su X.

