La Groenlandia al centro dei desideri di Donald Trump. Il dossier, che divide Stati Uniti e Unione europea, continua a tenere banco con il presidente degli Stati Uniti deciso a ottenerla “in un modo o nell’altro”. Washington, infatti, ha già messo in chiaro di essere disposta a utilizzare anche la forza militare pur di mettere le mani sull’isola artica appartenente alla Danimarca. Bruxelles dal canto suo non molla la presa e ribadisce la sovranità e l’autonomia della Groenlandia e del suo popolo. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha annunciato di aver “raddoppiato i finanziamenti, portandoli a circa 530 milioni“.
Trump: “In un modo o nell’altro avremo la Groenlandia”
Trump, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One mentre tornava a Washington, ha dichiarato che vorrebbe concludere un accordo per acquisire la Groenlandia, regione semiautonoma danese, membro della Nato e dunque alleato, per impedire che la Russia o la Cina se ne impossessino. A suo parere concludere un’intesa sarebbe “più facile”. Intanto gli inviati di Copenaghen e Nuuk sono attesi a Washington questa settimana per dei colloqui e si stanno anche mettendo a punto dei piani per una visita di senatori Usa in Danimarca.
Cina “Stato quasi artico”
Nel 2018 la Cina si è dichiarata uno “Stato quasi artico” nel tentativo di acquisire maggiore influenza nella regione. Pechino ha anche annunciato piani per la costruzione di una ‘Via della Seta polare’ nell’ambito della sua iniziativa globale Belt and Road, che ha creato legami economici con Paesi di tutto il mondo.
Cina contro Usa: “Non ci usino come pretesto per i loro interessi”
Sulla questione è intervenuta Pechino. “Gli Stati Uniti non dovrebbero usare altri Paesi come pretesto per perseguire i propri interessi in Groenlandia”, ha affermato una portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, rispondendo a chi le chiedeva di commentare le dichiarazioni di Donald Trump, secondo cui è necessario che Washington prenda il controllo della Groenlandia per impedire che lo facciano Cina e Russia.
“Le attività della Cina nell’Artico mirano a promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo sostenibile nella regione e sono conformi al diritto internazionale”, ha dichiarato la portavoce, senza fornire dettagli su tali attività. “I diritti e le libertà di tutti i paesi di svolgere attività nell’Artico in conformità con la legge dovrebbero essere pienamente rispettati”, ha proseguito senza citare esplicitamente la Groenlandia, aggiungendo che “l’Artico riguarda gli interessi generali della comunità internazionale”.
L’avvertimento della Danimarca
La premier danese, Mette Frederiksen, ha avvertito che l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti segnerebbe la fine della Nato. Venerdì il primo ministro della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen e i leader degli altri quattro partiti del Parlamento dell’isola hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui ribadiscono che il futuro della Groenlandia deve essere deciso dal suo popolo e sottolineano il loro “desiderio che il disprezzo degli Stati Uniti per il nostro Paese finisca”.
Rutte: “Alleati al lavoro sulla sicurezza dell’Artico”
Alcuni Paesi europei della Nato, guidati da Regno Unito e Germania, stanno pensando a una presenza militare in Groenlandia? “Già l’anno scorso abbiamo avuto alcuni dibattiti conclusi con grande successo nella Nato su come, come alleanza, insieme ai nostri sette alleati artici, dobbiamo lavorare insieme per garantire la sicurezza dell’Artico, e attualmente stiamo discutendo il passo successivo, come garantire un seguito pratico a tali discussioni per garantire che, come alleanza, facciamo tutto collettivamente e attraverso i nostri singoli alleati per garantire la sicurezza dell’Artico, poiché siamo tutti d’accordo che questa debba essere una priorità”. Lo dice il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, in conferenza stampa a Zagabria, in Croazia.
“Lasciatemi sottolineare che tutti gli alleati concordano sull’importanza dell’Artico e della sicurezza artica, perché sappiamo che con l’apertura delle rotte marittime, c’è il rischio che russi e cinesi diventino più attivi – illustra -. E come sapete, ci sono otto Paesi artici, sette dei quali sono all’interno della Nato, inclusi Stati Uniti e Canada, e cinque paesi in Europa, tra cui Danimarca, Inghilterra, Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia. E c’è un Paese artico al di fuori della Nato, ed è la Russia. Ma si potrebbe anche sostenere che ormai la Cina sia quasi diventata una sorta di Paese artico, e non geograficamente, ma almeno per la quantità delle sue attività e dei suoi interessi nella regione”.
“Si tratta di una parte vitale del territorio della Nato, ed è esattamente il motivo per cui, mentre in passato la Nato non era così coinvolta nella questione dell’Artico, dal 2025, su richiesta dei sette alleati dell’estremo nord che confinano con l’Artico, la Nato è diventata più coinvolta. Ciò ha portato ad alcune discussioni di grande successo all’interno dell’alleanza Nato. Con i nostri ambasciatori a Bruxelles e i nostri ministri, abbiamo discusso di questa importanza e attualmente stiamo lavorando sui prossimi passi per garantire che effettivamente proteggiamo collettivamente ciò che è gioco qui”, ribadisce.
Sanchez: “Sicurezza di uno non in contrasto con quella collettiva”
“La sicurezza collettiva non è in contraddizione con la sicurezza del singolo”, in questo caso degli Usa. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez in conferenza stampa congiunta alla Moncloa con il premier greco Kyriakos Mitsotakis, in riferimento alle pressioni che sta esercitando il presidente Usa Donald Trump sulla Groenlandia.
“Credo che dobbiamo contribuire tutti alla sicurezza collettiva”, ha aggiunto il leader socialista ricordando che la scorsa settimana la Spagna, con altri Paesi Ue ha pubblicato una dichiarazione congiunta in cui si è riflettuto di come “Nato e Ue possano contribuire a rafforzare la sicurezza” dell’Artico. Interrogato sulla politica che dovrebbero adottare i Paesi europei nei confronti di Trump, Sanchez ha rivendicato che il suo esecutivo è “pro atlantista“, sottolineando però che “essere pro atlantisti non significa un rapporto di vassallaggio“. Piuttosto significa “relazioni tra pari, tra due progetti politici, Usa e Ue, che, al di là delle differenze, hanno molte cose in comune”, ha detto.
Mitsotakis: “Ue resti unita, prevarrà il buonsenso”
“L’Ue deve rimanere unita e credo che lo farà e che alla fine prevarrà il buonsenso. Penso che arriveremo a soluzioni buone che andranno a beneficio” sia degli Usa che dell’Ue e che “non metteranno in dubbio la sicurezza transatlantica”. Lo ha detto il premier greco Kyriakos Mitsotakis, in conferenza stampa congiunta con il premier spagnolo Pedro Sanchez alla Moncloa, in riferimento alle minacce del presidente Usa Donald Trump alla Groenlandia. “Ci possono essere soluzioni che vanno a beneficio mutuo di Ue e Usa, senza arrivare a violazioni del diritto internazionale”, ha aggiunto, sostenendo poi che l’Ue deve essere in prima linea nella difesa dell’indipendenza dell’isola.

