Delcy Rodríguez ha giurato come presidente ad interim del Venezuela mentre Nicolas Maduro, del quale è stata vice presidente dal 2018, era alla sbarra a New York dopo la sua cattura nell’incursione Usa di due giorni prima. Solo poche ore prima Rodriguez ha ammorbidito i suoi toni iniziali verso gli Stati Uniti, passando dal rivendicare che Maduro è il leader legittimo del Venezuela e denunciare “un’atrocità che viola il diritto internazionale” a invitare Washington a “collaborare” e instaurare “relazioni rispettose”.
Le sue parole sono giunte dopo che Donald Trump l’ha di fatto minacciata, avvertendola domenica in un’intervista a The Atlantic che in caso di mancato allineamento “pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro”. Trump non si è fermato però alle minacce al Venezuela: nelle ore successive, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, è tornato a scagliare avvertimenti anche ad altri Paesi, tanto che dopo l’operazione a sorpresa a Caracas sono in tanti a chiedersi con preoccupazione chi sarà il prossimo.
Oltre alla Groenlandia – che è parte della Danimarca e di cui dice che gli Usa hanno bisogno “dal punto di vista della sicurezza nazionale, scatenando le reazioni europee – Trump ha rivolto le sue parole a Colombia, Cuba e anche Messico. La Colombia è “governata da un uomo malato a cui piace produrre cocaina e venderla agli Stati Uniti”, ha affermato riferendosi al presidente colombiano Gustavo Petro, accusandolo di avere “fabbriche e fabbriche di cocaina”. “Non lo farà per molto tempo”, ha aggiunto. E a chi chiedeva se fosse ipotizzabile un’operazione Usa contro la Colombia il tycoon ha risposto: “Mi sembra una buona idea”.
La risposta di Bogotà non si è fatta attendere: “Anche se non sono stato un militare, conosco la guerra e la clandestinità. Ho giurato di non toccare più un’arma dal Patto di pace del 1989, ma per la Patria sono pronto a riprendere le armi che non voglio”, ha replicato Petro, che in gioventù era membro di un movimento di guerriglia di sinistra, in un lungo post su X, respingendo le accuse relative alla cocaina sottolineando anzi di avere effettuato sequestri record di droga.
Cresce la preoccupazione anche a Cuba, uno dei più importanti alleati e partner commerciali del Venezuela. Le relazioni tra Stati Uniti e Cuba sono ostili dal 1959, anno della rivoluzione cubana, e Trump è tornato ad attaccare verbalmente l’isola: “Sta crollando definitivamente”, ha detto sempre sull’Air Force One, affermando che l’economia cubana, martoriata da anni di embargo statunitense, è in rovina e scivolerà ulteriormente ora con la rimozione di Maduro. Parole giunte mentre è venuto fuori che nel raid Usa a Caracas sono stati uccisi 432 ufficiali cubani: “Erano i cubani a proteggere Maduro”, ha detto il segretario di Stato Usa, Marco Rubio. Interrogato su un’eventuale presenza militare statunitense a Cuba, tuttavia, Trump ha risposto: “Penso che cadrà e basta”, “non credo che abbiamo bisogno di alcuna azione”.
Il presidente Usa ha tirato in ballo anche il Messico: “Bisogna fare qualcosa con il Messico. Il Messico deve darsi una mossa” e combattere meglio il narcotraffico, ha detto, dichiarando di aver ripetutamente offerto soldati Usa al Messico ma che la presidente Claudia Sheinbaum è “preoccupata, ha un po’ paura”. La risposta di Sheinbaum è arrivata a stretto giro: “Le Americhe non appartengono ad alcuna dottrina o potere. Il continente americano appartiene ai popoli di ciascuno dei suoi Paesi”. Sheinbaum è tornata a condannare l’intervento Usa in Venezuela e la cattura di Nicolas Maduro. “Rifiutiamo categoricamente l’intervento negli affari interni di altri Paesi” e “la storia dell’America Latina è chiara e schiacciante. L’intervento non ha mai portato la democrazia, non ha mai generato benessere né stabilità duratura”, ha affermato Sheinbaum nel briefing quotidiano, sottolineando che l’integrazione economica regionale è la strada da seguire.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto “profondamente preoccupato per il mancato rispetto delle norme del diritto internazionale” durante l’azione militare statunitense in Venezuela. In una dichiarazione letta durante una riunione del consiglio di Sicurezza, Guterres ha sottolineato che il diritto internazionale “fornisce le basi per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali” e ha inoltre espresso preoccupazione per le possibili conseguenze dell’azione Usa. “Sono profondamente preoccupato per la possibile intensificazione dell’instabilità nel Paese, per il potenziale impatto sulla regione e per il precedente che potrebbe creare in merito alle relazioni tra gli Stati”, ha affermato.
In Venezuela intanto il figlio di Nicolas Maduro, il parlamentare Nicolas Maduro Guerra detto ‘Nicolasito’, è ricomparso per la prima volta dopo l’arresto del padre, durante la seduta dell’Assemblea nazionale per il giuramento dei parlamentari eletti nelle legislative di maggio. ‘Nicolasito’ ha espresso “sostegno incondizionato” a Delcy Rodriguez.

