Una delle spiagge più famose dell’Australia è stata il teatro della sparatoria più grave nel Paese negli ultimi trent’anni. A Sydney, Bondi Beach era gremita di centinaia di persone accorse per celebrare l’inizio dell’Hanukkah, la festa ebraica denominata ‘festa delle luci’, quando due uomini armati di fucili semiautomatici hanno aperto il fuoco sulla folla, uccidendo 16 persone, tra cui una bambina di 12 anni e il rabbino della città, Eli Schlanger. Altre 38 persone sono rimaste ferite, mentre non risultano italiani coinvolti.
Ucciso uno dei due aggressori di Bondi Beach
Quando è stato dato l’allarme, nel tardo pomeriggio australiano (ovvero domenica mattina in Italia), la polizia è accorsa sul posto, neutralizzando i due aggressori: uno è stato ucciso, mentre l’altro è stato gravemente ferito e si trova ora in custodia. Secondo i media locali, uno dei due è stato identificato come Naveed Akram, residente a Sydney. Nella loro macchina la polizia ha trovato ordigni rudimentali, pronti per essere esplosi.
Provvidenziale l’intervento di un passante
Provvidenziale è stato l’intervento di un passante che, sorprendendo uno dei due assalitori da dietro, lo ha affrontato a mani nude, riuscendo a disarmarlo. L’uomo, identificato come il 43enne Ahmed al Ahmed è stato colpito due volte ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico. “Un vero eroe” lo ha definito il premier del Nuovo Galles del Sud, Chris Minns, che non ha mostrato alcun dubbio sulla natura dell’aggressione.
“Questo attacco era diretto contro la comunità ebraica di Sydney“, ha affermato. “È un atto di malvagio antisemitismo e terrorismo, che ha colpito il cuore della nostra nazione. Un attacco agli ebrei australiani è un attacco a tutti gli australiani”, ha detto il premier australiano Anthony Albanese, “non c’è posto per questo odio, questa violenza e questo terrorismo nella nostra nazione. Voglio essere chiaro: lo sradicheremo”.
Gli episodi di antisemitismo
Gli episodi di antisemitismo non sono casi isolati in Australia: le aggressioni, gli atti di vandalismo, le minacce e le intimidazioni sono più che triplicati nel Paese dopo l’inizio della guerra a Gaza. Durante l’estate, sinagoghe e automobili sono state incendiate, negozi e case sono stati imbrattati con graffiti e cittadini ebrei sono stati aggrediti a Sydney e a Melbourne.
L’attentato, secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, “è frutto di una campagna antisemita, queste povere vittime non hanno nulla a che vedere con quanto accade in Cisgiordania o a Gaza durante questi giorni travagliati e questi mesi complicati”.
Non è il solo a pensarla così: tra i messaggi di vicinanza espressi dai leader di tutto il mondo è arrivata infatti anche la critica espressa dal primo ministro israeliano. Benjamin Netanyahu ha accusato le politiche di Albanese, che includono il riconoscimento dello Stato palestinese, di incoraggiare “l’odio verso gli ebrei che ora imperversa nelle vostre strade. L’antisemitismo è un cancro. Si diffonde quando i leader rimangono in silenzio. Dovete sostituire la debolezza con l’azione”.
Netanyhau ha poi ricordato di aver inviato una lettera ad agosto al premier israeliano in cui lo criticava di gettare benzina sul fuoco dell’antisemitismo. “È stato un attacco orribile, un attacco puramente antisemita”, gli ha fatto eco in serata il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Media: attentatori avevano giurato fedeltà all’Isis
Gli investigatori della Joint Counter Terrorism Team (Jctt), un’unità australiana composta da agenzie statali e federali, ritengono che i due attentatori responsabili dell’attacco a Bondi Beach avessero giurato fedeltà all’Isis. È quanto apprende l’emittente Australian Broadcasting Corp. (Abc), che cita anche fonti secondo cui due bandiere dello Stato Islamico sono state trovate nell’auto degli aggressori.
Sono stati identificati come padre e figlio: Naveed Akram, 24 anni, ricoverato in ospedale sotto sorveglianza della polizia, e Sajid Akram, 50 anni, morto domenica nello scontro a fuoco con gli agenti.
Sempre all’emittente australiana Abc inoltre risulta che, secondo quanto ha saputo da un funzionario della Jctt, l’Asio, cioè l’agenzia di intelligence australiana, si era interessata interessata a Naveed Akram sei anni fa, dopo che la polizia aveva sventato i piani per un attacco terroristico dell’Isis, per i suoi stretti legami con una cellula del gruppo con base a Sydney.
In particolare, secondo la fonte, Naveed Akram era strettamente legato a Matari, uomo che sta scontando sette anni di carcere per aver pianificato attentati come comandante australiano autoproclamato del gruppo dello Stato Islamico. Matari faceva parte di una cellula insieme ad altri uomini di Sydney che da allora sono stati condannati per reati di terrorismo ed erano anche vicini a Naveed Akram, secondo le fonti citate da Abc.
Il primo ministro australiano, Anthony Albanese, ha confermato che Naveed Akram era finito nel mirino dell’Asio per la prima volta nell’ottobre 2019 ed era stato sotto indagine per un periodo di sei mesi, ma era stato valutato che non costituisse una minaccia. Il direttore generale dell’Asio, Mike Burgess, ha dichiarato domenica che uno degli uomini armati era noto all’agenzia, ma non ha specificato quale. “Uno di questi individui era noto a noi, ma non come una minaccia immediata, quindi dobbiamo indagare su ciò che è successo qui”, ha dichiarato.
La Jctt comprende l’Asio, la polizia del New South Wales, la polizia federale australiana e la New South Wales Crime Commission. Secondo quanto è emerso, Sajid Akram era titolare di una licenza per armi da fuoco da 10 anni. “Ha sei armi da fuoco registrate a suo nome. Siamo certi di aver recuperato sei armi da fuoco dalla scena del crimine ieri”, ha riferito il commissario di polizia del Nuovo Galles del Sud Mal Lanyon, aggiungendo che la polizia ritiene che solo due persone siano coinvolte nell’attacco e dunque non sta cercando nessun altro che sia “direttamente coinvolto”.

