Cile, elezioni 2025: sarà ballottaggio tra Jara e Kast

Cile, elezioni 2025: sarà ballottaggio tra Jara e Kast
Jeannette Jara, Santiago, Cile, 16 novembre 2025 (AP Photo/Natacha Pisarenko)

La candidata comunista risulta in vantaggio con il 26,8% mentre il rappresentante dell’ultradestra sfiora il 24% (anche se ritenuto favorito per il secondo turno)

Sarà il ballottaggio, il 14 dicembre, a stabilire chi sarà il prossimo presidente del Cile. All’esito del primo turno nessuno dei due candidati ha superato la soglia del 50% dei consensi. Quando la quota di schede scrutinate si avvicina al 100%, la comunista Jeannette Jara, ex ministra del Lavoro sotto l’attuale presidente Gabriel Boric e candidata unitaria per le sinistre, risulta in vantaggio con il 26,8%, mentre il candidato di ultradestra José Antonio Kast sfiora il 24% ma è ritenuto il favorito per il secondo turno.

“Saranno le elezioni più importanti della nostra generazione, un vero referendum tra due modelli di società: quello attuale che ha portato il Cile alla distruzione, alla stagnazione, alla violenza e all’odio. E il nostro modello, che promuove libertà, speranza e progresso”, ha commentato Kast che spera di riunire tutte le forze di destra in vista del ballottaggio. Jara, da parte sua, ha rivolto un appello agli elettori: “Questo è un grande Paese”, ha detto, “non lasciate che la paura vi congeli il cuore”.

Due candidati agli antipodi

Il secondo turno del 14 dicembre si preannuncia teso, con i cileni chiamati a scegliere fra due candidati agli antipodi: da una parte Jeanette Jara, comunista, e dall’altra José Antonio Kast, di estrema destra. Quest’ultimo è considerato il favorito perché, nonostante sia stata la candidata unitaria della sinistra Jara a raccogliere il maggior numero di consensi al primo turno (26,85%), arriva al ballottaggio forte del fatto che le destre insieme hanno raccolto oltre il 50% dei voti: Kast ha ottenuto il 23,92%, Johannes Kaiser (a destra di Kast) il 13,94% e la candidata della destra tradizionale Evelyn Matthei il 12,46%.

Franco Parisi: la vera sorpresa

La vera sorpresa del primo turno di domenica è stata però Franco Parisi, che è arrivato a sorpresa al terzo posto con il 19,71% dei voti, candidato populista di centro-destra che si definisce né di sinistra né di destra, i cui consensi diventano ora un bottino appetibile in vista del 14 dicembre. In un discorso tenuto dopo il risultato, Parisi non ha appoggiato né Jara né Kast: “Guadagnatevi i voti per strada”, ha detto, chiedendo di mettere “la gente” davanti all’ideologia.

Dopo aver appreso i risultati delle elezioni nella serata locale di domenica, Matthei si è precipitata alla sede del partito di Kast per professare il suo sostegno al rivale di destra: “Il Cile ha bisogno di un netto cambiamento di direzione”, ha affermato. Anche Kaiser ha promesso di sostenere Kast, affermando che il suo partito libertario “garantirà che una sana dottrina e la difesa della libertà non vengano abbandonate”.

I temi al centro della campagna elettorale

A tenere banco in campagna elettorale è stato il tema della sicurezza, con i cittadini preoccupati per criminalità organizzata, immigrazione e disoccupazione. I risultati sembrano destinati a prolungare il cambiamento di tendenza politica che si registra in tutta l’America Latina, dove fino a qualche anno fa i leader di sinistra erano invece in ascesa. In Argentina, il presidente libertario radicale Javier Milei, eletto alla fine del 2023 con la promessa di rompere con anni di populismo di sinistra, ha drasticamente tagliato la spesa pubblica, rafforzando il suo stretto legame con Trump e rimodellando la politica estera dell’Argentina in linea con quella degli Stati Uniti.

Le elezioni nel resto del Sud America

Le elezioni dell’ultimo anno in Ecuador, El Salvador e Panama hanno mantenuto in carica i leader di destra, mentre in Bolivia gli elettori, indignati per la crisi valutaria, hanno punito il partito Movimento verso il Socialismo (Mas) e hanno eletto per la prima volta in quasi 20 anni un candidato conservatore. Secondo alcuni analisti, i guadagni della destra potrebbero sostenere gli Stati Uniti nella competizione con la Cina per l’influenza regionale, con una nuova generazione di leader desiderosi di investimenti americani. 

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