Israele attacca l’Iran: il perché e le possibili conseguenze

Israele attacca l’Iran: il perché e le possibili conseguenze
Firefighters and people clean up the scene of an explosion in a residence compound after Israel attacked Iran’s capital Tehran, Friday, June 13, 2025. (AP Photo/Vahid Salemi) Associated Press/LaPresse

L’analisi del professor Margelletti dopo il bombardamento notturno e le previsioni dell’ex 007 israeliano

Dopo l’attacco notturno di Israele ai danni dell’Iran il mondo si interroga sul perché di tale bombardamento e sulle possibili conseguenze di un conflitto che sembra poter portare a ulteriori, tragici sviluppi, nonostante diversi leader mondiali, tra cui il segretario generale della Nato Mark Rutte, abbiano già allontanato il rischio di una guerra su scala mondiale.

Cosa succede ora

Cosa succederà ora? Sui possibili scenari si sofferma il professor Andrea Margelletti, presidente del Centro studi internazionali, interpellato da LaPresse: “Per l’Iran c’è in gioco l’esistenza del Paese come forza centrale del Medioriente, se non rispondono scompaiono dalle nazioni che contano nell’area”, spiega Margelletti, per il quale le risposte potrebbero essere plurime, “dai droni al lancio di missili, agli attacchi terroristici”. Difficile invece pensare che l’ultimo raid possa portare a nuove rivolte interne in Iran: “I palestinesi che hanno visto devastare Gaza danno la colpa ad Hamas o agli israeliani? Qui è lo stesso discorso”, argomenta Margelletti.

Perché l’attacco di Israele

Il focus si sposta poi su Israele: “La decisione israeliana di impedire al governo iraniano di avere accesso alla tecnologia nucleare è infinitamente precedente rispetto all’amministrazione Netanyahu. È da sempre. Israele è uno Stato che si sente in guerra e agisce di conseguenza”, ossera Margelletti.

Quanto alle tempistiche, aggiunge, “ci sono due aspetti”. Il primo è “politico” ed è legato all’andamento dei colloqui sul nucleare fra Iran e Stati Uniti. Il secondo invece è prettamente militare. “È vero che Israele è impegnato in un altro conflitto con Hamas”, premette Margelletti, ma “lo Stato ebraico ritiene che l’Iran sia il nemico esiziale”. “Quella di Israele sarà una campagna, non un colpo”, conclude Margelletti, “questo non è un attacco al sistema nucleare iraniano ma una campagna per diminuire in maniera fondamentale le capacità militari dell’Iran, anche a livello di leadership”.

Ex 007 Israele: “Siamo solo a inizio escalation”

“Non siamo vicini alla chiusura di questa escalation, anzi siamo solo ai primi passi. Si tratta di un’operazione preparata da anni e che ha coinvolto tanto l’intelligence quanto le forze militari. Non sono stati attaccate solamente infrastrutture, sono stati uccisi generali, scienziati. L’Iran si è fatto trovare impreparato e questo dimostra quanto l’intelligence israeliana fosse infiltrata all’interno del Paese”. Lo ha detto a LaPresse Danny Citrinowicz, ricercatore senior presso l’Institute for National Security Studies di Tel Aviv, che ha ricoperto per 25 anni diverse posizioni di comando presso le unità dell’Israel Defense Intelligence (IDI). Quanto alla possibilità di un ‘regime change’ in Iran, “Israele non lo ha mai dichiarato fra i suoi obiettivi, ma ovviamente la speranza c’è – ha aggiunto -. Qualora questo dovesse accadere comunque non sarà una cosa a breve, la strada è lunga e il regime è ancora forte”.

“L’Iran si trova davanti a un grande dilemma -ha proseguito-. Devono attaccare Israele ma allo stesso tempo la maggior parte delle loro basi missilistiche è stata distrutta o danneggiata. Inoltre sono state uccise figure apicali dei Pasdaran, fra cui il capo delle forze aree, che è direttamente responsabile del lancio dei missili. A questo va aggiunto il fatto che in eventuali attacchi futuri Israele potrebbe colpire le infrastrutture energetiche, se non addirittura i vertici del Paese. È difficile credere che non risponderanno, ma al momento non sanno come chiudere l’escalation e si trovano esposti agli attacchi israeliani, in ogni caso qualcosa metteranno in atto”.

“Israele ha attaccato in questo momento perché aveva un’opportunità d’oro -ha evidenziato l’ex 007-. L’Iran era molto debole ed esposto ma, allo stesso tempo, ogni giorno che passava stava ricostruendo le sue capacità militari e andando avanti con le sue attività relative al programma nucleare. La combinazione di questi due elementi ha reso necessario dal punto di vista israeliano l’attacco in questo momento”.

A livello diplomatico,  Citrinowicz non prevede un ruolo di primo piano dell’Iran: “Trump è un uomo d’affari e ragiona come tale, dando la luce verde a Israele ha pensato che l’Iran possa tornare al tavolo delle trattative sul nucleare da una posizione più debole e tale da dover sottostare alle condizioni di Washington. Per l’Iran però questa sarebbe una capitolazione. Teheran pensa: ‘noi ci siamo seduti al tavolo delle trattative con buone intenzioni, invece Trump ha dato il via libera all’attacco israeliano. Perché dovremmo sederci di nuovo?’ Sarei molto sorpreso se l’Iran tornasse al tavolo delle trattative sul nucleare”.

 

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