Durante l’operazione di terra di Israele nel sud del Libano contro Hezbollah, le forze israeliane di difesa hanno aperto il fuoco contro tre basi della missione Unifil nel ‘Paese dei cedri’: il quartier generale di Naqoura dove operano militari di ogni nazionalità e le basi UNP 1-31 e 1-32, presidiate da personale italiano. Due caschi blu di nazionalità indonesiana sono rimasti feriti negli attacchi. Unifil ha denunciato l’accaduto, ricordando gli obblighi di “sicurezza e protezione delle proprietà delle Nazioni Unite”, sottolineando che “qualsiasi attacco deliberato alle forze di peacekeeping è una grave violazione del diritto internazionale umanitario e della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza”.
Origini della missione
La missione Unifil ha visto la luce nel 1978 a seguito dell’invasione israeliana di parte del sud del Libano in risposta a un attacco contro lo Stato ebraico rivendicato dall’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). Sin dall’inizio degli anni 70, infatti, la tensione lungo il confine tra Israele e Libano era aumentata, soprattutto dopo il trasferimento di elementi armati palestinesi dalla Giordania al Libano. Alle proteste di Beirut, che negava ogni collegamento con il blitz dell’Olp, sono seguite le risoluzioni 425 e 426 del Consiglio di sicurezza dell’Onu che esortavano Israele a ritirarsi e istituivano la Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano (Unifil). I primi caschi blu arrivarono il 23 marzo 1978.
Il mandato del 2006
Il mandato di Unifil è stato rinnovato più volte, l’ultima nel 2006 dopo la guerra israelo-libanese. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, a seguito di intensi negoziati, ha approvato la risoluzione 1701 che chiedeva la “cessazione immediata da parte di Hezbollah di tutti gli attacchi” e la “cessazione immediata da parte di Israele di tutte le operazioni militari offensive” in Libano. Il provvedimento ha ampliato i compiti dei peacekeeper. Tra questi: monitorare sulla permanente cessazione degli scontri tra Israele ed Hezbollah, accompagnare e sostenere le forze armate libanesi nel loro rischieramento nel sud del Paese, estendere la propria assistenza per aiutare ad assicurare un corridoio umanitario alla popolazione civile ed ai volontari nonché assicurare il rientro in sicurezza degli sfollati e garantire il rispetto della Linea Blu, frontiera lunga 120 km delimitata dal fiume Litani a nord e dalle Alture del Golan occupate dallo Stato ebraico. Una ‘linea di ritiro’ stabilita nel 2000, quando le truppe israeliane uscirono dal Libano e volta anche a limitare le eventuali incursioni di Hezbollah.
L’impegno italiano
A Unifil partecipano 50 Paesi, tra cui l’Italia che contribuisce con i 1.200 militari – su un totale di 10.400 – della ‘Operazione Leonte’. Nel 2006 i soldati italiani sono stati tra i primi a intervenire nella crisi, inizialmente con l’operazione ‘Mimosa’ e poi con Leonte, dal nome del più grande fiume del Libano che delimita l’area in cui il contingente italiano opera secondo le disposizioni della risoluzione 1701. Il comando, in un primo momento era affidato alla marina e in seguito all’esercito. Dallo scorso agosto la guida del contingente e del settore ovest di Unifil è stata assunta dalla Brigata Sassari che ha sostituito gli alpini della Brigata Taurinense. Italiano è stato il penultimo Capo Missione e Comandante delle Forze Unifil: si tratta del generale di divisione Stefano Del Col, che nel 2022 ha terminato il mandato venendo sostituito dall’attuale comandante, il generale spagnolo Aroldo Lßzaro Sßenz.

