L'immunologo statunitense di origini italiane ospite di una serata in suo onore all'ambasciata di Washington

“Sono cresciuto in un ambiente straordinariamente avvolgente e caldo, nel quale le persone si prendevano cura le une delle altre” e “questo ha avuto su di me un grande impatto”. Anthony Fauci ricorda le sue radici, l’infanzia nell’enclave italo-americana di Bensonhurst, a Brooklyn, per spiegare la ‘vocazione’ che lo ha portato alla scienza e all’idea di fare della propria vita un “servizio agli altri”, a “prendersi cura delle persone”.

La serata in suo onore organizzata a Washington

In una serata organizzata in suo onore dall’ambasciatrice d’Italia a Washington, Mariangela Zappia, Fauci si presenta con una mascherina. La moglie, spiega, la mattina è risultata positiva al Covid. “Io ho fatto il test, due ore fa, sono negativo”, rassicura i presenti. E tuttavia, “devo seguire il protocollo” del Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), è “la cosa giusta da fare”, e “perché sono io”. Insomma, se proprio lui dovesse trasgredire alle regole anti Covid, sarebbe paradossale.

Purtroppo, la mascherina lo costringerà a saltare la cena – “non si può mangiare con la mascherina” – ma non gli impedirà di andare di tavolo in tavolo a salutare gli ospiti accorsi a Villa Firenze, residenza dell’ambasciatrice Zappia, e di sottoporsi ad una “conversazione” con Antonio Monda, chiamato ad intervistare l’immunologo più famoso del mondo, volto della lotta all’Aids e al Covid, che a fine anno lascerà i suoi incarichi pubblici e il ruolo di consigliere della Casa Bianca.

I sette presidenti da Reagan a Biden

Dei sette presidenti che ha servito, da Ronald Reagan a Joe Biden, Fauci ne nomina in particolare tre. Si comincia proprio da Reagan. “Era una persona squisita”, ma era chiaramente un “conservatore”. Questo, spiega, gli impedì a lungo non solo di affrontare il problema, ma perfino di nominare la grande emergenza sanitaria di quegli anni, l’Aids. Finché, ricorda Fauci, Elizabeth Taylor “lo costrinse”, durante un evento pubblico proprio dedicato alla ricerca sulla malattia, “quasi mettendolo in imbarazzo”.

Anthony Fauci

Anthony Fauci

Dell’emergenza Aids, Fauci ricorda gli iniziali scontri con Larry Kramer, un noto attivista dei diritti gay dell’epoca, che all’inizio lo definì un “idiota incompetente” e un “killer”, prima di riconoscerne il valore e salutarlo come un “vero eroe”, per avere accolto le obiezioni della comunità omosessuale ai protocolli, all’epoca molto rigidi, riguardo ai test clinici contro la malattia. “Iniziai ad ascoltare”, dice l’immunologo, ed è stata “una delle cose migliori che ho fatto al di fuori del campo della scienza pura”.

Se con Reagan Fauci si trovò ad affrontare una sorta di ‘negazionismo’ dell’Aids, in tempi più recenti ha dovuto combattere contro quello dei No Vax. Questo tipo di sentimento, spiega Fauci, “non è nuovo”, ma “il livello raggiunto nel nostro Paese, e sono sicuro anche in altri Paesi, compresa l’Unione europea, è per me una delle cose più inquietanti”, perché è “un rifiuto della scienza”. Su questo sentimento, ha pesato anche, negli Stati Uniti, ma non solo, “l’intrusione” della politica “nell’arena della salute pubblica”, facendo del virus e dei vaccini per combatterlo, “un tema politico”.

I ‘Red States’ hanno un minore tasso di vaccinazioni

Tracciando la mappa degli Usa, divisi tra “Red States”, quelli repubblicani e “Blue States”, quelli democratici, Fauci sottolinea come i primi siano quelli con il minore tasso di vaccinazioni e i secondi quelli con il tasso maggiore. Questo perché negli Stati più conservatori, spiega, si è diffusa la convinzione che i vaccini siano “in qualche modo un sistema per togliere loro la libertà” e questo, “in un Paese che ha avuto un milione di morti per Covid è inconcepibile che accada”.

Le difficoltà dell’ultimo anno di Trump

Ecco allora che a Fauci viene chiesto di raccontare il “momento più difficile” nella lotta alla pandemia e, possibilmente, della sua lunga carriera, alla guida del National Institute of Allergy and Infectious Diseases e di consigliere della Casa Bianca. “L’ultimo anno dell’Amministrazione Trump è stato particolarmente difficile”, risponde. Agli occhi dell'”estrema destra”, dice Fauci, ero una “talpa della Pelosi nella Casa Bianca, ma non era affatto vero, perché ho e ho sempre avuto un grandissimo rispetto per la Presidenza degli Stati Uniti”.

Per questo, ricorda, era “particolarmente doloroso” ascoltare Trump “dire cose che chiaramente non erano vere”, che “il virus sarebbe scomparso per magia” e doverlo contraddire. E questo, agli occhi dei sostenitori dell’ex presidente, fece di Fauci il “nemico pubblico numero uno”. Ma, scherza, “non è finita”, perché alcuni repubblicani hanno minacciato una commissione d’inchiesta nei suoi confronti, “vogliono rendermi la vita impossibile”.

Fauci Retirement

Fauci Retirement

Eppure, precisa Fauci, il diverso approccio rispetto alla pandemia o alla scienza in genere, non è necessariamente una questione di differenze ideologiche tra Democratici e Repubblicani. “Ci sono dei Repubblicani fenomenali”, dice, citando un altro presidente con il quale ha collaborato. “Una delle cose migliori che ho fatto nella mia carriera è stato lavorare con il presidente George W. Bush per la creazione del Programma ‘Pepfar'”, il President’s Emergency Plan for AIDS Relief, il programma lanciato da Bush per la lotta globale all’Aids/Hiv. “Se vogliamo parlare di chi ha dato un contributo fondamentale alla salute globale, George Bush vincerebbe per distacco”, riconosce Fauci, “e lui era un repubblicano conservatore”. Quindi, “non è una questione di Democratici contro Repubblicani”.

Serve prevenire le pandemie

Si torna a parlare del Covid, della possibilità di nuove pandemie. “Abbiamo sempre avuto delle pandemie” e “continueranno, “fino a quando continueremo ad avere un atteggiamento intrusivo con l’ambiente”. In privato, Fauci spiegherà che a suo giudizio, la causa più probabile dell’epidemia di Covid è stato il passaggio del virus da animale a uomo, nel famoso mercato di Wuhan. “Il punto è che non si può prevenire un’epidemia ma si può impedire che diventi una pandemia, se ci si fa trovare preparati”.

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