Il gigante del fast food ha infatti annunciato di aver avviato il processo di vendita delle proprie attività in Russia, che comprendono 850 ristoranti e circa 62.000 dipendenti

Renault e McDonald’s si aggiungono alla lista di aziende in fuga da Mosca a causa dell’invasione dell’Ucraina, inaccettabile atto di guerra ma anche fattore che rende destabilizzante restare sul mercato russo. Dopo i passi indietro di grandi multinazionali – da Shell a Visa, da Eni a Mastercard – arriva anche quello della casa automobilistica francese, con il via libera del Cda alla firma di accordi che prevedono il trasferimento del 100% delle azioni di Renault Russia al governo della città di Mosca e della partecipazione in quota di maggioranza (67,69%) detenuta dal Gruppo in Avtovaz, casa automobilistica russa, all’’istituto statale di ricerca nel Settore automobilistico (Nami). Una decisione “difficile ma necessaria” ha detto il Ceo Luca de Meo. Soprattutto, “una scelta responsabile nei confronti dei nostri 45.000 dipendenti in Russia” che possa preservare le prestazioni del Gruppo e la capacità di tornare nel Paese in futuro, “in un contesto diverso”, ha specificato de Meo. L’intesa prevede infatti un’opzione di riacquisto da parte di Renault della propria partecipazione in Avtovaz, esercitabile in determinati momenti nei prossimi sei anni. Come annunciato il 23 marzo, nei risultati del primo semestre 2022 dovrebbe essere registrato un onere di rettifica non monetario pari al valore contabile delle attività immateriali, degli immobili, degli impianti e dei macchinari consolidati e dell’avviamento del gruppo in Russia. Valore che, al 31 dicembre 2021, ammontava a 2.195 milioni di euro. Di conseguenza, le attività russe saranno deconsolidate nel bilancio consolidato del Gruppo Renault per il semestre chiuso al 30 giugno 2022 e saranno contabilizzate come attività cessate.

Insieme alle luci della Losanga francese, si spengono anche quelle che illuminano gli archi di McDonald’s: il gigante del fast food ha infatti annunciato di aver avviato il processo di vendita delle proprie attività in Russia, che comprendono 850 ristoranti e circa 62.000 dipendenti. Se l’apertura del primo ristorante a piazza Pushkin era stata il simbolo del “glasnost”, oggi la chiusura rappresenta una presa di posizione rispetto al conflitto. Mantenere le attività in Russia non è più sostenibile, né coerente con i valori di McDonald’s, ha fatto sapere la corporate in una nota. “Abbiamo un impegno nei confronti della nostra comunità globale e dobbiamo rimanere saldi nei nostri valori”, ha detto l’amministratore delegato Chris Kempczinski. Anche se ha chiuso temporaneamente i propri negozi, Chicago paga ancora i propri dipendenti russi e continuerà a farlo – a quanto dichiara l’azienda – finché non sarà concluso il processo di vendita e non saranno assunti da un acquirente russo, che però al momento non sembra ancora essere stato individuato. La decisione del colosso degli hamburger, arriva mentre altre aziende americane del settore alimentare e delle bevande, tra cui Coca-Cola, Pepsi e Starbucks, hanno sospeso o chiuso le operazioni in Russia a causa delle sanzioni occidentali.

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