Ue: Schengen, controlli eccezionali a frontiere fino a 2 anni. Amendola: “No allarme”

Ue: Schengen, controlli eccezionali a frontiere fino a 2 anni. Amendola: “No allarme”

Il sottosegretario agli Affari europei: “Una direttiva che negozieremo nel corso dei prossimi mesi”

La pandemia e le crisi dei migranti hanno spinto la Commissione a rivedere l’accordo di Schengen sul libero movimento nell’Ue. In realtà il dibattito sulla necessità di rivedere le regole del Codice frontiere Schengen, istituito nel 2016, è in corso da tempo e gli ultimi eventi non hanno che accelerato la proposta di modifica. L’intenzione dell’esecutivo Ue è quello di offrire soluzioni affinché qualsiasi ripristino dei controlli alle frontiere interne resti una misura di ultima istanza. Con le nuove proposte di fronte a minacce impreviste gli Stati membri possono introdurre unilateralmente controlli per 30 giorni, estendibili fino a 3 mesi. Nel caso in cui il controllo di frontiera debba essere reintrodotto per eventi prevedibili, possono farlo per periodi rinnovabili fino a 6 mesi, fino a un massimo di due anni. Ma dovrebbe essere fornita una valutazione del rischio per i prolungamenti superiori a 6 mesi. Laddove i controlli interni siano in vigore da 18 mesi, la Commissione dovrà formulare un parere sulla loro proporzionalità e necessità.

L’attuale codice frontiere Schengen per circostanze prevedibili stabilisce che gli Stati membri possano ripristinare i controlli alle frontiere per un periodo iniziale di 30 giorni, rinnovabile fino a un massimo di sei mesi. Il fatto è che andando avanti di sei mesi in sei mesi alcuni Stati hanno reso stabile una situazione che doveva essere temporanea. “Abbiamo sei Stati membri che hanno controlli interni alle frontiere che richiedono decisioni ogni sei mesi. Ora avanziamo proposte su come raggiungere gli stessi obiettivi con altre misure, come l’azione l’azione congiunta delle forze di polizia sul terreno” per prevenire i movimenti secondari, ha detto la commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson.

Il nuovo meccanismo di salvaguardia 

Viene introdotto poi un nuovo meccanismo di salvaguardia Schengen per fornire una risposta comune alle frontiere interne in situazioni di minacce che colpiscono la maggioranza degli Stati membri, come rischi per la salute o altri per la sicurezza interna e l’ordine pubblico. Infine, si aggiunge un concetto che era assente nel diritto comunitario: la strumentalizzazione di migranti, come quella usata nell’attacco ibrido dal regime bielorusso. “Non è solo un tema di migrazione ma è anche parte del carattere geopolitico che vogliamo avere”, ha detto il vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas, “introduciamo la possibilità di aver un legame con il Consiglio europeo ovvero abbiamo il controllo politico al livello più alto nell’Ue”.

Quanto all’asilo, si tenta di rendere strutturale quanto avvenuto con la procedura straordinaria applicata ai paesi esposti al flusso migratorio della Bielorussia. In situazioni analoghe la Commissione prevede la possibilità di estendere il termine di registrazione per le domande di asilo fino a 4 settimane e di esaminare tutte le domande di asilo alla frontiera, a eccezione dei casi medici. L’accesso effettivo alla procedura di asilo dovrebbe continuare a essere tutelato e gli Stati membri dovrebbero garantire l’accesso alle organizzazioni umanitarie che forniscono assistenza. Proposte insomma meno eclatanti delle anticipazioni, tanto da rassicurare il sottosegretario agli Affari europei, Enzo Amendola.

Il testo proposto, afferma Amendola, “è abbastanza diverso da quello che c’era sui giornali. L’attivazione della chiusura di Schengen è dovuta solo a casi emergenziali, relativi ad alcuni fenomeni ben individuati. E’ una direttiva che negozieremo nel corso dei prossimi mesi ma non c’è quell’allarme che ho letto sui giornali di una preponderanza dei movimenti secondari sui movimenti primari”. “E’ evidente che per avere una politica comune sull’integrazione bisogna avere una dimensione esterna e anche delle regole di buon funzionamento interno. Ma tutti gli elementi della gestione Schengen devono essere concordati su aspetti emergenziali, su comuni pattugliamenti o intese delle polizie: un po’ quello che succede già adesso”, ha aggiunto.

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