Decine di vittime dei bombardamenti turchi in Siria porterebbero tracce di fosforo bianco e armi chimiche proibite

Lo sguardo del bambino bruciato. Stanno facendo il giro del mondo le immagini terribili del piccolo di Rays al-Ayn, Serekaniye in curdo, cittadina siriana centrata dai bombardamenti turchi. Il suo corpo è devastato, ustionato, raschiato. Guarda fisso l'obiettivo, gli occhi privati dell'innocenza gridano l'ingiustizia della guerra. Nei letti dell'ospedale di Hasakak, nord est della Siria, sono moltissime le vittime che presentano ferite e ustioni anomale. L'accusa rivolta alle forze armate di Ankara è quella di utilizzare armi proibite, al napalm o al fosforo bianco, armi interdette dal diritto e dalle convenzioni internazionali. Il governo turco respinge seccamente le accuse. Fonti mediche del Rojava confermano la versione di molti testimoni: le ferite curate in diversi ospedali non sarebbero normali. “Ci sono decine di feriti sospetti, gravissimi” racconta il medico dell'Agenzia Havar, fares Hammu. Piaghe e ustioni compatibili con quelle provocate da armi chimiche proibite. A Serekaniye, in attesa di un sussulto della comunità internazionale, i curdi dell'SDF hanno fino ad oggi impedito l'avanzare delle truppe turche. Fino al prossimo bombardamento

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