Kuala Lumpur (Malesia), 7 lug. (LaPresse/AP) – Dopo quasi sette ore è finito l’incubo di 30 bambini e dei loro insegnanti presi in ostaggio in una scuola materna della Malesia da un uomo armato di machete e martello. L’assalitore, probabilmente affetto da problemi mentali, aveva radunato gli ostaggi al piano superiore dell’asilo e, durante i negoziati con la polizia, ha minacciato che avrebbe ucciso i bambini se non gli fosse stata consegnata una pistola. Dopo lunghe negoziazioni, le forze speciale della polizia hanno fatto irruzione e, quando il sequestratore ha attaccato gli agenti con un estintore e con le altre armi che aveva con sé, gli agenti hanno dovuto sparare, colpendolo alla testa. Dopo il raid gli ostaggi sono stati portati fuori dall’asilo e nessuno di loro ha riportato ferite. Le forze dell’ordine stanno lavorando per determinare l’identità del sequestratore.
Secondo l’ufficiale di polizia Suhaimi Ahmad, l’assalitore aveva fatto irruzione nelle prime ore del mattino nella scuola, che si trova in un’area residenziale dello stato meridionale di Johor. Le trattative, iniziate dopo che la polizia ha circondato la scuola, si sono svolte anche grazie all’intervento di uno psichiatra, Lau Keen Lee, che secondo il quotidiano malese The New Straits Times avrebbe parlato con il sequestratore dall’esterno dell’edificio e lo avrebbe calmato.
I momenti più drammatici sono stati quelli della diffusione della notizia, poi smentita dalla polizia, della morte di uno dei bambini. A riportarla era stato lo stesso quotidiano malese, secondo cui l’uomo aveva chiesto ai negoziatori di dargli una pistola altrimenti avrebbe ucciso i bambini.

