Phnom Penh (Cambogia), 27 giu. (LaPresse/AP) – Si è aperto a Phnom Penh, in Cambogia, davanti a una corte sostenuta della Nazioni unite, il processo contro quattro ex leader dei Khmer Rossi. Gli imputati sono l’84enne Nuon Chea, conosciuto come “Fratello numero 2”, secondo del leader Pol Pot, morto nel 1998; il 79enne ex capo di Stato Khieu Samphan, che nelle sue memorie risalenti al 2004 sostiene di non aver avuto niente a che fare con le politiche del regime, di cui sarebbe stato solo una figura di facciata; l’85enne ex ministro degli Esteri Ieng Sary e sua moglie, la 79enne Ieng Thirith, ex ministro degli Affari sociali, entrambi membri del circolo ristretto di Pol Pot che prendeva la decisioni chiave.

Al tribunale sono alte le misure di sicurezza, con decine di poliziotti di guardia e circa 500 spettatori, la maggioranza vittime del regime che ha governato dal 1975 al 1979, provocando la morte di 1,7 milioni di persone. Tra le accuse rivolte contro i quattro ci sono crimini contro l’umanità, crimini di guerra, genocidio, persecuzione religiosa, omicidio e tortura. Gli imputati, seduti uno accanto all’altro, senza le manette, sono coperti da una tenda.

Anche se le testimonianze e le presentazioni delle prove inizieranno non prima di agosto, l’udienza odierna, per lo più procedurale, è la prima apparizione congiunta in aula di imputati appartenenti al regime caduto 32 anni fa. Il tribunale, conosciuto ufficialmente come Camere straordinarie nelle Corti della Cambogia, ha iniziato le operazioni nel 2006 e ha già portato a termine il caso 001, che ha visto imputato Kaing Guek Eav, conosciuto come Duch, comandante della prigione di Tuol Sleng, condannato a 35 anni di carcere per crimini contro l’umanità e crimini di guerra. La sentenza è stata poi ridotta a 19 anni in seguito agli anni di prigione già scontati e ad altre questioni tecniche.

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