Niente sesso per davvero e per tutta la vita? All’origine del fenomeno

Niente sesso per davvero e per tutta la vita? All’origine del fenomeno

La rinuncia al sesso al centro della ricerca, tra varianti genetiche ed esperienze traumatiche. L’analisi

Si fa presto a dire niente sesso. Eppure ci sono davvero persone che non hanno mai avuto rapporti sessuali nel corso della vita. Ma cos’è che spienge a questa chiusura? Il fenomeno, ribattezzato sexlessness dai ricercatori anglofoni, è interessante e incuriosisce in un’epoca in cui il porno è diventato ubiquitario sui social e l’età dei fruitori si abbassa sempre più.

In prima linea anche due studiosi italiani, Giacomo Ciocca del Dipartimento di Benessere, Salute e Sostenibilità Ambientale della Sapienza Università di Roma e Antonio Del Casale, del Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute della Sapienza Università di Roma e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma. Insieme ad Alessia Stoisman del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, gli specialisti commentano due studi internazionali pubblicati su ‘Pnas’ che aprono nuove prospettive nel rapporto causale tra genetica, trauma e salute mentale in relazione all’intimità.

L’identikit di chi dice no al sesso

La ricerca statunitense ha analizzato dati genetici, psicologici e sociali di circa 400.000 adulti britannici e 13.000 australiani, evidenziando come l’assenza totale di sesso sia associata a una complessa combinazione di fattori cognitivi, psicologici, socioeconomici e biologici. Le correlazioni più significative hanno rivelato che gli individui asessuati erano più istruiti, meno propensi a consumare alcol e fumare, più nervosi, più soli e più infelici. Ma cosa sappiamo su chi rinuncia del tutto al sesso?

Tra le caratteristiche associate al fenomeno, emerse dalla ricerca di Abdel Abdellaoui, figurano “una maggiore frequenza di solitudine, nervosismo e infelicità, ma anche livelli mediamente più elevati di istruzione e minore utilizzo di alcol e sostanze. Negli uomini, inoltre, il fenomeno risulta più frequente nelle aree caratterizzate da maggiore disuguaglianza economica e da un minore numero di donne”, rileva Ciocca. Come dire che anche l’ambiente conta.

Questione di geni

“In tutto questo, c’è il riscontro di una componente genetica del fenomeno. Gli autori hanno infatti identificato associazioni tra specifiche varianti genetiche e la probabilità di non avere partner sessuali nel corso della vita, sottolineando tuttavia come questi dati non debbano essere interpretati in maniera deterministica, ma come il risultato dell’interazione tra fattori biologici, ambientali e culturali”.

Predisposizione naturale ed esperienze traumatiche

Qual è allora il peso dei geni e quello dell’ambiente nella rinuncia al sesso? “La vulnerabilità biologica e genetica deve essere integrata con la storia relazionale della persona. Esperienze traumatiche precoci (come abuso sessuale infantile, attaccamenti traumatici o disturbo post-traumatico da stress) possono influenzare profondamente lo sviluppo della sessualità e delle relazioni affettive”, aggiunge Ciocca, da anni impegnato a livello internazionale nella ricerca  sulla sessualità umana. “In alcuni casi, la rinuncia alla sessualità potrebbe rappresentare una strategia difensiva della psiche nei confronti della sofferenza emotiva”.

Quando invece il sesso è troppo 

All’assenza di sesso gli specialisti affiancano l’ipersessualità: in entrambi i casi, genetica a parte, le esperienze di vita  giocano un ruolo importante. Si tratta di “fenomeni apparentemente opposti, che potrebbero talvolta condividere una comune matrice traumatica”, interviene Antonio Del Casale.

“La sessualità non verrebbe interpretata soltanto come espressione delle pulsioni neuropsicobiologiche, ma anche come indicatore complesso del funzionamento relazionale, affettivo e psicologico della persona. Per questo dobbiamo considerare l’argomento attraverso una prospettiva realmente multidisciplinare, capace di integrare genetica, neuroscienze, psicologia, psicotraumatologia ed evoluzionismo”, puntualizza Del Casale.

“Eventi traumatici o abusi sessuali possono avere un impatto profondo sul funzionamento psicologico, relazionale e sessuale. E il ritiro dall’attività sessuale può rappresentare un meccanismo difensivo volto a proteggere da un profondo dolore psicologico, che non può essere articolato o verbalizzato. Da un punto di vista evoluzionistico, l’asessualità potrebbe essere considerata una difesa disadattiva, plasmata da pressioni selettive per garantire la sopravvivenza psicologica di fronte a minacce esistenziali percepite, ovvero una demobilizzazione a lungo termine del comportamento sessuale in risposta a una minaccia psichica interna legata a esperienze traumatiche passate”, aggiunge.

Ma la scelta di dire no al sesso può anche essere “una risposta a esperienze traumatiche, caratterizzate da uno stato persistente di paura o minaccia percepita, in cui il desiderio sessuale reindirizza il suo bersaglio”, conclude Del Casale, sottolineando la necessità per la ricerca di esplorare la relazione tra ritiro sessuale ed sperienze traumatiche.

© Riproduzione Riservata