Non basta che i numeri restino stabili per parlare di una situazione meno grave. In Italia, secondo l’Istat, nel 2025 oltre un milione e 136mila minori vive in condizioni di povertà assoluta. L’istituto certifica che il 12,5% dei bambini e dei ragazzi residenti nel Paese cresce in famiglie che non riescono a sostenere le spese essenziali per una vita dignitosa. Quasi un minore su otto. Un disagio economico profondo che riguarda soprattutto le famiglie con figli. Rispetto al 2024, l’incidenza della povertà assoluta tra i minori rimane sostanzialmente stabile. Un dato che, dietro l’apparente immobilità delle percentuali, racconta la difficoltà di molte famiglie a uscire da una condizione di vulnerabilità. Qualche segnale positivo arriva dalla fascia d’età tra i 7 e i 13 anni, per la quale l’incidenza scende al 12,1%, rispetto al 14,9% dell’anno precedente.
Istat, sulla povertà pesa ancora il divario territoriale: Mezzogiorno più fragile
La povertà non colpisce ovunque con la stessa intensità. Se nel Centro Italia l’incidenza tra i minori si attesta al 10,7%, nel Mezzogiorno raggiunge il 15,2%. Una distanza che conferma come il luogo in cui si nasce e si cresce possa incidere profondamente sulle opportunità e sulle condizioni di vita dei più giovani. Dietro queste percentuali ci sono famiglie costrette a fare i conti con risorse insufficienti, spese quotidiane difficili da sostenere e la necessità di rinunciare a beni e servizi essenziali. Una condizione che rischia di riflettersi non soltanto sul presente dei bambini, ma anche sulle loro possibilità future.
Più figli, più difficoltà economiche
Tra le famiglie in povertà assoluta in cui sono presenti minori, oltre 656mila (11,2%), l’incidenza più elevata, pari al 19,4%, si osserva per quelle di “altra tipologia” (dove convivono più nuclei familiari e/o sono presenti membri aggregati); tra le coppie, la diffusione del fenomeno aumenta al crescere del numero di figli minori (7,8% per le coppie con un figlio minore, 10,0% per quelle con due figli minori e 17,7% se i figli minori sono almeno tre), attestandosi su valori elevati anche tra le famiglie monogenitore (11,6%). L’intensità della povertà per le famiglie con minori, pari al 21,6%, è più elevata di quella calcolata sul totale delle famiglie (18,5%), evidenziando la diffusa condizione di disagio economico.
Il legame tra cittadinanza e condizione socio-economica
Anche per le famiglie con minori si conferma l’associazione tra diffusione della povertà assoluta e condizione lavorativa/posizione nella professione della persona di riferimento (p.r.): tra le famiglie di occupati, l’incidenza più elevata si rileva se il p.r. è operaio e assimilato (15,5%), seguite da quelle con p.r. inquadrato come “altro indipendente” (10,5%). Arriva al 21,1% per le famiglie con minori in cui la p.r. non è occupata e per quelle in cui la p.r. è in cerca di occupazione. Nei comuni centro dell’area metropolitana, rispetto alle altre tipologie comunali, si registrano i valori più elevati dell’incidenza per le famiglie con minori (13,4%). Nei comuni più piccoli, fino a 50mila abitanti le stime arrivano al 9,9% e nei comuni periferia dell’area metropolitana e i comuni di oltre i 50mila abitanti sono pari al 12,3%. Il legame tra cittadinanza e condizione socio-economica si evidenzia anche tra le famiglie con minori: tra quelle composte solamente da italiani l’incidenza si attesta al 7,8% e diventa quattro volte più elevata (31,4%) se composte unicamente da stranieri (si ferma al 27,8% nel caso della famiglia con minori in cui sia presente almeno un componente straniero). Rispetto al 2024, le famiglie con minori dove sono presenti stranieri (sia quelle costituite solamente da stranieri sia quelle in cui è presente almeno uno straniero) registrano comunque una riduzione dei valori dell’incidenza di povertà assoluta.

