Spread Btp-Bund, perché crescono i rendimenti dei titoli di Stato

Spread Btp-Bund, perché crescono i rendimenti dei titoli di Stato

Conti pubblici, geopolitica, inflazione e AI fanno crescere i tassi

Negli ultimi due mesi i rendimenti dei titoli di Stato italiani sono tornati a salire in modo marcato. I Btp a 10 anni, con cui l’Italia finanzia il proprio debito sul mercato con scadenza decennale, offrono ora tassi molto più alti rispetto a pochi mesi fa. Non è un fenomeno solo italiano: anche i Treasury americani, i Bund tedeschi e i titoli giapponesi hanno visto i propri rendimenti schizzare verso l’alto. La ragione di fondo è sempre la stessa: lo Stato, per finanziarsi, deve convincere investitori privati a comprargli i titoli. Più il mercato percepisce rischio o incertezza, più chiede un interesse alto in cambio: quando il prezzo di un titolo scende, il suo rendimento sale. Dietro questa crescita dei rendimenti ci sono diverse spinte che hanno reso i titoli di Stato meno attraenti a parità di tasso, oppure più rischiosi. Come ha spiegato George Cole, responsabile della strategia sui tassi europei per Goldman Sachs Research, alla base della vendita massiccia di obbligazioni che ha spinto al rialzo i rendimenti vi è una serie di fattori: dai crescenti disavanzi di bilancio e dall’indebitamento legato agli investimenti nell’intelligenza artificiale (AI) alla crescita economica resiliente e allo shock dei prezzi dell’energia. Mentre i rendimenti globali sono in salita, la volatilità del mercato obbligazionario è rimasta notevolmente bassa. Cole sostiene che ciò rende più difficile liquidare la vendita massiccia come un semplice rumore tecnico e indica invece fattori di natura fondamentale.

Governi e aziende attingono allo stesso bacino di risparmi: tassi salgono

Tutti attingono allo stesso bacino di risparmi: i governi che raccolgono fondi per coprire i disavanzi e le spese per la difesa sono ora in competizione con le aziende che ricorrono massicciamente al credito per finanziare lo sviluppo dell’AI, secondo l’economista di Goldman Sachs. Con un numero maggiore di mutuatari che si contendono lo stesso bacino di risparmi globali, i tassi vengono spinti al rialzo quasi meccanicamente, indipendentemente dalle azioni intraprese da un singolo governo. Un’altra spinta viene dall’inflazione. I prezzi dell’energia sono tornati a correre, con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile per le tensioni in Medio Oriente e rende più costose le attività delle imprese. Le aspettative di inflazione più elevata spingono il mercato ad attendersi rendimenti più alti per non perdere potere d’acquisto. Se l’inflazione europea e globale preoccupa, i rendimenti dei Btp si adeguano. Inoltre, le tensioni geopolitiche hanno aumentato il “premio per il rischio” che gli investitori chiedono per detenere attività a lungo termine, spingendo ulteriormente verso l’alto i rendimenti.In queste settimane lo spread è tornato a far parlare di sé perché, in un contesto globale già teso, si sono riaccese le preoccupazioni sulla sostenibilità dei conti pubblici italiani ed europei. Lo spread tra Btp e Bund tedesco ha superato nuovamente quota 100 punti base, come percezione del “termometro del rischio” dell’Italia rispetto alla Germania. Quando il timore sui conti pubblici italiani torna ad accendersi, lo spread del Btp italiano con i Bund tedeschi infatti si allarga.

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