Telefonate luce e gas, l’Antitrust segnala criticità: allarme su concorrenza e lavoro

Telefonate luce e gas, l’Antitrust segnala criticità: allarme su concorrenza e lavoro
Sede dell’Antitrust di Piazza Verdi, Roma (Photo LaPresse – Stefano Costantino)

L’AGCM chiede di rivedere le regole sulle chiamate commerciali per energia e gas

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha deliberato l’invio di una formale segnalazione a Parlamento e Governo, ai sensi dell’articolo 21 della legge n. 287/1990, in merito alle problematiche concorrenziali derivanti dalla disciplina sulle sollecitazioni commerciali telefoniche per i contratti di energia elettrica e gas, introdotta nell’articolo 51 del Codice del consumo.

Il provvedimento, Fascicolo Rif. S5460/dca, è stato deliberato dall’Autorità nell’adunanza del 22 settembre e notificato alle parti a seguito della denuncia congiunta depositata lo scorso 14 luglio da sette organizzazioni rappresentative dei consumatori, del lavoro e delle imprese: AssoCall-Confcommercio, Assoutenti A.P.S., Codacons, Federazione iConsumatori, Federazione Nazionale UGL Terziario, Movimento Difesa del Cittadino APS e Associazione URT. È quanto si legge in una nota.

La segnalazione dell’Antitrust

“La pronuncia dell’Antitrust assume un rilievo centrale nel dibattito pubblico e legislativo: l’intervento con cui l’AGCM esercita la propria facoltà di advocacy verso l’Esecutivo e le Camere riconosce la fondatezza delle questioni sollevate e sposta il confronto sul terreno della regolazione del mercato, della concorrenza e della reale tutela degli utenti“, viene spiegato.

“L’intervento dell’Autorità conferma che le criticità sollevate non potevano essere liquidate come una contrapposizione corporativa o come una questione di parte – dichiarano congiuntamente le sette organizzazioni firmatarie – e la delibera dell’AGCM certifica che tutela dei consumatori, pluralismo del mercato, concorrenza e tenuta occupazionale sono elementi inscindibili. Non si tratta della vittoria di un comparto, ma della riapertura di un percorso istituzionale doveroso per garantire regole eque ed efficaci“.

Le criticità denunciate dalle organizzazioni

Nel loro esposto, le organizzazioni avevano evidenziato come l’attuale formulazione dell’art. 51, derivante dalla conversione del cosiddetto Decreto Bollette, produca gravi distorsioni. Secondo i firmatari, la norma restringe la scelta dei consumatori perché impedisce di ricevere e confrontare offerte alternative anche a chi ha liberamente manifestato consenso, favorendo la rendita di posizione degli operatori dominanti, gli incumbent, dotati di ampie banche dati storiche.

Le organizzazioni sostengono inoltre che la disciplina non arresti l’illegalità, colpendo e paralizzando esclusivamente le aziende regolari, tracciabili e rispettose delle normative e lasciando, secondo la loro ricostruzione, campo aperto agli operatori abusivi e ai call center clandestini, che continuano a operare con numerazioni false o camuffate.

Un’altra questione riguarda l’occupazione, in particolare nel Sud. La forte contrazione di attività lungo la filiera regolare dei BPO e contact center, un comparto da 80.000 addetti, starebbe già producendo effetti rilevanti. Si stima la perdita di oltre 1.000 posti di lavoro in aree del Mezzogiorno storicamente depresse e con gravi difficoltà occupazionali, con focolai di crisi in piazze come Matera, Rende e Palermo. Secondo le organizzazioni, l’emorragia sarebbe aggravata anche dal ricorso indiscriminato all’Intelligenza Artificiale per la sostituzione del lavoro umano.

L’appello a Governo e Parlamento

“Alla luce della delibera dell’AGCM, le organizzazioni firmatarie rivolgono un appello formale a Governo e Parlamento affinché le indicazioni dell’Antitrust vengano tempestivamente recepite”. In particolare, i firmatari chiedono di correggere l’art. 51 del Codice del consumo e di espungere ogni tentativo di estendere il medesimo regime restrittivo al comparto delle telecomunicazioni.

La richiesta riguarda anche lo stralcio sia dell’ipotesi contenuta nel disegno di legge annuale sulla Concorrenza, sia dell’Articolo 2 del Disegno di Legge n. 1942, attualmente in discussione questa settimana al Senato. “Estendere le attuali distorsioni anche alla telefonia, in aperto contrasto con i rilievi dell’Antitrust, significherebbe dare il colpo di grazia alla concorrenza e all’occupazione regolare”.

“L’obiettivo comune – concludono le organizzazioni firmatarie – resta quello di costruire tutele che funzionino per davvero: contrasto rigoroso ai fenomeni di molestia e illegalità attraverso la tracciabilità e la responsabilità, salvaguardando al contempo un mercato trasparente, aperto alla concorrenza e accessibile ai consumatori e a tutte le imprese sane del Paese”.

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