Inflazione, accelera al +2,9% nel 2026. Con la guerra prolungata la crescita frena, l’occupazione rallenta

Inflazione, accelera al +2,9% nel 2026. Con la guerra prolungata la crescita frena, l’occupazione rallenta
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Ecco le stime dell’Istat nelle “Prospettive per l’economia italiana nel 2026-2027”

L’inflazione accelera, la crescita frena e l’occupazione rallenta secondo le stime dell’Istat nelle “Prospettive per l’economia italiana nel 2026-2027”. Scenario influenzato, ovviamente, anche dalla guerra in Medio Oriente e dalla durata del conflitto che rappresenta un elemento chiave per i risultati delle previsioni.

Inflazione: accelera al +2,9% nel 2026, frena al +2% nel 2027

“Gli andamenti dei prezzi delle materie prime si traslerebbero sull’andamento dell’inflazione, attesa in forte risalita nel corso del 2026: il deflatore della spesa delle famiglie si attesterebbe, in media d’anno, al 2,9%, per poi tornare al 2% nel 2027 in conseguenza della normalizzazione delle tensioni internazionali”, stima l’Istat. “Dato il quadro internazionale in continua evoluzione, le prospettive sull’andamento dell’inflazione nel biennio di previsione sono strettamente legate sia alla durata dei rialzi delle quotazioni delle materie prime energetiche, sia alla velocità e alla persistenza della traslazione di queste ultime alle varie componenti dell’indice dei prezzi”.

Pil, con guerra prolungata crescita frena a +0,6% nel 2026

L’Istituto Nazionale di Statistica ha svolto “un esercizio di simulazione con il modello dell’Istat MeMo-it per valutare le conseguenze sull’economia italiana del prolungarsi del conflitto tra Iran e Stati Uniti”, ipotizzando in particolare “un prezzo del Brent più elevato rispetto a quello dello scenario base e pari, nella media del 2026, a 113,5 dollari a barile (+21,4%) e a 97,5 dollari nel 2027 (+18,5%). Per il gas naturale, si è invece ipotizzato un rialzo leggermente più contenuto rispetto a quello del Brent, sulla scia degli andamenti osservati negli ultimi mesi; per il 2026 la quotazione si attesterebbe a 47 euro per MWh (+12,2% rispetto allo scenario base) e a 39,6 euro nel 2027 (+10%)”.

Sulla base di queste ipotesi, “la dinamica di crescita del Pil italiano nel 2026 sarebbe inferiore, rispetto allo scenario base, di 0,1 decimi di punto nel 2026 e di 0,3 decimi nel 2027″. “Il permanere di quotazioni elevate delle materie prime determinerebbe maggiori effetti inflazionistici: il deflatore dei consumi privati registrerebbe nel 2026 incrementi di 0,4 punti percentuali rispetto allo scenario base, mentre nel 2027 la dinamica dei prezzi sarebbe superiore per 0,5 punti. Infine, gli effetti sul mercato del lavoro sarebbero trascurabili: nel 2026 non si registrerebbero differenze rispetto allo scenario base mentre nel 2027 si determinerebbe una minor crescita delle unità di lavoro di 0,1 punti”.

Occupazione rallenterà al +0,7% nel 2026

L’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (ULA), segnerebbe nel 2026 un rallentamento della dinamica di crescita (+0,7%, dopo il +1,3% del 2025) a cui si accompagnerebbe un ulteriore calo del tasso di disoccupazione (5,5%, dal 6,1% del 2025); nel 2027 si prevede una decelerazione delle ULA (+0,4%) e una stabilizzazione del tasso di disoccupazione.

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