Decreto Primo maggio 2026, dal bonus donne alla stretta sulle piattaforme digitali: la bozza

Decreto Primo maggio 2026, dal bonus donne alla stretta sulle piattaforme digitali: la bozza
Foto di archivio Cecilia Fabiano/ LaPresse

Il provvedimento arriva oggi in Consiglio dei ministri

Rafforzare il ruolo dei contratti collettivi attraverso il concetto di “salario giusto“, incentivi alla stabilizzazione dei contratti agli under 35 e per l’assunzione di donne disoccupate, nuove regole per il lavoro mediato dalle piattaforme digitali. Sono i pilastri del decreto Primo Maggio atteso oggi in Consiglio dei ministri, secondo una nuova bozza in circolazione, non ancora definitiva.

Decreto Primo Maggio, bonus donne, giovani e Zes

Nel dettaglio, il provvedimento introduce per tutto il 2026 esoneri contributivi fino al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato: fino a 650 euro al mese, che salgono a 800 euro per le donne residenti nelle regioni della Zes unica per il Mezzogiorno, con durata massima di 24 mesi. Previsto un limite di spesa di 26,5 milioni di euro per l’anno 2026, di 63,7 milioni di euro per l’anno 2027 e di 51,3 milioni di euro per il 2028.

Misure analoghe sono previste per gli under 35, con il bonus giovani e il bonus Zes: esonero totale dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati, con esclusione di quelli dovuti all’Inail, fino “al limite massimo di importo pari a 500 euro su base mensile per ciascun lavoratore” (fino a 650 euro se nell’ambito della Zes). A questo scopo sono stanziati 109,7 milioni di euro per l’anno 2026, di 252,4 milioni di euro per l’anno 2027 e di 135,4 milioni di euro per l’anno 2028, più altri 26 milioni di euro per il 2026, pari a 60,0 milioni di euro per il 2027 e pari a 34,0 milioni di euro per il 2028 per la Zes.

Spazio alla stabilizzazione dei rapporti a termine, con incentivi per trasformare contratti brevi in rapporti a tempo indeterminato, in particolare per i giovani alla prima occupazione stabile, anche in questo caso è riconosciuto un sgravio contributivo fino a 500 euro al mese. Sul fronte salariale, la bozza non introduce un minimo legale, ma rafforza il principio del “salario giusto” legato ai contratti collettivi nazionali più rappresentativi, che diventano riferimento obbligato anche per accedere agli incentivi.

Previsto inoltre un rafforzamento della trasparenza, con obbligo di indicare il contratto applicato e la retribuzione nelle offerte di lavoro e nelle comunicazioni obbligatorie. Vi è poi una spinta ai rinnovi, con un adeguamento automatico al 30% dell’inflazione (Ipca) nel caso di contratti non rinnovati da 12 mesi. La norma è cambiata più volte, in una precedente bozza l’adeguamento era al 60%, non vale comunque per i contratti già scaduti: in questo caso la misura si applica a decorrere dal primo gennaio 2027.

Il lavoro tramite piattaforme digitali

Un capitolo centrale riguarda il lavoro tramite piattaforme digitali: viene introdotta una presunzione di subordinazione in presenza di controllo algoritmico e si rafforzano gli obblighi informativi su assegnazione delle attività, compensi e valutazioni. Le piattaforme dovranno inoltre conservare i dati delle prestazioni e metterli a disposizione delle autorità. Il decreto interviene anche sul contrasto al caporalato digitale, con sanzioni per l’uso illecito di account e per pratiche di sfruttamento. A questo proposito, costituiscono indici di illeciti compensi inferiori ai minimi previsti dai contratti nazionali, “ritmi, tempi di disponibilità o carichi di lavoro sproporzionati”, “utilizzo di identità, documenti o account altrui in forma organizzata”. Per i rider, sono previsti obblighi di identificazione “con SPID, CIE o CNS oppure con un account rilasciato dalla stessa piattaforma ad un singolo codice fiscale”. La cessione del proprio account e l’uso di account da parte di persona diversa del titolare è punito con una sanzione amministrativa da euro 600 a euro 1200. Tra le altre misure, la proroga dell’isopensione fino al 2029.

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