Iran, effetti della guerra sul Patto di Stabilità: sì o no alla modifica Ue

Iran, effetti della guerra sul Patto di Stabilità: sì o no alla modifica Ue

L’ex ministro dell’Economia Tria pensa si possano fare investimenti mirati ed evitare l’inflazione. Per mister spendig review Cottarelli meglio non fare altro debito e arrivarci soltanto in caso di recessione.

Modifica sì o modifica no al Patto di Stabilità, con gli effetti dello scenario creato in seguito alla guerra all’Iran. Fermare le condizioni Ue potrebbe da un lato servire per evitare un aumento dell’inflazione dall’altro lo stop potrebbe invece esser opportuno soltanto in caso di recessione. Sono in sostanza le due posizioni – espresse in un colloquio con LaPresse – dall’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria e da mister spending review Carlo Cottarelli.

L’ex ministro Tria è favorevole

“Sì alla sospensione o, meglio, alla modifica del Patto di stabilità e crescita ma per investimenti mirati ed evitare una spirale inflazionistica, non per interventi sconsiderati dal lato della spesa pubblica”, afferma Tria d’accordo con la richiesta del governo ai partner Ue per fronteggiare la crisi energetica dovuta alla guerra tra Usa e Iran.

“Credo che sia corretto chiedere la sospensione del Patto di Stabilità oppure, ma sarebbe più complicato, chiedere una modifica del Patto. Però sarei contrario a usare la sospensione per una spesa pubblica indiscriminata – osserva Tria – non siamo di fronte al problema di sostenere la domanda in generale ma servono investimenti per un Piano serio sulle energia rinnovabili e, in modo mirato, servono risorse per attenuare l’impatto sui prezzi delle fonti energetiche, petrolio e gas, per evitare una fiammata inflazionistica”.

“Chi dice no – mette in evidenza Tria – sostiene che non c’è una recessione forte, ma io dico che serve avere più margini di manovra. Se uno sta al 3,1% di rapporto deficit/Pil non può fare delle spese, se sta al 2,9% le può fare: è semplicemente ridicolo. Quindi sono a favore della richiesta del governo, ma non per usare la maggiore flessibilità in maniere sconsiderata, con un provvedimento distruttivo per la finanza pubblica, come è stato il superbonus varato dal governo Conte 2″.

Cottarelli dice no a nuovo debito

“Non sospendere il Patto di Stabilità senza recessione, se necessario meglio sforare il deficit – rileva Cottarelli a proposito della richiesta avanzata all’Ue dal governo italiano – bisogna vedere qual è l’intensità della crisi. Per ora, con il prezzo del petrolio a questo livello, e una riapertura non troppo ritardata di Hormuz, le recenti previsioni da Bankitalia all’Ocse prevedono un rallentamento della crescita ma non la recessione. Allora se fosse questa la situazione, se cresciamo dello 0,3% invece che lo 0,8%, non è un problema. Se invece ci fosse una recessione a livello europeo, si può valutare la sospensione del Patto“.

Invece, “se per qualche motivo non c’è una maggioranza in Europa per sospendere il Patto e se la crisi diventasse seria, potremmo anche considerare di fare come la Germania e la Francia, che hanno deficit, rispettivamente, del 4 e 5%. Se noi arrivassimo al 3,5% saremmo comunque meglio. Per cui è prematuro decidere nella situazione attuale. A meno che non si voglia fare una Manovra pre-elettorale. Sono soldi che si prendono a prestito, bisogna ripagare gli interessi ed è un debito che si scarica sulle future generazioni”.

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