La guerra all’Iran mette a rischio le forniture mondiali di petrolio. Ma quanto pesa il Medioriente in Italia? E da dove arriva il resto del petrolio nel nostro Paese? Intanto il prezzo degli energetici, petrolio incluso, ha iniziato da ieri quella che sembra destinata a essere una cavalcata verso l’alto.
Il contributo dell’Africa
In base ai dati più recenti (sullo scorso anno) dell’Unione energie per la mobilità (Unem) – l’ex Unione petrolifera – la quota maggiore proviene dai Paesi africani pari al 41,7%; in particolare da Libia (24,2%), Nigeria (5,5%), Niger (3%), e Algeria (2,9%). Al secondo posto i Paesi dell’ex Urss da cui arriva il 29,9% del petrolio nel nostro Paese (Russia esclusa): in particolare Azerbaijan (16,8%) e Kazakhistan (13,1)%.
La quota dell’America
Dall’America arriva un altro 13,5% della quota complessiva: dagli Stati Uniti il 9% e dal Brasile (2,4%).
Dal Medioriente guida l’Iraq
Dal Medioriente proviene il 12,2% dell’importazione di petrolio greggio complessiva nel nostro Paese: in particolare Iraq (6,1%) e Arabia Saudita (il 5,8%), con quote dello 0,2% dal Kuwait e dello 0,1% dalla Siria.
Il resto del greggio importato pari al 2,7% è europeo, con un 1,7% dalla Norvegia e uno 0,9% dal Regno Unito, mentre appena lo 0,1% viene dalla Grecia.
Il quadro completo
Rispetto al 2024, lo scorso anno l’Italia ha importato il 27,1% in meno dall’area Medioriente, con un calo del 12,8% dall’Arabia Saudita, il 35,4% dall’Iraq e il 69,5% dal Kuwait. C’è stato poi un incremento dell’11,9% in più dall’Africa, il 13,2% in più dall’America. Il Brasile spicca con +122,1%. In calo anche quello proveniente dall’Europa, pari a meno 23,7%. In discesa del 4,5% quello proveniente dai Paesi ex sovietici.

