Poca produttività. E’ questo il problema dell’Europa per la Germania, e non il debito. Una campanella che suona come una bocciatura per l’appello del presidente francese Emmanuel Macron a mettere sul piatto – con la formula eurobond – maggiori risorse per gli investimenti.
“Il vero problema oggi in Europa non è la mancanza di debito comune – si apprende da fonti governative tedesche in vista del vertice informale dei leader Ue sulla competitività – ma un grave deficit di produttività che va affrontato con riforme strutturali e il completamento del mercato unico“.
La proposta di Marcon – proseguono i tedeschi – rischia di “distogliere l’attenzione dalla questione centrale”, già evidenziata nei rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta, ovvero la necessità di intervenire sulle strutture economiche europee.
“Naturalmente servono più investimenti, in particolare in nuove tecnologie e nella difesa ma questo tema va inquadrato nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale”, hanno riferito le fonti governative di Berlino mettendo in evidenza che “una riforma del bilancio europeo è indispensabile e criticando l’attuale allocazione delle risorse, in quanto non è sostenibile che due terzi del bilancio continuino a essere destinati a spese prevalentemente consuntive come agricoltura e coesione”.
L’auspicio è che anche i Paesi che chiedono nuove risorse “siano pronti a sostenere riforme profonde”. Forte cautela viene espressa anche sull’ipotesi di nuovo debito comune europeo.
“L’indebitamento europeo non è gratuito: dal 2028 il servizio del debito di Next generation Eu peserà per circa 24 miliardi l’anno, pari a circa il 15% del bilancio Ue“, viene spiegato sottolineando che i margini finanziari sono già limitati. Le fonti hanno anche messo in evidenza come esistano ancora ampie risorse non utilizzate: oltre 250 miliardi di euro residui di Next Generation Eu, solo un quinto dei fondi strutturali finora speso, i 150 miliardi del programma Safe per la difesa ancora non erogati e il recente via libera a 90 miliardi di prestiti per l’Ucraina, di cui circa 60 miliardi destinati all’industria europea della difesa.

