La Commissione Europea ha approvato, ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato, un prestito di salvataggio fino a 390 milioni di euro ad Acciaierie d’Italia (“AdI”, ex ILVA), il principale produttore siderurgico integrato italiano. La misura mira a garantire che AdI possa coprire i propri costi operativi fino al trasferimento dell’attività a un nuovo operatore che sarà selezionato tramite gara d’appalto attualmente in corso. Poiché il settore siderurgico è attualmente escluso dagli Orientamenti sugli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione del 2014, la Commissione ha valutato la misura alla luce delle norme UE in materia di aiuti di Stato, che consentono agli Stati membri di sostenere lo sviluppo di determinate attività economiche a determinate condizioni.
Considerati i nuovi e sostanziali sviluppi intervenuti nei mercati siderurgici nell’UE e a livello mondiale dal 2014, la Commissione ha proposto, nell’ambito della revisione in corso, di ampliare l’ambito di applicazione degli Orientamenti per includere il settore siderurgico. Nella sua valutazione, la Commissione ha tenuto conto di tali Orientamenti. La Commissione ha rilevato che: Il prestito di salvataggio ad AdI evita situazioni di disagio sociale, in particolare in Puglia, una regione in cui il livello di disoccupazione è costantemente superiore alla media UE. Tale situazione sarebbe gravemente aggravata da una brusca cessazione delle attività di AdI, con conseguenze negative per la filiera industriale che si basa sui prodotti siderurgici e per l’economia della regione.
L’importo del prestito di salvataggio è proporzionato, in quanto limitato al previsto deficit di liquidità e rigorosamente limitato ai normali costi operativi. Il prestito di salvataggio è accordato a un tasso di mercato accessibile alle imprese concorrenti e limitato a una durata di sei mesi, dopodiché l’Italia si impegna a presentare un piano di ristrutturazione, un piano di liquidazione o la prova del rimborso. Né il beneficiario (AdI) né il suo predecessore (ILVA) hanno ricevuto aiuti per il salvataggio o la ristrutturazione negli ultimi dieci anni. Di conseguenza, la Commissione ha concluso che il prestito per il salvataggio non incide indebitamente sulla concorrenza con altri produttori di acciaio e sugli scambi commerciali nel mercato interno. Su questa base, la Commissione ha approvato l’aiuto italiano. Per garantire parità di trattamento con le altre imprese siderurgiche operanti nel mercato interno, la Commissione applicherà d’ora in poi l’approccio definito nella decisione odierna per gli aiuti per il salvataggio o la ristrutturazione alle imprese siderurgiche in difficoltà.
Il prestito di salvataggio italiano AdI è il principale produttore siderurgico integrato italiano, con otto diversi siti di produzione e assistenza. Il più grande di questi è l’acciaieria integrata di Taranto. L’azienda impiega circa 10.000 persone. Lo stabilimento di Taranto occupa una superficie di 15 milioni di metri quadrati, impiega circa 8.000 dipendenti e ha una capacità produttiva limitata a 6 milioni di tonnellate di acciaio al carbonio grezzo all’anno. Lo stabilimento di Taranto rifornisce i settori automobilistico e della componentistica, degli elettrodomestici, dell’edilizia e delle infrastrutture, del packaging, dell’ingegneria meccanica e dell’energia. AdI si trova attualmente in difficoltà finanziarie ed è sottoposta a procedura di insolvenza da febbraio 2024. L’attività è oggetto di una gara d’appalto in corso. L’Italia prevede di completare a breve la procedura di vendita e di trasferire l’attività all’offerente selezionato. Fino ad allora, AdI dovrà far fronte a un serio fabbisogno di liquidità per coprire i costi operativi, come il pagamento dei fornitori e degli stipendi. Il prestito di salvataggio autorizzato dalla Commissione mira a coprire tali costi operativi per i mesi a venire.

