L’Istat rivede al ribasso la crescita del Pil italiano nel quarto trimestre del 2022. I dati rilasciati dall’istituto nazionale di statistica rilevano una diminuzione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (in linea con le stime diffuse il 31 gennaio), mentre in termini tendenziali la crescita sul quarto trimestre 2021 è dell’1,4% rispetto al +1,7% stimato. Il quarto trimestre del 2022 ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due giornate lavorative in meno rispetto al quarto trimestre del 2021.
Diminuiscono i consumi
Rispetto al trimestre precedente, tra i principali aggregati della domanda interna, risultano in diminuzione i consumi finali nazionali nella misura dell’1,1%, mentre sono in crescita del 2% gli investimenti fissi lordi. Per quanto riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono diminuite dell’1,7% e le esportazioni sono cresciute del 2,6%. La domanda nazionale, al netto delle scorte, ha contribuito per -0,4 punti percentuali alla contrazione del Pil: -0,9 è stato il contributo dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP), +0,4 quello degli investimenti fissi lordi e +0,1 quello della spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP). Per contro, la variazione delle scorte ha sottratto 1,1 punti percentuali alla variazione del Pil, mentre il contributo della domanda estera netta è risultato fortemente positivo, in misura pari a +1,4 punti percentuali. Si registrano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi: -0,7% in agricoltura, -0,2% nell’industria e -0,1% nei servizi.
Spesa delle famiglie -1,3%
Nell’ambito dei consumi finali, la spesa delle famiglie residenti e delle ISP è diminuita dell’1,6%, mentre quella delle AP è cresciuta dello 0,5%. La crescita degli investimenti è stata determinata dalla spesa per impianti, macchinari e armamenti cresciuti dell’1,9%, di cui la componente di mezzi di trasporto del 4,2%, da quella delle abitazioni e dei fabbricati non residenziali e altre opere cresciuti rispettivamente dello 0,5% e del 3% e da quella in prodotti di proprietà intellettuale che sono cresciuti del +2,9%. Infine, dagli investimenti in risorse biologiche coltivate sono risultati stazionari. La spesa delle famiglie sul territorio economico ha registrato una diminuzione in termini congiunturali dell’1,3%. In particolare gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti dell’1,9%, quelli di beni non durevoli dell’1,3%, quelli dei beni semidurevoli dello 0,1%, mentre quelli di servizi dell’1,5%.
Variazione acquisita per il 2023 a +0,4%
La nota dell’Istat spiega anche che la variazione acquisita del Pil per il 2023 è pari al +0,4%.
Unc: “Preoccupa caduta spesa famiglie”
“Si conferma il dato negativo. Anche se nel 2023 ci salveremo con tutta probabilità dalla recessione, non è una grande consolazione una crescita dello zero virgola, anche se venisse confermata la stima del Governo del +0,6%”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “A preoccuparci è la caduta libera della spesa delle famiglie residenti, -1,6% sul terzo trimestre 2022. Se proseguisse il cammino in discesa sarebbero guai per il Paese, considerato che rappresentano il 58,8% del Pil. Solo se le bollette del gas e della luce e l’inflazione continueranno a scendere in modo consistente i consumi potranno tenere. Per questo non si capisce cosa aspetti il Governo a fare due cose: rinnovare gli sconti sulle bollette anche per il quarto trimestre e rinviare la fine del mercato tutelato della luce che per condomini e associazioni scade il 1° aprile 2023, ossia tra meno di un mese”, conclude Dona.

