Ungheria e Polonia non accettano la condizionalità sullo stato di diritto. Corrsa contro il tempo per trovare un accordo il prima possibile

Sul Recovery Fund, almeno per il momento, i nodi restano ancora da sciogliere. Il veto di Budapest e Varsavia resta in piedi: durante l’ennesima riunione in video-conferenza rimane un sostanziale muro contro muro. Il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, convoca i leader ancora una volta, cercando di trovare un compromesso. Dopo una sua introduzione, la parola passa alla cancelliera tedesca Angela Merkel, cui spetta guidare il semestre che si sta per chiudere.

I ‘sovranisti dell’Est – l’ungherese Viktor Orban e il polacco Mateusz Morawiecki – non si smuovono, e anzi trovano un alleato nello sloveno Janez Jansa, che però non formalizza un terzo veto. L’ufficio per la comunicazione internazionale del premier magiaro, su Twitter, fa sapere che “il governo di Budapest ha posto il veto sul pacchetto di bilancio Ue in linea con la sua posizione comunicata già nel summit di luglio”: le capitali dell’Est non vogliono vedersi negati i fondi perché, a giudizio della Commissione Ue, non rispettano lo stato di diritto.

Per cercare di convincere Budapest, Varsavia e Lubiana, la Francia minaccia di chiudere l’accordo a 25, lasciando fuori i due Paesi: anche in questo modo, non avrebbero accesso ai fondi. Ma una spaccatura così plateale, paradossalmente, potrebbe avere conseguenze destabilizzanti per l’intera Unione. Una discussione sostanziale, forse, arriverà con il prossimo Consiglio europeo, in agenda per i primi di dicembre.

L’Italia, che di fondi ha disperato bisogno, continua ad ostentare ottimismo. “C’è una prospettiva concreta di arrivare a una sintesi, e dunque all’adozione del regolamento che disciplina le modalità di funzionamento della Recovery and Resilience Facility, in prima lettura, nella sessione plenaria del Parlamento europeo del 14-17 dicembre”, dice il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

L’esecutivo di Roma, prosegue Gualtieri, “sta lavorando in modo intenso al piano di rilancio dell’Italia, in coordinamento con l’Unione europea”. A breve si riunirà nuovamente l’apposito comitato che deve preparare la bozza del piano nazionale (in gergo tecnico, Pnrr), che sarà inviato al Parlamento “prima della fine di novembre”, assicura il ministro in audizione in Senato.

Il premier Giuseppe Conte, spiega di essere in costante contatto con la Commissione europa e che “fino alle undici di ieri sera abbiamo lavorato sulla struttura normativa”. Quindi, riferendosi ai giornali che parlano di ritardi italiani, tuona contro “una fake news che viene da Bruxelles, inventata di sana pianta”.

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