Giorno della Memoria 2026, Edith Bruck: “Shoah un unicum”

Giorno della Memoria 2026, Edith Bruck: “Shoah un unicum”
Sergio Mattarella ed Edith Bruck (Foto Paolo Giandotti /Ufficio Stampa Quirinale/LaPresse24)

Le parole della scrittrice a LaPresse: “Trump? Un megalomane, crede che tutto sia suo”

Nel Giorno della Memoria 2026, Edith Bruck, testimone diretta dell’Olocausto, parla a LaPresse con la lucidità severa di chi ha attraversato l’orrore e non accetta semplificazioni. A ottantuno anni dalla liberazione di Auschwitz-Birkenau, la sua voce resta una delle più ferme nel dibattito pubblico, mentre il mondo è di nuovo attraversato da guerre, odio e revisionismi. “Credo che l’unico genocidio sia stato quello degli ebrei. Lasciamo stare la Shoah: è un unicum. Scindiamola da altre tragedie”.

Chi è Edith Bruck

Scrittrice, poetessa e regista, Bruck è nata nel 1932 in Ungheria in una famiglia ebrea. Deportata ad Auschwitz quando aveva 13 anni e poi passata anche per Bergen-Belsen e Dachau, rifiuta ogni tentativo di assimilare la Shoah ad altri massacri, pur riconoscendone la tragicità. “Difendo ogni dolore, ma nulla è paragonabile a ciò che è stato fatto agli ebrei. Gli altri sono massacri – terribili – ma nulla è paragonabile a quello messo in atto dai nazisti. Non dobbiamo appiattire questa tragedia immensa in cui, ricordiamo, hanno bruciato un milione di bambini”.

“Shoah non si ripeterà. Trump? Megalomane”

Per la scrittrice, il genocidio nazista resta l’unico nella storia per metodo e volontà di annientamento totale. Di fronte al riemergere dell’antisemitismo in Europa e nel mondo, Bruck fa una distinzione netta, che non minimizza il presente ma rifiuta l’uso improprio della memoria come slogan. “Non ho paura che la storia si ripeta“, rimarca. Anche se possono esserci “nuove tragedie”, anche perché “l’uomo non cambia”. Ma “un’altra Shoah non ci sarà”. Lo sguardo di Bruck – sopravvissuta alla deportazione a soli 13 anni – si allarga poi all’attualità geopolitica. Durissimo il giudizio su Donald Trump e sulle sue ambizioni internazionali. “Donald Trump si comporta come se il mondo fosse suo, vuole occuparsi di Paesi che non lo riguardano. Credo non si renda conto di quello che dice, c’è qualcosa che non funziona nella sua testa. Vuole fare il re del mondo?”. Secondo Bruck, l’idea di un Trump ‘pacificatore’ è una contraddizione in termini. “Non credo possa portare la pace in Medioriente: è megalomane, quasi infantile. Vuole il Nobel, la Groenlandia, ora la pace. Giocattoli. Il suo Board of Peace? Un giocattolo”.

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