E' finito l'incubo dei 49 della Sea Watch 3 e della Sea Eye
Accordo sui migranti, Pfas, e De André, gli eventi da non perdere di giovedì 10 gennaio

LaPresse e upday presentano gli eventi da non perdere di giovedì 10 gennaio 2019

Sea Watch 3 - Alla fine anche il governo italiano ha trovato un accordo interno sui 49 migranti della Sea Watch 3 e della Sea Eye. Dieci di loro saranno accolti in Italia e affidati alla Comunità Valdese che si è resa disponibile. Ma la questione ha portato l'esecutivo sull'orlo di una crisi di nervi. Fino all'ultimo, Matteo Salvini ha ripetuto di non essere d'accordo: porti chiusi e nessun migrante sbarcato in Italia finché l'Unione Europea non decide per una reale redistribuzione degli oltre 400 arrivati in Italia negli ultimi mesi (Diciotti e altre navi). C'è stato un vertice notturno tra Conte, Salvini e Di Maio. Conte ha detto che chiederà un incontro urgente al Commissario Ue per le migrazioni Avramopoulos sulla redistribuzione. Salvini ha accettato di accogliere dieci persone ma ha chiesto che la prossima volta si discuta prima contestando, di fatto, la decisione presa da Conte: "La questione dei migranti è di mia competenza" ha ricordato.

Referendum propositivo - Prosegue nella Commissione Affari Costituzionali della Camera il ddl sul referendum propositivo sul quale c'erano importanti differenze di opinione tra Lega e M5S a proposito del quorum. Per il M5S non doveva esserci quorum, per la Lega sì. Ieri, la situazione si è sbloccata e sono passati, in commissione due emendamenti del democratico Stefano Ceccanti. Il primo dà al ddl il rango costituzionale (quindi dovrà raggiungere la maggioranza assoluta dei membri della Camera e del Senato e ci sarà la seconda lettura in ciascun ramo del Parlamento). L'altro emendamento prevede un quorum del 25% di sì perché la proposta sia approvata. La percentuale si riferisce al totale degli aventi diritto al voto. In pratica, se al referendum va a votare il 26% degli aventi diritto e tutti votano sì, la proposta è approvata. La mediazione di Ceccanti è piaciuta a tutti: M5S mantengono il principio che chi va avotare ha ragione, la Lega ottiene il quorum.

Il muro di Trump - Il giorno dopo il discorso di Donald Trump alla Nazione sul muro al confine col Messico, dati e posizioni sono più o meno gli stessi. I sondaggi danno al 52% chi disapprova l'operato del Presidente (era al 53%): chi lo disapprova fortemente è al 44% contro un 32% che lo approva fortemente. Di nuovo c'è la scenata di Trump ai leader democratici del Congresso (Nancy Pelosi, speaker della Camera e Chuck Schumer capogruppo al Senato). Pare gli abbia chiesto: "Siete pronti ad approvare il muro?". Nancy Pelosi ha risposto di no e Trump se n'è andato inferocito dicendo "Perdita di tempo, bye bye". La situazione resta di stallo con lo shutdown del 25% della PA che continua. Trump potrebbe ricorrere a una dichiarazione di "emergenza" per ottenere il muro. Potrebbe, cioé, affermare che la sicurezza ai confini è un'emergenza nazionale e costruirlo senza il "sì" del Congresso. Può farlo? I costituzionalisti dicono di sì anche se tutti sono concordi nel dire che non c'è nessuna emergenza. Ma la sua decisione non avrebbe molte probabilità di resistere a un giudizio in tribunale.

Pfas - Alle 13, nella sala stampa della Camera, il M5S presenta un film denuncia sulla scandalo delle Pfas in Veneto. Pfas è l'acronimo di Sostanze Perfluoro Alchiliche (acidi perfluoroacrilici). Si tratta di sostanze chimiche molto forti usate in diversi processi industriali (concia delle pelli, tappeti, carta, cartone, padelle antiaderenti) per le loro caratteristiche idrorepellenti. In questo caso, sono stati probabilmente smaltiti nell'ambiente in modo non corretto e sono stati assorbiti dalle persone che sono venute a contatto con l'aria o cibo contaminato. Nelle aree di Padova, Verona e Vicenza sono stati trovati livelli abnormi di Pfas. Una soluzione potrebbe essere far sottoporre a plasmaferesi (pulizia del sangue) queste persone. Resta di arginare l'uso r lo smaltimento scorretto delle Pfas.

Fabrizio De André - Fanno 20 anni domani dalla morte di Fabrizio De André (11 gennaio 1999 a Milano). Il grande cantautore genovese ci ha lasciato 14 album di grandi canzoni e un modo del tutto diverso di stare in scena, di vivere la musica, di comporre le parole e di essere cantautore. Ha scritto canzoni colte utilizzando parole che nessuno, prima, era riuscito a mettere in musica, è stato schivo e silenzioso ma ha gridato al mondo la sua anarchia e il suo disprezzo per il potere. Ha raccontato storie di uomini e donne (soldati, condottieri, giudici, puttane, chimici, suonatori, bombaroli, pescatori, rapitori, banditi....), ha cantato in italiano coltissimo, in genovese e in sardo e ha riempito le sue melodie di reminiscenze arabe che facevano pienamente parte della sua genovesità. Di Genova ha cantato l'anima nascosta dei caruggi e la sua presenza a Genova e in Italia non ha cessato un momento di essere parte di noi nei vent'anni passati da quando non c'è più.

 

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