Protesta studenti, dentro il liceo Cavour: il primo a dare il via alle occupazioni romane

Più di mille iscritti, un secolo di storia ed oggi il primo liceo a dare il via alla stagione delle occupazioni a Roma. Una stagione che quest’anno si preannuncia calda condizionata anche dai forti venti di protesta che arrivano dalla Francia e dalla Spagna. “Noi non siamo la Francia ma spero che l’onda prenda volume e altri licei ci seguono”. Laura, 18 anni e le dee molto chiare, è rappresentante di istituto al Cavour e milita in OSA, una delle organizzazioni studentesche più strutturate all’interno della protesta. “Vogliamo dire chiaro al ministro Valditara che la sua scuola non ci piace – spiega -. Non ci piace l’impronta razzista contenuta nel decreto che ha fissato il tetto degli stranieri per classe, non ci piacciono i suoi programmi che cancellano la Resistenza riabilitando pagine vergognose della nostra storia . Non ci piacciono questi istituti che hanno bisogno di manutenzione e nuove strutture”. L’occupazione al Cavour è stata decisa molto in anticipo rispetto agli altri anni, “non si poteva attendere di più”. Attivamente coinvolge ogni giorno circa 80/90 persone. “L’attività è completamente bloccata – spiega ancora Laura – la mattina ci svegliamo e facciamo il punto della giornata. Decidiamo i corsi, organizziamo incontri. Proprio oggi pomeriggio verranno i movimenti di lotta per la casa”. I ragazzi si sono dati un’organizzazione interna. I più grandi rimangono tutto il giorno, i più piccoli si alternano tra casa, attività sportive e iniziative nell’occupazione. Una decina di loro si è dotato di radioline sparse per tutti gli angoli della struttura: “Non vogliamo avere problemi, abbiamo chiuso a chiave tutte le aree che non potremmo gestire direttamente, controlliamo le entrate e le uscite. Non vogliamo danni qui dentro”. Sui tempi dell’occupazione ancora non si è discusso, certo è che i ragazzi vogliono essere ascoltati prima di andarsene: “Noi crediamo ancora nell’occupazione perché innanzitutto è un momento di socializzazione che ci permette di prendere coscienza di noi stessi e sviluppare un pensiero critico. Crediamo poi che la lotta sia ormai l’unico strumento che abbiamo per farci sentire”.