Giulio Regeni, a 10 anni dalla morte la prima sentenza: l'attesa in tribunale

(LaPresse) Dopo oltre 10 anni dalla morte di Giulio Regeni è il giorno della prima sentenza del processo per omicidio. Il dottorando friulano all’Università di Cambridge era in Egitto per ricerca nel gennaio 2016 quando fu sequestrato, torturato e ucciso in circostanze mai del tutto chiarite. Virtualmente sul banco degli imputati, in contumacia perché mai rintracciati, ci sono il generale Tariq Sabir, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Per i primi tre il procuratore Sergio Colaiocco ha chiesto 17 anni e mezzo di carcere per sequestro di persona pluriaggravato e solo per il quarto, il maggiore Sharif, l’ergastolo per lesioni personali aggravate e omicidio aggravato. L’aula Occorsio del Tribunale di Roma, dove i giudici togati e popolari della Corte d’Assise annunceranno il verdetto intorno alle 18, è in attesa da questa mattina. Presenti come sempre i genitori di Giulio Regeni Claudio e Paola assieme alla sorella del ricercatore, Irene. Accanto a loro Alessandra Ballerini, l’avvocata che assiste la famiglia. L’area destinata al pubblico è una marea gialla di magliette, bandiere, striscioni, spille e fiori. Un’ondata di solidarietà che ha accompagnato ogni udienza dentro e fuori dall’aula, in Piazzale Clodio. Fuori dal tribunale oggi per l’ingresso dei genitori c’era anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. “Ci tenevo a essere qui per abbracciarli”, ha detto. In aula anche molti esponenti del mondo della politica, della cultura e dell’informazione: il deputato Gianni Cuperlo, l’autore e attore teatrale Ascanio Celestini, il giornalista e conduttore Marco Damilano e l’ex presidente Fnsi e coordinatore di Articolo 21 Giuseppe Giulietti, che non ha è perso un’udienza del processo. “Se siamo qui oggi nonostante il percorso a ostacoli faticosissimo è anche grazie a voi” ha detto l’avvocata Ballerini prima di entrare in tribunale e circondata dagli striscioni “Verità per Giulio Regeni”. “Non ce l’avremmo fatta senza di voi scorta mediatica e popolo giallo, onda gialla. In pochi avrebbero scommesso che saremmo arrivati a processo e poi a sentenza. Questa è già una vittoria ma ovviamente non basta”. “Molti ci hanno scritto che la verità la sappiamo ma ora serve la giustizia. Non dico altro per scaramanzia”. L’attesa è dunque per le 18 di oggi quando sarà letto in aula il dispositivo della sentenza di primo grado.