Caso Regeni, oggi la sentenza per gli 007 egiziani imputati per l’omicidio

Caso Regeni, oggi la sentenza per gli 007 egiziani imputati per l’omicidio
Processo Giulio Regeni (Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse)

La Procura di Roma chiede l’ergastolo per Sharif e 17 anni di reclusione per gli altri tre appartenenti ai servizi di sicurezza del Cairo

È il giorno della verità. Oggi, infatti, è attesa la sentenza di primo grado del processo per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato morto nove giorni dopo.

La Procura di Roma ha chiesto la condanna all’ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e a 17 anni di reclusione per gli altri tre imputati, Tarek Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Usama Morsi, tutti appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani.

La Procura: Regeni sequestrato, interrogato e torturato

Nel corso della requisitoria, avvenuta lo scorso 23 giugno nel carcere di Rebibbia a Roma, la Procura aveva ricostruito le ultime ore di vita di Regeni e le violenze che, secondo l’accusa, avrebbe subito durante una settimana di prigionia. Parole accompagnate dalla proiezione delle immagini dell’autopsia, che hanno restituito, secondo i magistrati, un quadro devastante. L’accusa sostiene che il ricercatore sia stato sequestrato, interrogato e torturato ripetutamente fino alla morte.

Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco aveva ricordato come gli accertamenti effettuati in Italia avessero documentato venti fratture, cinque ai denti e quindici alle strutture ossee, contro l’unica lesione rilevata inizialmente dai medici legali egiziani. Un elemento che, secondo la Procura, dimostrerebbe la gravità e la sistematicità delle sevizie. Nel corso della requisitoria è stato inoltre ricordato come Regeni fosse consapevole dei rischi legati alla sua attività di ricerca.

Il procuratore Lo Voi: “Assoluta incredulità” per la mancata collaborazione

Particolarmente incisivo anche l’intervento del procuratore capo Francesco Lo Voi, che aveva evidenziato l’assenza di collaborazione da parte delle autorità del Cairo.

Lo Voi aveva ricordato come le norme internazionali sull’assistenza giudiziaria e sull’estradizione siano in vigore da decenni e ha espresso “assoluta incredulità” per le mancate risposte ricevute dalle autorità egiziane. Secondo la Procura, il comportamento del regime egiziano avrebbe impedito di accertare ulteriori responsabilità.

Il processo a Roma e la difesa dei quattro 007 egiziani

L’ultima udienza dello scorso 14 luglio davanti alla Prima Corte d’Assise di Roma aveva segnato un altro passaggio verso la conclusione di un procedimento che dura da anni e vede imputati, in contumacia, i quattro 007 egiziani.

Nelle arringhe difensive degli avvocati degli imputati, questi avevano sostenuto che Giulio Regeni non sarebbe stato sequestrato dalla National Security, ma da gruppi terroristici attivi in Egitto nel 2016, escludendo responsabilità degli apparati di sicurezza e ribadendo che il Cairo avrebbe collaborato con la magistratura italiana nei limiti consentiti dalla legge. Una ricostruzione respinta dalla parte civile, che ha chiesto di confermare integralmente le richieste dell’accusa.

La richiesta di risarcimento da due milioni di euro

Due milioni di euro di risarcimento. È questa la richiesta avanzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel processo per l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano sequestrato, torturato e ucciso in Egitto nel 2016. Una richiesta che, secondo l’Avvocatura dello Stato, trova fondamento in una ferita che va oltre il dramma individuale e familiare.

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