Salgono a 126 i feriti tra le forze dell’ordine a seguito degli scontri avvenuti ieri con alcune frange del movimento No Tav in particolare al cantiere di Chiomonte. Secondo quanto si apprende da fonti qualificate, tra i feriti ci sarebbero 58 poliziotti, 48 carabinieri e 20 della Finanza. Circa 450 gli identificati.
Lega: “Reato di terrorismo di piazza contro squadristi”
“No Tav come terroristi. Di fronte a un bollettino di guerra con oltre 140 agenti delle forze dell’ordine feriti nell’assalto no Tav, la Lega rilancia la proposta, sostenuta storicamente da alcuni sindacati delle forze dell’ordine, di introdurre il reato di terrorismo di piazza. Quanto avvenuto in Val Susa è un attacco premeditato eversivo contro donne e uomini in divisa, un atto di squadrismo inaccettabile che ci auguriamo possa finalmente portare le autorità competenti a configurare, per modalità e aggressività, il reato di terrorismo”. Così una nota della Lega.
Siulp: “Numeri feriti forze ordine inconcepibili, ministro dia segnale”
“Non è pensabile. Non è umanamente pensabile quanto accaduto. Quelle sono scene che una società civile, che la nostra società civile, non può iscrivere nelle pagine della sua storia. Per puro miracolo non c’è scappato il morto”. Così in una nota Felice Romano, Segretario Generale del Siulp, il primo sindacato della Polizia di Stato e di tutto il comparto Sicurezza, oltre che dei comparti Difesa e Soccorso Pubblico. “Dalle informazioni che ci provengono dal capoluogo piemontese, dove le autorità aggiornano ora dopo ora il numero dei feriti, si potrebbe addirittura superare le 150 unità. Tutto questo è pazzesco. Il Ministro dell’Interno Piantedosi invii un segnale forte e deciso, perché le donne e gli uomini in divisa non ne possono più”, conclude Romano.
Il movimento: “Una grande giornata di lotta per la Val di Susa”
“Si è conclusa una grande giornata di lotta per la Val di Susa. Il movimento No Tav, a distanza di 15 anni dall’esperienza Libera Repubblica della Maddalena e dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all’ordine del giorno. Tutti i cantieri della valle sono stati raggiunti e contestati, i dispositivi previsti dalle forze dell’ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle tante generazioni scese in piazza oggi”. Così il movimento No Tav, a conclusione della marcia di ieri nell’ambito del tradizionale Festival dell’Alta felicità in Val di Susa, nel Torinese. “20.000 persone hanno sfilato per le strade e i sentieri della Val di Susa, trasformando la mappa dei lavori in un percorso da attraversare con spirito ed entusiasmo: per opporsi concretamente al progetto, per alzare la testa contro chi ci vorrebbe silenti, per difendere questa nostra terra condannata dall’alto ad essere una zona di sacrificio. Quella di oggi, e lo diciamo con emozione, è stata una giornata piena di significato. Una marea umana è riuscita a dividersi dalla bassa all’alta valle, a percorrere per ore sentieri, strade, prendere treni, attraversare prati, fare carovane e serpentoni infiniti”, si legge ancora.
Il movimento esulta per la devastazione
Nella nota il movimento attacca ancora le forze dell’ordine ed esulta per la devastazione compiuta: “Con determinazione e gioia si sono dirette senza esitazioni verso il simbolo della devastazione della Val Susa, nonostante le barriere poste a sua difesa dopo aver tirato giù i tre jersey sul sentiero gallo romano, i/le No Tav, grazie alla conoscenza del territorio, sono riusciti a raggiungere le reti il cantiere da più punti: chi guardava dall’alto, chi batteva le mani, chi intonava cori, chi entrava in massa all’interno del cantiere e chi da altri angoli contribuiva a colpire un simbolo concreto del modello previsto per noi. E così, i No Tav sono riusciti a riprendersi il cantiere e entrarci a migliaia. La control room brucia, diverse camionette di carabinieri e finanza con lei“. “Dall’alto dei sentieri si vedono colonne di fumo, quello che si respira nell’aria però non è l’odore acre di ferraglia e neanche quello bruciante dei lacrimogeni, ma l’entusiasmo di migliaia di persone che sono riuscite a raggiungere quello che sembrava essere uno dei fortini più inespugnabili della storia, dimostrando che la val di Susa e tutt’altro che pacificata”, si legge ancora.

