Non sono mai esistite due organizzazioni criminali dentro ai sindacati di base SI Cobas e Usb che avessero l’obiettivo di radicalizzare lavoratori “di origine straniera” da “strumentalizzare” con l’obiettivo di “conquistare i magazzini” delle multinazionali della logistica. La gup di Piacenza, Francesca Gigli, ha prosciolto perché il fatto non sussiste i 7 sindacalisti imputati di associazione a delinquere e 83 capi d’imputazione di violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, interruzione di pubblico servizio, sabotaggio ed estorsione. Accolta la linea dei legali dei sindacalisti, fra cui gli avvocati Eugenio Losco, Mauro Straini, Marina Prosperi e Arturo Salerni.
La vicenda
La sentenza di non luogo a procedere arriva a quattro anni di distanza dall’inchiesta della procuratrice di Piacenza, Grazia Pradella, e del pm Matteo Centini (oggi sostituto a Milano), che a luglio 2022 aveva portato anche all’arresto di 8 sindacalisti, fra cui i leader piacentini del Si Cobas, Mohamed Arafat e Carlo Pallavicini, e, per l’Unione sindacale di base, Roberto Montanari, Mohamed Abed Issa e Fisal Elderdah e Riad Zaghdane, storico militante tunisino morto al San Camillo di Roma l’8 dicembre 2023 all’età di 56 anni, dopo aver combattuto contro un cancro mentre era ancora indagato. Arresti revocati un mese dopo l’operazione della Squadra mobile dal Tribunale del riesame di Bologna, che aveva negato l’esistenza delle due organizzazioni criminali sostenendo, che i “fini delle ipotizzate associazioni” a delinquere fossero in realtà “leciti” e tutelati dallo “Statuto dei Lavoratori”.
L’accusa contro i sindacalisti Si Cobas e Usb
Secondo gli inquirenti i sindacati di base avrebbero provocato fra 2016 e 2022 “scontri con la parte datoriale”, multinazionali come Leroy Merlin o grossi provider di servizi logistici in appalto, per alimentare “il proprio potere”, uscire “vittoriosi” dalla vertenze e ottenere “l’affiliazione all’associazione di più lavoratori, assicurandosi i proventi di tessere e conciliazioni”. Le aziende, “piegate dall’illegale blocco dei mezzi e delle merci”, avrebbero ceduto a “continue concessioni”. Tra i mezzi usati il “picchettaggio illegale”, impedendo ai camion di merci “di entrare ed uscire”, “occupando la sede stradale” oppure praticando azioni “di sabotaggio” delle aziende, ad esempio “azionando l’interruttore di emergenza per interrompere l’azione dei macchinari per la movimentazione dei pacchi”.
La decisione della gup di Piacenza: prosciolti i sette indagati
Con la sentenza di proscioglimento (30 giorni per le motivazioni), la gup chiude una vicenda che ha fatto discutere nel mondo politico e giudiziario, con articoli critici rispetto all’inchiesta pubblicati dalla rivista di Magistratura democratica ‘Questione Giustizia’. La giudice ha invece deciso per il rinvio a giudizio per circa una decina di singoli episodi di picchettaggio, in cui viene contestata a sindacalisti e operai-facchini della logistica l’ipotesi di violenza privata. Molti dei capi d’imputazione, che risalgono a fatti del 2016-2018, nel frattempo sono andati prescritti.

