È stato ammesso alla giustizia riparativa Alessandro Chiani, il ragazzo condannato a 20 anni per aver accoltellato e ridotto in fin di vita Davide Simone Cavallo. Quest’ultimo è rimasto disabile a causa dell’aggressione, durante una rapina per una banconota da 50 euro, la sera del 12 ottobre 2025 in Corso Como, a Milano.
Ci sono le “condizioni” per sottoporre la richiesta di giustizia riparativa e il giudice di Milano, Alberto Carboni, ha disposto l’invio della richiesta di Chiani, assistito dall’avvocato Amedeo Rizza, al Centro per Giustizia riparativa. Dal canto suo, Cavallo ha manifestato la propria disponibilità a essere contattato dal Centro stesso.
La condanna per tentato omicidio pluriaggravato
Il gup di Milano, Alberto Carboni, il 20 maggio scorso ha condannato a 20 anni di reclusione, per tentato omicidio pluriaggravato, Alessandro Chiani e a 10 mesi, per omissione di soccorso, Ahmed Atia, l’altro giovane imputato in concorso per aver fatto da “palo” la notte del 12 ottobre 2025 quando il 22enne studente della Bocconi è stato ridotto in fin di vita e disabile in zona corso Como durante una rapina per una banconota da 50 euro. Contro gli altri minori del gruppo – tre, più piccoli di pochi mesi – è atteso il processo per il prossimo 9 luglio di fronte al Tribunale per i minorenni di Milano, dove potranno provare a chiedere riti alternativi come la messa alla prova.
Il 22enne accoltellato: “Buttarli in una cella non serve a nulla”
“Buttateli in una cella” o “lanciate via la chiave” sono “luoghi comuni” che non servono a “nulla“, ha detto Davide Simone Cavallo nell’audio diffuso dai suoi legali in cui commenta l’accesso al programma di giustizia riparativa per Alessandro Chiani. “Come avrebbe detto uno dei miei avvocati non si può non ricercare un tentativo di ricucire la ferita”, afferma il 22enne vittima di quell’aggressione che dà un giudizio generale su quanto sia lui che i suoi aggressori stanno “affrontando”: “Alcune delle situazioni più difficili che si possano affrontare – conclude -. Il carcere e una riabilitazione neurologica”. “In aula, quando ho potuto guardare questi ragazzi negli occhi e sentire dalle loro bocche la frase ‘non mi voglio perdere’, ho capito e posso affermare anche con sicurezza che c’è un’intenzione di riabilitazione e non da poco”, ha aggiunto il ragazzo

