Femminicidio Genini, la madre in lacrime urla contro Soncin: la prima udienza del processo a Milano

Femminicidio Genini, la madre in lacrime urla contro Soncin: la prima udienza del processo a Milano
Prima udienza a Gianluca Soncin per l’omicidio di Pamela Genini Milano – Italia – Cronaca Giovedì, 04 Giugno, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse)

Il primo atto del processo, che ripartirà il 13 giugno, inizia con la costituzione di parte civile della famiglia

 Gianluca Soncin entra in aula e si siede nel gabbione. La mamma di Pamela Genini, Una Smirnova, lo vede a pochi metri di distanza. “Bastardo”, urla. Poi scoppia in un pianto a dirotto fra le braccia e la toga dell’avvocato Nicodemo Gentile che la invita a uscire per riprendersi. È la prima volta che la donna vede in faccia l’uomo accusato di aver ucciso la figlia da quel 14 ottobre 2025 quando la 29enne è stata ammazzata con 76 coltellate all’interno della propria abitazione di via Iglesias 33 in zona Gorla a Milano. Fuori dall’aula spiega: è stato “devastante” vedere la “sua freddezza” e “lucidità”. Il primo atto del processo, che ripartirà il 13 giugno, inizia con la costituzione di parte civile della famiglia. Madre, fratello e sorella e il padre biologico (che è in coma, la moglie è l’amministratrice di sostegno) entrano nel processo e potranno chiedere il risarcimento del danno all’imprenditore 53enne, accusato di omicidio volontario pluriaggravato da premeditazione, futili motivi, crudeltà e legame affettivo. I giudici popolari, con la presidente Antonella Bertoja e la giudice a latere Sofia Fioretta, rifiutano la richiesta di costituzione dell’ex amico con cui la ragazza avrebbe intrattenuto una relazione parallela fra maggio e ottobre 2025, Francesco Dolci, attualmente indagato a Bergamo per vilipendio di cadavere e furto della testa dopo la profanazione della tomba della giovane. Così come quelle delle associazioni ‘Per Marta e per tutte’ e ‘Scuola di Atene’.

Passa la parola alle pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella che elencano le prove: esame di testimoni e imputato, referti medici, informative, immagini delle telecamere, decreti di perquisizione a carico di Soncin, anche a Cervia. Grande importanza rivestiranno gli accertamenti tecnici nell’appartamento scena del crimine e le analisi sul mazzo di chiavi dell’abitazione di cui il 53enne è stato trovato in possesso. Per la Procura fondano l’aggravante da ergastolo della premeditazione. Il gip Tommaso Perna, nel disporre la custodia cautelare in carcere, ha scritto che Soncin si sarebbe procurato il “duplicato” almeno “una settimana prima”, quando ha maturato la “decisione di uccidere” per via della “intenzione di interrompere la relazione” da parte della ragazza o durante un “litigio” di coppia. Ci sono la consulenza medico-legale sul cadavere, le ispezioni informatiche, la documentazione medica, tabulati telefonici e chat. L’accusa si oppone alla richiesta difensiva di una perizia medico-legale che servirebbe solo a tentare “una nuova ricostruzione” del delitto. Per i legali del 53enne però alcune ferite “al collo” di Soncin sarebbero “anomale” e dagli “atti” non emergono certezze “rispetto alla dinamica di quello che è successo in quell’appartamento e sul movente”.

“È evidentemente che Pamela Genini è morta per i colpi inflitti dall’imputato – hanno concluso – ma sulle aggravanti contestate la difesa si permette di alzare alcuni argomenti”. Fuori dall’aula riecheggiano le parole dei protagonisti. La madre chiede “giustizia per mia figlia”. Il patrigno si trincera dietro un “no comment” rispetto alla richiesta di costituzione di parte civile di Francesco Dolci, da mesi protagonista mediatico in tv della vicenda, e bollato da uno dei legali della famiglia come uno “stalker“. I giudici negano alle telecamere le riprese integrali del processo. Potranno entrare alla sentenza. C’è un “debole interesse pubblico” afferma la presidente che è “limitato alla frequenza” o alle statistiche di “omicidi in danno donne” commesse di compagni, ex compagni e conviventi. Accolta la linea delle pm per cui “l’interesse” generale alla conoscenza del caso e al diritto di cronaca è già garantito dalle udienze aperte al pubblico e dalla presenza di “giornalisti”. “Non esiste un diritto alla diffusione mediatica del processo”, spiega Mannella citando giurisprudenza costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo e parlando di “spettacoli” trasmessi in “tv” dove il “colpevole” viene dato in pasto agli spettatori. 

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