I collettivi di protesta Femen e Pussy Riot hanno inscenato un sit-in di protesta di fronte al Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia, contro la partecipazione di Mosca alla rassegna d’arte. Il gruppo musicale/performativo russo guidato dall’attivista Nadya Tolokonnikova, con i componenti vestiti di nero con un passamontagna rosa, ha acceso fumogeni diffondendo musica e scandendo gli slogan: ‘La Russia uccide’ e ‘Il sangue è l’arte della Russia’. Le scritte comparivano anche sul corpo delle attiviste delle Femen.

Pussy Riot su X: “Per la Russia la cultura è uno strumento di guerra”
Le Pussy Riot da settimane avevano annunciato la protesta e sul loro account X hanno spiegato la loro contrarietà alla partecipazione di Mosca alla Biennale: “Per la Russia, la cultura è uno strumento di guerra. L’infiltrazione attraverso i media, l’arte, la lingua – il soft power – fa parte della strategia militare russa, ed è un’iniziativa molto ben organizzata e ben finanziata. Ci sono ancora degli utili idioti in Europa che si lasciano cinicamente strumentalizzare dalla Russia e accolgono la propaganda di Putin nel cuore culturale stesso dell’Europa: la Biennale di Venezia. Nonostante la Russia abbia dichiarato apertamente guerra a quello che definisce “l’Occidente collettivo”, nonostante le fosse comuni, nonostante il terrore di massa”.
Chi sono le Pussy Riot
Le Pussy Riot sono un collettivo musicale/artistico russo nato nel 2011 pro-democrazia e anti-Putin, che ruota intorno alla figura di Nadya Tolokonnikova. Nel marzo 2012 insieme ad altre due componenti del gruppo, Marija Alekina ed Ekaterina Samucevic, ha inscenato una ‘preghiera punk’ contro il presidente russo Vladimir Putin nella cattedrale Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca: le tre sono state arrestate e condannate a due anni di carcere. Tolokonnikova e Alekina sono state rilasciate anticipatamente di qualche mese mentre Samucevic ebbe una pena sospesa. Ora vivono all’estero dove continuano la loro attività politica.
L’ambasciatore russo: “Italia oggetto di diktat e pressioni dall’Ue”
“È molto deplorevole che la leadership italiana, così come la direzione della Biennale, sia divenuta oggetto di un inaccettabile, grossolano diktat e di pressioni da parte dell’Ue, i cui anonimi burocrati, negli ultimi anni, hanno fatto di tutto per far calare, dalla loro parte, una ‘cortina di ferro’ che impedisce qualsiasi scambio culturale, educativo e scientifico tra i Paesi Ue e la Russia”. È quanto afferma l’ambasciatore della Russia in Italia, Alexey Paramonov, sulla presenza del Padiglione russo alla Biennale d’arte di Venezia. Lo si legge in un post dell’ambasciata su Facebook. “Sappiamo bene che in Italia la maggioranza delle persone di buon senso non condivide questo approccio e non aspira a rescindere i secolari legami culturali con la Russia, di cui uno dei simboli è proprio il padiglione russo a Venezia”, aggiunge Paramonov, “ancor meno accettano l’assurda affermazione secondo cui la presenza di oltre 50 giovani musicisti, filosofi e poeti russi, nonché dei rappresentanti di Argentina, Brasile, Italia, Mali, Messico e Usa, coinvolti nel nostro progetto, possa costituire un attentato all’unità dell’Occidente o addirittura una sua sconfitta”. “La nostra presenza alla Biennale testimonia soltanto la disponibilità della Russia, così come di molti altri Paesi, di continuare a parlare con l’Italia non attraverso diktat e prepotenza ma con il linguaggio della cultura e dell’arte, portando avanti un dialogo normale, rispettoso e paritetico”, conclude il diplomatico russo, “c’è davvero del doloroso e dell’irragionevole nella ossessione dell’Unione Europea di colpire la cultura e l’arte russe con le sanzioni e con le restrizioni di ogni genere!”.
Buttafuoco: “Siamo liberi e audaci come ha detto Mattarella”
“Andare avanti e avere audacia e sviluppare in libertà i vostri progetti, questo lo raccomanda il presidente della Repubblica. Ebbene eccoci. Il capo dello Stato cui dobbiamo riconoscenza e rispetto ha detto chiaramente ai David di Donatello, qual è il mandato del lavoro artistico e culturale: libertà e audacia, siate liberi e audaci. Ebbene eccoci”. Lo ha detto il presidente Pietrangelo Buttafuco al Teatro Piccolo Arsenale alla conferenza stampa di presentazione della Biennale Arte. “Se le autorità politiche fossero ridotte a rango di furerie dove le ingerenze arrivano a piegare poi la solidità delle istituzioni culturali, oggi avremmo un altro esito, magari lo avremmo domani o dopodomani, ma il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a precisa domanda sulla partecipazione della Russia ha detto: La Fondazione Biennale di Venezia è autonoma non sono d’accordo ma… ed è proprio quel ma, e la ringrazio, ha confermato sgargiante e definitiva la libertà e l’autonomia e quindi la libertà e l’audacia che sono alla radice dello iure, la civiltà del diritto, dottrina di cui Mattarella è maestro”, ha aggiunto Buttafuoco.

