Nei campioni biologici delle due vittime del caso di Pietracatella – Antonella Di Ielsi, 50 anni, e Sara Di Vita, la figlia di 15 anni – non è stata identificata in modo univoco la ricina nella sua forma integra, ma una serie di tracce riconducibili alla pianta del ricino. È quanto emerge dalla relazione del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, che ha effettuato le analisi tossicologiche utilizzando un approccio a più livelli: inizialmente uno screening esteso su oltre mille sostanze per escludere veleni e composti comuni, quindi test immunologici specifici per le lectine del ricino e successive analisi proteomiche ad alta definizione, ripetute e incrociate tra più laboratori, per identificare frammenti proteici compatibili con la sostanza. I test hanno evidenziato la presenza di lectine del ricino e di frammenti proteici compatibili con la sostanza, una sorta di “firma biologica” che indica con alta probabilità l’origine vegetale del veleno, anche in assenza della molecola completa. Il dato è spiegato dagli stessi esperti con la natura della ricina, una proteina altamente instabile che tende a degradarsi nel tempo, rendendo più difficile l’identificazione diretta nei campioni biologici. Le analisi, ripetute e incrociate tra più laboratori, hanno comunque escluso interferenze con altre sostanze e confermato la compatibilità del quadro con una intossicazione acuta da ricino.
Relazione Maugeri su Pietracatella, ricina nel sangue ma non organi
La ricina è stata individuata nei campioni ematici delle vittime ma non nel contenuto gastrico delle vittime. Emerge dalla relazione del Centro antiveleni Maugeri di Pavia sul caso di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove sono morte una donna di 50 anni e la figlia di 15.Secondo il verdetto degli accertamenti tossicologici, la sostanza – una proteina tossica presente nei semi della pianta di ricino – è stata rilevata nel sangue delle due donne, a conferma di una esposizione sistemica. Tuttavia, le analisi effettuate sul contenuto gastrico e sui principali organi non hanno evidenziato la presenza della stessa sostanza. Un dato che, sul piano scientifico, non esclude l’ingestione ma rende più complessa la ricostruzione della dinamica, anche alla luce delle analisi negative sugli alimenti sequestrati nell’abitazione. La relazione evidenzia infatti come la ricina sia altamente degradabile e possa non essere più rilevabile nelle matrici originarie a distanza di tempo. Gli investigatori stanno ora concentrando le verifiche sulla possibile via di esposizione, che al momento non è stata individuata.
Ipotesi esposizione a ricina anche in più fasi
Non è esclusa l’ipotesi che l’esposizione alla ricina possa essere avvenuto anche in momenti diversi e non necessariamente in un unico episodio. Sarebbe questa, secondo quanto si apprende, una ulteriore ipotesi investigativa che amplia il perimetro delle verifiche e delle ricostruzioni. Oggi, in Questura a Campobasso, riprendono anche le audizioni di persone informate dei fatti nell’inchiesta sul caso di Pietracatella. Gli investigatori della Squadra Mobile stanno ascoltando amici, parenti e conoscenti della famiglia per ricostruire con maggiore precisione non solo i pasti consumati tra il 23 e il 24 dicembre, ma anche quanto avvenuto nei giorni successivi, compreso il giorno di Natale e le ore immediatamente precedenti ai ricoveri. Non escluso inoltre che il padre e marito delle vittime, Gianni Di Vita, possa essere ascoltato nuovamente proprio in questa settimana.
Domani esami sul cellulare della figlia
È in programma per la giornata di domani, 28 aprile, negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso, l’accertamento tecnico irripetibile sul telefono cellulare di Alice Di Vita, la 19enne figlia e sorella rispettivamente di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte per avvelenamento da ricina. La 19enne non ha mai accusato sintomi. Domani si procederà con l’estrazione della copia forense dei dati alla presenza delle parti. Il giorno successivo, 29 aprile, a Bari, il medico legale incaricato Pia Benedetta De Luca procederà all’analisi dei vetrini istologici e al confronto con gli esiti tossicologici, sempre in contraddittorio tra i consulenti. E sempre in settimana, secondo quando confermato da fonti investigative, si svolgerà un nuovo sopralluogo scientifico nell’abitazione di Pietracatella per cercare tracce e fonti di esposizione del veleno ad ampio spettro. La casa è sotto sequestro dal 28 dicembre 2025. Gli accertamenti si inseriscono nel doppio filone dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino, che procede per duplice omicidio volontario a carico di ignoti e per omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso.

