Neonati morti a Parma, Chiara Petrolini in tribunale: oggi la sentenza

Neonati morti a Parma, Chiara Petrolini in tribunale: oggi la sentenza
Chiara Petrolini arriva in tribunale a Parma, 26 settembre 2024 (Foto LaPresse da frame video)

La procura ha chiesto 26 anni di reclusione

È iniziata l’udienza alla Corte d’Assise di Parma per il processo a Chiara Petrolini, arrivata in tribunale dopo essere stata scortata dai carabinieri. La 22enne di Traversetolo è accusata di duplice omicidio volontario premeditato e soppressione di cadavere per la morte dei due figli neonati, partoriti nel maggio 2023 e nell’agosto 2024 e sepolti nel giardino della villetta di famiglia. La Corte d’Assise dovrà pronunciarsi dopo che la procura ha chiesto 26 anni di reclusione e la difesa ne ha chiesto l’assoluzione.

In aula, oltre all’imputata, è presente anche Samuel Granelli, ex fidanzato della ragazza e padre dei due bambini. Oggi sono previste le repliche delle parti e la probabile lettura della sentenza di primo grado.

Corte d’Assise in camera di consiglio per la sentenza su Petrolini

La Corte si è ritirata per decidere sulla responsabilità di Petrolini. La camera di consiglio è iniziata al termine delle repliche dell’avvocato di parte civile Pierfrancesco Guido e del difensore Nicola Tria. Il procuratore capo Alfonso D’Avino non ha replicato. 

La difesa nega la premeditazione

“In queste ricerche non c’è mai nulla che parli di un disegno, di un progetto, di una preordinazione“, ha detto l’avvocato difensore di Chiara Petrolini, Nicola Tria, nell’arringa di replica davanti alla corte d’assise di Parma, riferendosi alle ricerche online effettuate dall’imputata prima del parto e contestando la tesi accusatoria sulla premeditazione.

Sul piano dello standard probatorio, il legale ha escluso l’esistenza di criteri differenziati per reati dolosi e colposi: “Non c’è un doppio binario – ha precisato – Esiste uno standard probatorio che deve essere osservato per ciascun elemento costitutivo del reato”. Quanto alle ricerche, la difesa ha sottolineato la differenza giuridica tra aborto e omicidio, osservando che nelle consultazioni online dell’imputata non compare alcun riferimento alle conseguenze letali dell’omissione contestata, né alla consapevolezza del meccanismo lesivo.

Sul punto della premeditazione, la difesa ha richiamato tre sentenze della Cassazione – due del 2024 e una del 2025 (n. 37951, Prima Sezione) – a sostegno dell’incompatibilità strutturale con il dolo eventuale: “La premeditazione è il livello più intenso di volizione dell’evento, mentre il dolo eventuale è di livello più basso: mi rappresento l’evento e ne accetto il rischio, non l’ho premeditato – ha spiegato il legale – Sono incompatibili per la struttura stessa dell’elemento soggettivo”.

In chiusura, la difesa ha prospettato la riqualificazione in termini di colpa, richiamando le dichiarazioni dell’imputata – “ha sempre detto che il bambino era voluto” – e indicando nell’”assoluta assenza di consapevolezza rispetto al meccanismo lesivo” l’elemento che, secondo i legali, apre la strada a una sentenza diversa dall’omicidio doloso”, ha concluso il difensore. 

La nonna paterna: “Nessuna vittoria, chiediamo solo giustizia”

“Comunque vada, non c’è nessuna vittoria”, ha detto Sonia Carossi, madre di Samuel Granelli, il padre dei due neonati. Alla domanda su cosa facesse più male, la risposta è stata secca: “Il fatto che non abbia chiesto scusa a nessuno. Basta, solo quello”. Interrogata su cosa si aspettasse dal verdetto, Carossi non ha lasciato margini: “Giustizia. E basta, solo quello. Credo che non ci sia altro da chiedere”, ha concluso parlando con i giornalisti fuori dall’aula della corte.

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