Il procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, ha iscritto 13 persone nel registro degli indagati per la frana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, del 25 gennaio 2026. A tutti, a vario titolo, viene contestato il reato di disastro colposo e danneggiamento a causa di frana. Fra gli indagati anche gli ultimi quattro presidenti della Regione Sicilia: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani.
La cittadina in provincia di Caltanissetta, assieme ad altre zone della Sicilia, è stata colpita dal ciclone Harry a gennaio scorso. Il maltempo ha creato numerosi danni tra cui una frana di grandi dimensioni, a ridosso della parte sud del centro abitato, che ha determinato l’immediata evacuazione della popolazione residente nell’area. La premier Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, subito dopo l’accaduto, si erano recati sui luoghi martoriati dal ciclone mentre il governo aveva annunciato lo stanziamento di 150 milioni di euro. Una situazione tragica per gli abitanti di Niscemi, costretti ad abbandonare “24 anni di ricordi e di vita familiare”.
Procuratore di Gela: “Indagini su attività e lavori dal 2010”
“La nostra attività si sta concentrando su un periodo che va dal 2010 al 2026 e chiama in causa gli ultimi quattro presidenti della Regione siciliana, i dirigenti della protezione civile, i soggetti attuatori al contrasto del dissesto idrogeologico e il responsabile dell’Ati, che avrebbe dovuto realizzare i lavori dopo la frana del 97. Sono accusati a vario titolo di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana”. Lo ha detto il procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, durante un incontro con i giornalisti in procura.
Vella ha indagato tredici persone. Si tratta degli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana, di Calogero Foti e Salvatore Cocina, rispettivamente ex dirigente e attuale responsabile della protezione civile regionale, dei dirigenti degli uffici che dopo la prima frana del 1997 non eseguirono e non applicarono le ordinanze della protezione civile nazionale sulla mitigazione del rischio frana.
Ance: “In tre mesi spesi tutti i soldi previsti per le emergenze nel 2026”
“Nel 2026 in soli tre mesi oltre 1,2 miliardi di euro sono stati già previsti per affrontare le emergenze”. Lo rivela un’analisi dell’Ance diffusa in occasione dell’evento ‘Un Piano per l’Italia’, organizzato oggi a Roma proprio nella sede dei costruttori. Dall’analisi si evince che quindi in soli tre mesi sono stati già spesi tutti i soldi previsti per le emergenze nel 2026. In particolare si fa presente che le emergenze riguardano gli eventi alluvionali nel Centro-Sud Italia, tra cui il ciclone Harry e le frane a Niscemi e in Molise.
Si tratta – viene spiegato – di ”una cifra ingente che supera i 933 milioni stanziati con la legge di Bilancio per affrontare le emergenze in tutto il 2026″. Per riparare i danni degli eventi calamitosi “spendiamo sempre di più, sacrificando investimenti e prevenzione”. Negli ultimi 15 anni – secondo il rapporto Ance-Cresme – “la spesa per i danni da dissesto idrogeologico è più che triplicata passando da una media di 1 miliardo l’anno a 3,3 miliardi l’anno”. Aggiungendo i costi per danni di terremoti, incendi, mareggiate e siccità – in base allo studio condotto da Erasmo d’Angelis e Mauro Grassi nel volume ‘Fuori dalle emergenze’ – “si arriva a 12 miliardi l’anno”.

