Bimbo morto dopo trapianto, gli infermieri: “Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda e calda”

Bimbo morto dopo trapianto, gli infermieri: “Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda e calda”
L’ospedale Monaldi di Napoli (foto Cavero/LaPresse)

Quando il contenitore con il cuore destinato al piccolo Domenico fu aperto, l’organo apparve completamente congelato, “trasformato in un unico blocco di ghiaccio”. È quanto riporta Repubblica, che riferisce la testimonianza resa ai pm da tre infermieri presenti in sala operatoria al momento dell’arrivo del cuore proveniente da Bolzano. Un passaggio cruciale, ricostruito ora dagli inquirenti, che stanno cercando di chiarire ogni fase della catena di conservazione e trasporto dell’organo.

Secondo le dichiarazioni raccolte, il personale sanitario si sarebbe immediatamente reso conto delle condizioni critiche del cuore e sarebbero stati effettuati tentativi per valutarne la possibilità di utilizzo. Preso atto dell’esito, il primario Guido Oppido avrebbe deciso di procedere comunque al trapianto sul piccolo Domenico, motivando la scelta con la “assenza di alternative”. Una decisione estremamente delicata, maturata in un contesto di emergenza clinica e di tempo limitato, che ora rappresenta uno degli elementi centrali dell’inchiesta.

Omicidio colposo

Le testimonianze sono attualmente al vaglio del pm Giuseppe Tittaferrante, titolare delle indagini insieme al procuratore aggiunto Antonio Ricci. Il fascicolo aperto ipotizza il reato di omicidio colposo e punta a verificare eventuali responsabilità, sia sul piano medico sia su quello organizzativo, incluse le procedure di preservazione dell’organo e il rispetto dei protocolli previsti per i trapianti. Gli accertamenti mirano a stabilire se il danneggiamento del cuore possa essere avvenuto durante il trasporto, nella fase di conservazione o in altri passaggi precedenti all’arrivo in ospedale. Un’indagine complessa, che si muove tra perizie tecniche, analisi documentali e audizioni del personale coinvolto, con l’obiettivo di fare piena luce su una vicenda che ha profondamente colpito l’opinione pubblica.

Gli ispettori del ministero all’ospedale di Bolzano

Sono arrivati nel primo pomeriggio di ieri intanto gli ispettori inviati dal ministero della Salute all’ospedale di Bolzano con l’obiettivo di ascoltare il personale in merito alle procedure messe in pratica per l’espianto e la conservazione del cuore, poi danneggiatosi, destinato al trapianto sul piccolo Domenico al Monaldi di Napoli. Il lavoro degli ispettori proseguirà anche oggi. Due giorni fa al San Maurizio si erano recati i carabinieri del Nas di Trento.

Il papà: “Quando medici sparirono capii che era andata male”

“Io ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita ma noi ancora non lo sapevamo”. Così Antonio Caliendo, il papà del piccolo Domenico morto sabato scorso dopo aver ricevuto un cuore risultato danneggiato, intervistato dal Corriere della Sera. Poco prima che morisse “gli ho detto: figlio mio mi mancherai, ma io sono come te, un combattente. E avrai giustizia”. Domenico soffriva di una forma di cardiomiopatia dilatativa. “Io speravo che lui avesse una vita serena, in salute, senza problemi e invece… Ma noi genitori portavamo lo stesso tanta speranza nel cuore e così ci affidammo completamente ai medici del Monaldi. Attenzione, però: non sono tutti cattivi, in quell’ospedale, c’è anche tanta gente brava, tanti dottori in gamba che sono venuti poi ad abbracciarci, anche le infermiere sono state sempre vicine a Domenico, non l’hanno mai abbandonato, nemmeno per un momento. Il professor Oppido, però, adesso non lo voglio vedere manco da lontano. Sarà la magistratura a fare chiarezza, certo, ma preferisco non incontrarlo”, conclude.

Testimone: “Il cuore era congelato, una pietra durissima”

Il cuore giunto all’ospedale Monaldi da Bolzano e destinato al piccolo Domenico Caliendo “era congelato”, una “pietra durissima”. Così lo descrive un sanitario che era presente in sala operatoria il 23 dicembre 2025 quando è stato eseguito il trapianto del cuore danneggiato, in una testimonianza agli atti dell’inchiesta della Procura di Napoli sulla morte del bimbo di 2 anni, deceduto sabato scorso, e da oggi a disposizione degli avvocati dei genitori del piccolo e dei sette medici e paramedici indagati per omicidio colposo.

Testimoni: “Espianto anticipato rispetto arrivo cuore nuovo”

L’espianto del cuore di Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni morto sabato scorso all’ospedale Monaldi, sarebbe avvenuto in anticipo rispetto all’arrivo del box con il nuovo organo in sala operatoria e, soprattutto, prima che ci si rendesse conto che questo era in condizioni di non trapiantabilità. È quanto emerge dalle testimonianze di sanitari e tecnici presenti in sala operatoria il 23 dicembre 2025, agli atti dell’inchiesta della Procura di Napoli sulla morte del piccolo e da oggi a disposizione degli avvocati dei genitori e dei sette indagati per omicidio colposo. Secondo quanto ricostruito da un testimone, l’inizio dell’espianto del cuore malato è avvenuto alle 14.18, ma il cuore proveniente da Bolzano sarebbe arrivato in sala operatoria solo qualche minuto prima delle 14.30. Dopo aver aperto il coperchio del contenitore, i sanitari si sono accorti che qualcosa non andava nel box quando però il cuore “vecchio” di Domenico era già sul tavolo.
Dalle testimonianze delle persone presenti in sala operatoria emerge un clima di forte tensione in ospedale nei giorni successivi, durante i confronti tra il cardiochirurgo che ha eseguito l’operazione e gli altri sanitari coinvolti.

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