Federica Torzullo uccisa ad Anguillara, Carlomagno: “Voglio uccidermi ma non ho il coraggio”

Federica Torzullo uccisa ad Anguillara, Carlomagno: “Voglio uccidermi ma non ho il coraggio”
Anguillara, domenica 18 gennaio 2025 (Foto: Francesco Benvenuti/LaPresse)

L’uomo si è detto “disperato” per la morte dei genitori ma non manifesterebbe alcun pentimento per il femminicidio della moglie

Claudio Carlomagno, dopo aver appreso della morte dei genitori, ha manifestato idee suicide. L’uomo è accusato del femminicidio della moglie Federica Torzullo, uccisa ad Anguillara Sabazia (in provincia di Roma). Lo apprende LaPresse da fonti penitenziarie che raccontano che Carlomagno piangendo, nella cella del carcere di Civitavecchia, continua a ripetere “voglio uccidermi ma non ho il coraggio”. E’ attualmente ristretto in una cella priva di suppellettili; indossa slip di carta e gli è stata data solo una coperta per il freddo, come previsto dai protocolli in caso di rischio autolesionistico, ed è stata intensificata la misura della sorveglianza a vista. 

L’uomo si è detto “disperato” per la morte dei genitori ma non manifesterebbe alcun pentimento per aver ucciso la moglie. Ha confessato di aver accoltellato mortalmente Federica Torzullo per paura di perdere l’affidamento del figlio e chiede di poter vedere il bambino. 

Il legale di Carlomagno: “I genitori non hanno sopportato la tragedia”

“Questa vicenda dimostra più che mai che anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime, vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente anche a chi non ne ha alcuna responsabilità, una catabasi, una discesa agli inferi che i signori Carlomagno non sono riusciti tragicamente a sopportare“, ha fatto sapere in una nota l’avvocato difensore di Carlomagno, Andrea Miroli, dopo il suicidio dei genitori dell’uomo.

“Le ragioni dietro a questo terribile gesto sono state spiegate in una lettera al loro altro figlio Davide, in merito alla quale occorre rispetto e privacy. Purtroppo ancora ieri però si leggevano sui social messaggi come ‘quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro’. Leggendo questo e sapendo quanto la pressione mediatica possa turbare le coscienze di chi si trova a vivere queste tremende situazioni, dovremmo forse tutti esercitarci in una pedagogia collettiva affinché certe vicende non straripino dai confini prettamente giuridici”.

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