“Io sono indagata a piede libero perché sarei, secondo 300 pagine di accusa che sono una sintesi di 2.000 pagine scritte dall’intelligence israeliana e consegnate brevi manu fisicamente a Genova, il megafono italiano di Hamas”. Così la giornalista Angela Lano, direttrice dell’agenzia Infopal, spiega in un’intervista a LaPresse i motivi che l’hanno portata sotto la lente della Procura di Genova, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti finanziamenti italiani ad Hamas che sarebbero gestiti dall’architetto palestinese Mohammad Hannoun, in carcere dal 27 dicembre.
L’operazione ha portato all’arresto di nove persone, tra cui lo stesso Hannoun, dopo 17 perquisizioni scattate in diverse città italiane: Genova, Torino, Bergamo, Firenze, Bologna, Monza e Brianza, Lodi e Sassuolo.
Lano: “Quanto accaduto mi fa ridere, se non fosse tragico”
“Tutto questo mi fa ridere, se non fosse tragico. È ridicolo. Basta sfogliare Infopal: siamo lì da 20 anni e soprattutto negli ultimi due abbiamo scritto di morti e feriti, feriti e morti, un conteggio del genocidio a Gaza angosciante da dover mettere. Poi editoriali, commenti, notizie e cose prese da vari siti, con tanto di fonti sempre. Certo, nella varietà di fonti avrò messo anche le dichiarazioni di Hamas, ma perché sono quelli che controllano, amministrano la Striscia di Gaza, come ho messo anche Fronte Popolare e altre”.
Il rapporto con Hannoun
Sul rapporto con Hannoun, Lano ricostruisce: “Io Hannoun l’ho conosciuto 25 anni fa, quando collaboravo con Repubblica occupandomi di mondo arabo-islamico e lo intervistavo spesso durante l’anno, quindi diciamo che lo conosco da una vita. Avevo dedicato un capitolo del mio libro ‘Islam d’Italia’ in cui parlavo di lui. Il capitolo era ‘l’architetto con la Palestina nel cuore’. Lo conosco da tanto tempo. Lui è un architetto, un intellettuale, un attivista che si occupa di questioni umanitarie, quindi di portare aiuti umanitari, nei vari campi profughi: materiale medico, dispositivi medici, carrozzine, cibo”. Quanto all’ipotesi di contanti destinati a finanziare Hamas, la direttrice di Infopal afferma: “Tutte le organizzazioni, compresa quella di Hannun, non portano soldi, non portano niente a Hamas, ma bisogna tenere conto che Hamas è il partito che vinse le elezioni del 2006, elezioni democratiche e monitorate da controllori internazionali, tra cui anche l’Onu. Quindi, nel bene e nel male, ci piaccia o non ci piaccia, è l’organizzazione politica che ha in mano le municipalità di Gaza e le organizzazioni che vogliono avere a che fare per questioni umanitarie, diplomatiche e via con la Striscia di Gaza devono relazionarsi, che piaccia o no, con Hamas”.
Tornando al fascicolo della Procura di Genova, Lano aggiunge: “Siamo ancora uno Stato di diritto, ma noi accettiamo che delle prove, sempre che siano prove vere, siano state estorte a gente torturata e stuprata con i cani? Perché c’è un’ampia documentazione anche di Amnesty, di organizzazioni umanitarie che sta dicendo che Israele pratica la tortura, adesso c’è un’escalation di questa pratica e noi vogliamo recepire, secondo il nostro diritto, una roba estorta con lo stupro? Io pongo questa domanda”, conclude.

