Nove arresti eseguiti a Genova nei confronti di persone accusate di aver finanziato Hamas attraverso tre associazioni benefiche. I polizotti della Digos di Genova (in raccordo con la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione), il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Genova e il Nucleo Speciale della Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari (personali e reali, queste ultime per un ammontare di oltre otto milioni di euro) nei confronti rispettivamente di nove indagati destinatari tutti della custodia in carcere e tre associazioni, emessa dal gip di Genova, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova. Tra gli arrestati figura anche il presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun.
Meloni esprime “apprezzamento e soddisfazione” per l’operazione
“Desidero esprimere apprezzamento e soddisfazione per l’operazione, di particolare complessità e importanza, che ha consentito di eseguire gli arresti di nove persone accusate di aver finanziato Hamas, attraverso alcune associazioni, sedicenti benefiche, per oltre sette milioni di euro”. Così in una nota la premier, Giorgia Meloni, che sottolinea che tra gli arrestati c’è “il presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, definito dagli investigatori “membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas” e “vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas”. Esprimo il più sentito ringraziamento, mio personale e a nome di tutto il Governo, a quanti hanno reso possibile quest’operazione – Procura di Genova, Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, oltre al supporto informativo fornito da AISE-Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna”.
Oltre a quella della premier, sono tante le reazioni politiche all’operazione.
Israele: “Passo importante nella lotta contro Hamas”
A esprimere soddisfazione per l’operazione delle forze dell’ordine, condotta a Genova, è stato anche lo Stato ebraico. “È un passo importante nella lotta contro il terrorismo di Hamas“, ha detto il ministro israeliano della Diaspora Amichai Chikli, come riporta Haaretz.
Piantedosi: “Arrestati personaggi molto attivi in manifestazioni”
“Gli arrestati sono personaggi che vanno a costituire quell’area grigia tra quelle che sono iniziative di sostegno alla causa palestinese, ma che in realtà qualche volta mascherano attività di vero e proprio sostegno alle azioni terroristiche”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in un’intervista al Tg2 in onda stasera alle 20.30, sui 9 arresti effettuati a Genova dall’Antiterrorismo, alla domanda su quale fosse il perimetro della rete che è stata individuata e sulla quale sono partiti gli arresti. Sul rischio concreto di infiltrazioni terroristiche nelle manifestazioni pro Palestina, Piantedosi ha risposto che “erano persone molto attive nell’ambito delle manifestazioni che ci hanno impegnato nei mesi trascorsi. Questo rischio c’è, è sondato dagli investigatori e bisogna stare molto attenti“. Infine, sul difensore di Hannoun che parla di campagna politica per metterlo a tacere, Piantedosi ha rimarcato che “un legale dovrebbe esprimersi soprattutto su atti del processo, credo che questo legale faccia bene a far valere le ragioni del proprio assisto nell’ambito del processo che scaturirà, credo che l’ordinanza parli da sé“.
L’associazione “Movimento della resistenza islamica”
Gli indagati sono accusati di fare parte e di avere finanziato l’associazione Hamas (“Harakat Al-Muqawma Al-Islamiya” ovvero “Movimento della resistenza islamica”), che si propone il compimento di atti con finalità di terrorismo, in particolare contro lo Stato di Israele, ed è stata designata come organizzazione terroristica da parte dell’Unione Europea (per quanto riguarda sia la ‘ala politica’ che quella militare). All’associazione, oltre al più recente attacco del 7 ottobre 2023, notoriamente realizzato e rivendicato da Hamas (oltre che dalla Jihad islamica) che ha causato la morte di 1200 persone e la cattura di quasi 200 ostaggi, viene ricondotta una serie di attentati che hanno causato negli anni la morte di 484 persone e il ferimento di altre 3305, in gran parte civili. Il finanziamento delle attività terroristiche risulta avvenuto per mezzo di varie associazioni
Circa 7 milioni versati ad Hamas
Agli indagati vengono addebitate operazioni di finanziamento, che si ritiene abbiano rilevantemente contribuito alle attività dell’organizzazione terroristica, per un ammontare complessivo di circa 7 milioni di euro: effettuate anche mediante operazioni di triangolazione attraverso bonifici bancari o con altre modalità per il tramite di associazioni con sede all’Estero, in favore di associazioni con sede a Gaza, nei Territori Palestinesi o in Israele, dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate ad Hamas. Direttamente a favore di esponenti di Hamas (in particolare, ad Osama Alisawi, già Ministro del Governo di fatto di Hamas a Gaza, che, specificamente, in varie circostanze, sollecitava tale supporto finanziario). Tale supporto ha riguardato anche il sostentamento dei familiari di persone coinvolte in attentati terroristici ai danni di civili o dei parenti di detenuti.
Indagati intercettati, califfato a Gaza e dichiarazioni d’amore verso Hamas
“Trasferire il califfato nella Striscia di Gaza, noi siamo la centrale… noi siamo la capitale. Chiunque di loro apre la bocca lo ammazziamo”. È quanto emerge in una conversazione intercettata che coinvolge Mohammad Hannoun, tra i 9 arrestati oggi a Genova nell’ambito dell’indagine sui finanziamenti ad Hamas. Parlando con Abu Khaled, conversazione finita agli atti, Hannoun fa riferimento all’operazione Tempesta Al Aqsa, come viene denominato l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023 – si legge nell’ordinanza del gip -, lamentando che altri si siano presi il merito, e aggiunge: “ci hanno fottuti, ci hanno fottuto tutto… È giunto il momento di sfilargli il tappeto sotto i piedi”. Parole che rifletterebbero la posizione a sostegno di Hamas. Non l’unica conversazione in cui tra gli indagati si fa espresso riferimento al sostegno all’organizzazione terroristica. In una conversazione dello scorso agosto, avvenuta all’interno della sede milanese di Abspp, Abu Deiah Khalil (detto Abu Safiya, tra gli indagati nell’operazione odierna), alla domanda su cosa pensi di Hamas, fa quella che a giudizio del gip risulta una “vera e propria dichiarazione d’amore”: “Ti dico una cosa: i loro scarponi sono disposto a farli marciare sopra alla mia testa… questo è il mio parere. Io li amo e li adoro“.
Quando Hannoun diceva “simpatizzo per Hamas”
“Io non appartengo a Hamas, questo lo dico ufficialmente, non faccio parte di Hamas però faccio parte del popolo palestinese, rispetto ogni fazione palestinese che rispetta i diritti del popolo palestinese, che lotta per strappare questi diritti per l’autodeterminazione”. Diceva così nell’agosto scorso Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi d’Italia, tra i nove arrestati oggi con l’accusa di aver finanziato il movimento estremista responsabile dell’attacco del 7 ottobre.
Piantedosi: “Squarciato velo dietro attività a sostegno dei terroristi”
“È un’operazione molto importante e significativa quella portata a termine stamattina dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza con l’arresto di nove persone, tra cui il più noto Mohammad Hannoun”. Lo dichiara il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. “Pur con la doverosa presunzione di innocenza che va sempre riconosciuta in questa fase, è stato squarciato il velo su comportamenti e attività che, dietro il paravento di iniziative a favore delle popolazioni palestinesi, celavano il sostegno e la partecipazione a organizzazioni con vere e proprie finalità terroristiche di matrice islamista. Un pericolo rispetto al quale c’è la massima attenzione da parte del nostro governo.
Grazie alla professionalità dei poliziotti della Direzione centrale della polizia di prevenzione, la nostra “antiterrorismo“, e dei nuclei specialistici della Guardia di Finanza si sono potuti ricostruire contatti e flussi finanziari su scala internazionale: l’ennesima dimostrazione delle competenze e capacità investigative delle nostre forze di polizia che si confermano tra le migliori al mondo. Sono grato al Capo della polizia, al Procuratore nazionale anti terrorismo ed ai magistrati della direzione distrettuale di Genova per come hanno coordinato tali professionalità, contribuendo allo sviluppo di una indagine di straordinaria importanza. Questo risultato ci incoraggia nell’opera di ulteriore rafforzamento delle nostre forze dell’ordine che stiamo portando avanti da tre anni e che continueremo finché ci verrà affidata la responsabilità di governo”.
Sa’ar condivide post di Salvini e Piantedosi su arresti
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha condiviso, senza aggiungere commenti, i post pubblicati su X dal vicepremier Matteo Salvini e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nonché un tweet di Fratelli d’Italia, sull’arresto in Italia di nove persone per presunti finanziamenti ad Hamas.
Mantovano: “Sistema sicurezza Italia all’avanguardia in Europa”
“Credo sia doveroso a nome del governo manifestare l’apprezzamento e la gratitudine nei confronti della procura della Repubblica di Genova, della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e dell’Aise per l’operazione completata con gli arresti di questa mattina che rappresenta un unicum nel contrasto al terrorismo di matrice islamista, e in particolare al terrorismo di Hamas, non soltanto per gli sviluppi che ha avuto questa mattina, ma anche per la rete che ha fatto emergere, per ciò che ha costituito oggetto di sequestro e per la linea di confine netta che permette di identificare tra il sostegno doveroso della comunità internazionale alle popolazioni civili di Gaza e il supporto finanziario, ingente – si parla di milioni di euro – nei confronti di attività di terrorismo. Credo che in questo l’Italia confermi di essere col suo sistema di sicurezza all’avanguardia in Europa”. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, parlando con i cronisti al Senato. “L’Aise ha svolto un ruolo importante – ha quindi aggiunto Mantovano, Autorità delegataáper la sicurezza della Repubblica – ha fornito un quadro informativo molto significativo che, essendo emerse ipotesi di reato come poi è stato verificato dal giudice dell’indagine preliminare di Genova, è stato ampiamente utilizzato con tutte le necessarie integrazioni di indagini da parte della polizia giudiziaria. Come sempre vi è stato un importante lavoro di squadra”.
Il pm: “Creare cellule estere è progetto strategico di Hamas”
“La costituzione di una cellula estera del movimento, sulla base degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini, non può ritenersi il risultato di una iniziativa personale di coloro che hanno dato vita all’associazione solidaristica italiana nei primi anni ’90, ma, piuttosto, la realizzazione di un progetto strategico dell’organizzazione madre Hamas, che si è dotata di una struttura complessa, e dunque anche di cellule operanti all’estero, in grado di contribuire agli scopi propri del movimento”. È quanto scrivono il procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo e il procuratore di Genova Nicola Piacente nella nota in merito all’operazione che ha portato all’arresto di 9 persone per finanziamenti ad Hamas.
“Indagine non toglie rilievo a crimini commessi a Gaza”
Le indagini e i fatti emersi “non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale, da rendersi in conformità allo Statuto di Roma, ratificato da 125 Stati Membri, fra i quali, in un ruolo di impulso e sostegno, l’Italia”. Lo precisano il procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo e il procuratore di Genova Nicola Piacente nella nota in merito all’operazione che ha portato all’arresto di 9 persone per finanziamenti ad Hamas. Allo stesso tempo – si legge ancora – “tali crimini non possono giustificare gli atti di terrorismo (compresi quelli del 7 ottobre 2023) compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche a questa collegate ai danni della popolazione civile, né costituirne una circostanza attenuante”. “Per la giurisprudenza di legittimità costituiscono, infatti, atto terroristico le condotte che, pur se commesse nel contesto di conflitti armati, consistano in condotte violente rivolte contro la popolazione civile, anche se presente in territori che, in base al diritto internazionale, devono ritenersi illegittimamente occupati”, conclude la nota.
“Da intercettazioni e foto adesione sintomatiche ad Hamas”
Nel corso delle intercettazioni, nell’ambito dell’indagine che ha portato a Genova all’arresto di nove persone per finanziamenti ad Hamas, emergono espressioni di apprezzamento su attentati terroristici da parte di alcuni degli indagati tra cui Mohamed Hannoum. Secondo quanto emerge uno di loro compare ritratto in una fotografia acquisita nel server di A.B.S.P.P. in divisa mimetica, armato di lanciarazzi, con i simboli delle Brigate Al Qassam, circondato da uomini armati “palesemente appartenenti all’Ala militare dell’associazione terroristica”. Immagini che per la tesi accusatoria appaiono “sintomatiche della loro adesione soggettiva all’organizzazione terroristica e, in particolare, alle modalità terroristiche di azione di Hamas”.
“In intercettazioni riferimenti a Jihad e ruolo indagati”
Nelle conversazioni intercettate e finite agli atti dell’indagine che ha portato a 9 arresti a Genova per terrorismo legato ad Hamas, emergono riferimenti alla Jihad e ai relativi ruoli e compiti degli indagati. Per gli inquirenti in merito alla posizione di Hannoun e alle contestazioni avanzate, “numerose e significative appaiono le conversazioni telefoniche e i contatti” tra lui e quanti rivestono analoghi ruoli in Olanda, Austria, Francia e Inghilterra. “Tali comunicazioni dimostrano l’esistenza di una estesa rete organizzata a livello internazionale di soggetti e istituzioni impegnati nella raccolta fondi, apparentemente da destinare a scopi benefici e a sostegno della popolazione e della causa palestinesi”, si legge nelle carte che fanno riferimento anche all’articolazione italiana del network di associazioni. Gruppi che portavano avanti attività molteplici che vanno da quelle educative a quelle strettamente legate al settore militare: “infatti – concludono i magistrati – fanno parte del settore da’wa le attività di formazione di giovani per i futuri ruoli di leadership dentro Hamas, quelle svolte nel settore studentesco nel Campo militare degli studenti (Command Training Institute), l’educazione sullo status di martiri e prigionieri, il simposio sulla Jihad e i santi guerrieri dell’organizzazione. Tali attività sono svolte grazie al contributo delle associazioni di beneficenza di Hamas”.
Salvini: “Spero che processo pace prosegua nonostante i pro Pal”
Tra le tante reazioni politiche, quella del ministro e vicepremier Matteo Salvini: “Ci sono alcuni milioni di fenomeni che dovrebbero chiedere scusa, perché la Guardia di Finanza e gli investigatori ritengono che finanziassero illegalmente il terrorismo islamico basandosi su alcune associazioni onlus in Italia. Quindi l’idolo dei Pro Pal che per qualche giorno hanno bloccato l’Italia, hanno devastato città, la stazione centrale di Milano, bloccato le autostrade, invaso i binari ferroviari contro il genocidio sarebbe, secondo gli investigatori e secondo la giustizia che ne ha permesso l’arresto, un finanziatore del terrorismo, dei massacri del 7 ottobre. Quindi c’è qualcuno che non ha capito niente, era in piazza dalla parte sbagliata” ha dichiarato Salvini, intervistato a Radio Libertà. “Spero che vengano presi tutti, che vengano espulsi quelli che sono in Italia illegalmente e spero che il processo di pace prosegua nonostante i Pro Pal. Perché se oggi a Gaza e a Tel Aviv non volano missili e c’è qualche problema in meno non è grazie alla Flotilla, all’Albanese, a Greta Thunberg, alla Schlein, ma è grazie a Donald Trump e alla buona volontà dimostrata da palestinesi e israeliani”, ha spiegato. “Nonostante i fenomeni che in Italia e in Europa evidentemente hanno fatto casino sempre e comunque dalla parte sbagliata. È incredibile come certa gente riesca sempre a scegliere la parte sbagliata”, ha aggiunto.
“Cellula Hamas in centro islamico Genova fin dal 1991”
Era segnalata fin dal 1991 la presenza presso il Centro Islamico Genovese di una cellula di Hamas coordinata dal giordano-palestinese Hannoun Mohammad, 62anni, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia arrestato oggi con altre 8 persone nell’ambito dell’indagine sui finanziamenti al terrorismo di Hamas. È quanto si legge nell’ordinanza di applicazione delle custodie cautelari della gip, eseguite oggi a Genova, nel ripercorrere non solo la presenza a Genova di Hannoun ma anche l’attività delle associazioni alle quali è stato legato come fondatore e legale rappresentante – due delle quali con sede nel capoluogo ligure – finite al centro dell’inchiesta per finanziamenti ad Hamas. Hannoun nel 2003 era finito in una black list del Dipartimento del Tesoro Usa, tra i finanziatori del terrorismo, ma già nel 2001 nel corso di una perquisizione a suo carico erano stati rinvenuti documenti del gruppo terroristico che l’indagato aveva dichiarato di aver reperito proprio al Centro Islamico Genovese. Le indagini avevano evidenziato “come continuasse a mantenere un ruolo di primaria importanza all’interno del Centro, impegnato nelle raccolte fondi da destinare ai territori occupati, mentre organizzava congressi in cui venivano invitate personalità di spicco del mondo islamico i cui interventi esaltavano la strategia del terrore”.
Perquisizioni a sede Cupola d’Oro a Milano
Perquisizioni in corso questa mattina da parte della Guardia di Finanza con il supporto della Polizia nella sede dell’Associazione ‘Cupola d’Oro’a Milano. Le Fiamme Gialle hanno portato via diverse scatoloni. Anche un uomo è stato portato via a bordo dei mezzi della polizia: l’associazione, coinvolta nell’inchiesta genovese sui finanziamenti ad Hamas, è stata costituita l’1 dicembre 2023 e il suo legale rappresentante è Abu Deiah Khalil. Secondo gli inquirenti avrebbe aperto un conto corrente presso Poste tramite cui sarebbe riuscito a versare ad Hamas almeno dal 2023 e fino a oggi oltre il 71% dei fondi, raccolti per la popolazione palestinese. Diversi i proprietari dei negozi e attività nei pressi della sede milanese che hanno descritto gli appartenenti all’associazione come “persone squisite, sempre gentili e sorridenti”, con solo movimenti il sabato, giorno delle manifestazioni organizzate a Milano, quando da lì partiva il camion principale dietro cui poi sfilavano i manifestanti per le vie della città.
Gip: “Per Hannoun pericolo di fuga, doveva partire oggi per Turchia”
È “concreto e attualissimo” il pericolo di fuga ravvisato nei confronti di Hannoun Mohammad, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia, tra gli arrestati oggi a Genova nell’ambito dell’indagine sui finanziamenti al terrorismo di Hamas. Secondo la gip Silvia Carpanini, il pericolo di fuga emerge dal fatto che Hannoun aveva “da tempo manifestato il progetto di trasferirsi in Turchia e di aprire lì un ufficio dove spostare l’attività dell’associazione”. Negli ultimi giorni le intercettazioni hanno evidenziato come tale programma fosse in fase di attuazione sempre più stringente tanto che era emersa la data di oggi come quella della partenza, d’accordo con la famiglia che lo avrebbe poi raggiunto il prima possibile. Quanto infine al pericolo di reiterazione, per la gip “è senz’altro concreto e attuale sia avendo riguardo alla natura del reato commesso di matrice fortemente ideologica, sia considerando il comportamento degli indagati che, nonostante l’inclusione nelle liste del terrorismo” hanno “continuato nella loro attività, aggirando i divieti con triangolazioni finanziarie, usando sempre maggiori cautele, ripulendo i pc dal materiale compromettente e adottando espedienti quali l’apertura di nuove associazioni da intestare a nomi non legati al Movimento per cercare di eludere i blocchi”.
Bucci: “Arrestati hanno ingannato tantissimi genovesi”
“Desidero ringraziare gli inquirenti che hanno lavorato alla complessa operazione antiterrorismo, portando alla luce un’intensa attività criminosa che aveva preso campo sul territorio ligure e a Genova in particolare. Non è la prima volta che la professionalità della nostra magistratura e delle nostre forze dell’ordine, in questo caso con un’ottima collaborazione tra Polizia di Stato e Guardia di finanza, consente di sventare i tentativi di pericolose organizzazioni sovversive”. Con queste parole il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, ha commentato l’operazione congiunta di polizia e Guardia di finanza che ha portato all’arresto di nove persone, accusate di aver finanziato l’organizzazione Hamas tramite tre associazioni. “Sempre fatto salvo il dovere di attendere la conclusione di un procedimento giudiziario, all’esito delle indagini, ciò che viene contestato agli arrestati è ancor più deplorevole perché secondo le circostanziate accuse avrebbero ingannato tantissimi genovesi che, con la consueta generosità, credevano con le loro donazioni di aiutare una popolazione in difficoltà e invece, a loro insaputa, finanziavano un gruppo terroristico autore di terribili massacri”.

