A meno di 48 ore dalla fuga è stato ritrovato, gravemente ferito ma vivo, Nazif Muslija, marito di Sadjide Muslija, la 49enne uccisa ieri a Pianello Vallesina nel comune di Monte Roberto, nell’Anconetano. E adesso è stato portato in carcere. L’uomo era irreperibile dal momento della scoperta del corpo esanime della donna. Attorno alle 18 di giovedì, dopo serrate ricerche tra Italia e estero i carabinieri lo hanno trovato riverso al suolo, in una zona impervia di Matelica, nel Maceratese. I sanitari del 118 lo hanno stabilizzato. La sua auto, la Smart bianca, è stata rinvenuta abbandonata nei pressi del luogo di ritrovamento. La posizione del 50enne ora è al vaglio degli inquirenti.
Femminicidio Ancona, perché si parla di un “tubo di ferro”
Intanto, alcune ore prima, gli uomini dell’arma di Ancona, Jesi e del Sis hanno trovato un tubo di ferro nella casa di Pianello Vallesina: potrebbe essere l’arma usata per uccidere Sadjid. Il femminicidio che si è consumato mercoledì, con tutta probabilità alle prime luci dell’alba, non ha ancora ufficialmente un autore. Il tubo di ferro è stato repertato nel pomeriggio assieme ad altri oggetti. Ora dovrà essere analizzato nel dettaglio. Sarà essenziale scoprire tracce, impronte e dettagli.
Procuratrice capo Ancona: “Percorsi per uomini maltrattanti devono essere realisticamente avviati”
La coppia viveva da anni nel territorio, meno di 3mila abitanti. Loro, operai in due aziende, conducevano una vita riservata, pochi contatti e poche amicizie. Ad aprile però la denuncia che porta all’arresto di lui. Violenza, l’accusa. Dopo aver inseguito la moglie con un’ascia fino alla camera da letto. La stessa camera dove è stata trovata esamine. Il 12 aprile Muslija entrò in cella per poi patteggiare e uscire. Doveva frequentare un corso di riabilitazione per uomini maltrattanti. Ma il posto non c’era e quindi l’attesa si è prolungata per mesi. Ora è il principale indiziato del femminicidio della moglie. Come ha spiegato a LaPresse la procuratrice capo di Ancona, Monica Garulli, i percorsi per gli uomini maltrattanti “avrebbero la funzione di evitare una recidiva e dovrebbero essere diretti a un’attività di recupero consapevole. Devono però essere realisticamente avviati. Se non sono appropriati diventa inutile anche solo prevederli”.

