Delitto di Garlasco, annullato il terzo sequestro per Venditti

Delitto di Garlasco, annullato il terzo sequestro per Venditti
L’ex magistrato Mario Venditti (Foto Nelson Hasanpapaj/LaPresse)

L’ex magistrato coinvolto in inchiesta per corruzione in atti giudiziari

Il tribunale del Riesame di Brescia ha annullato per la terza volta in un mese il decreto di sequestro di pc e dispositivi informatici a carico dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, nell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari sull’archiviazione di Andrea Sempio del 2017 per il delitto di Garlasco, fascicolo che vede indagato come presunto corruttore con “20-30mila euro” il padre del 37enne, Giuseppe Sempio.

I giudici della libertà hanno accolto il ricorso dell’avvocato Domenico Aiello contro il decreto di sequestro disposto dalla pm Claudia Moregola e dal Procuratore di Brescia, Francesco Prete il 24 ottobre. Il 17 ottobre il Riesame aveva ordinato la restituzione di 3 telefoni, 2 pc, 2 iPad, 2 hard disk e 2 chiavette usb del magistrato in pensione che erano stati sequestrati durante le perquisizioni del 26 settembre. In quel caso i giudici avevano mantenuto in sequestro 2 agende cartacee. In seguito è stato annullato un secondo sequestro – riguardante però non l’indagine su Garlasco ma sul presunto ‘sistema Pavia’.

Il collegio Pagliuca-Azzi-Cavalleri ha annullato i sequestri relativi anche agli ex carabinieri Silvio Sapone e Giuseppe Spoto (non indagati) della squadra di polizia giudiziaria di Venditti, accogliendo i ricorsi degli avvocati Massimo Marmonti e Marco Casali. Il Tribunale ordina la “restituzione” di “tutti i beni”, inclusi i “dati eventualmente già estrapolati” dai dispositivi informatici, e ha delegato il Gico della guardia di finanza di Brescia di eseguire il provvedimento. Per Venditti i dispositivi rimarranno comunque in custodia dopo che l’avvocato Aiello ha chiesto al gip di Brescia di disporre l’incidente probatorio su telefoni e pc da svolgersi nel contraddittorio, con l’utilizzo di parole chiave e perimetrando il campo delle ricerche. Analisi che invece la Procura di Brescia intendeva realizzare senza indicare parole chiave e dal 2014 in poi, anno di insediamento a Pavia dell’ex pm, tre anni prima del presunto episodio corruttivo con la famiglia Sempio.

Venditti a pm: “Restituire immediatamente telefoni”

L’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, sta per depositare attraverso il proprio legale, Domenico Aiello, un’istanza di restituzione immediata dei beni in sequestro dopo il terzo provvedimento del Tribunale del Riesame di Brescia che ha ordinato la “restituzione” di “tutti i beni”, inclusi i “dati eventualmente già estrapolati”, da 3 telefoni, 2 pc, 2 Ipad, 2 hard disk e 2 chiavette usb. Nell’istanza, indirizzata alla Procura di Brescia e alla polizia giudiziaria, il legale sottolinea che non esiste più alcun titolo per mantenere in sequestro i dispositivi, anche di fronte a un ricorso per Cassazione della pm Claudia Moregola e del Procuratore Francesco Prete e che, se non ottemperata la richiesta sarebbero integrati gli estremi del reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Il difensore di Venditti ha, nel frattempo, rinunciato alla richiesta di incidente probatorio avanzata 10 giorni fa per analizzare i telefoni di Venditti nel contraddittorio e con un perito nominato da un giudice terzo. Una mossa presa dalla difesa per sterilizzare l’accertamento tecnico irripetibile sui cellulari che la Procura di Brescia aveva disposto in attesa delle decisioni del Riesame, conferendo l’incarico all’informatico forense, Matteo Ghigo, di effettuare la “copia forense” in 45 giorni.

Riesame, no a ‘zone franche’ del diritto per Venditti

Mario Venditti non sia sottoposto a “zone franche” del diritto. Così il tribunale del Riesame di Brescia, citando la Corte di Cassazione, nel motivare l’annullamento del sequestro di cellulari e dispositivi informatici a carico di Mario Venditti, l’ex procuratore aggiunto di Pavia indagato per corruzione in atti giudiziari dalla famiglia di Andrea Sempio. I giudici della libertà ricordano che ogni “motivazione” alla base di perquisizioni e sequestri deve rispettare un “canone di proporzionalità”, tra cui l’utilizzo di “parole chiave” come “criteri di selezione” dentro il materiale informatico per evitare le cosiddette ricerche ‘a strascico’, e la “delimitazione dell’ambito temporale dei dati” che si stanno cercando.

Secondo il Riesame la pm Claudia Moregola e il Procuratore di Brescia, Francesco Prete, avrebbero mancato il “primo” aspetto (le parole chiave) nonostante avessero “chiaramente delineato gli elementi”, di cui erano alla “ricerca”, e alcuni talmente specifici da prestarsi a essere “intercettati”: fanno l’esempio della consulenza tecnica del genetista Pasquale Linarello che, secondo l’ipotesi investigativa Andrea Sempio avrebbe conosciuto prima di essere interrogato dalla Procura di Pavia il 10 febbraio 2017. Una “lacuna”, quella degli argomenti mirati di ricerca, che anche da sola sarebbe “sufficiente” ad annullare il sequestro.

Riesame: “Tempistiche indagine destano perplessità”

Cercare “dati di interesse” investigativo che vanno “dal 2014 al 2025” per dimostrare un’ipotesi di reato che sarebbe stata commessa nel “febbraio 2017” è un fatto che desta “perplessità” perché offre “termini sensibilmente difformi” rispetto ai “confini temporali” delle accuse. Così il tribunale del Riesame di Brescia nelle motivazioni del provvedimento con cui ha annullato i sequestri informatici a carico dell’ex aggiunto di Pavia, Mario Venditti. La Procura di Brescia aveva chiesto di poter estrapolare dati da 11 anni di pc, cellulari, chiavette di Venditti di fronte a un contestazione, quella della corruzione dai Sempio, che sarebbe avvenuta nel 2017. Nell’annullare il sequestro il Riesame contesta anche la violazione della “ragionevolezza temporale” della “durata” del sequestro, che non era stata specificata nei decreti della Procura.

Legale Venditti: “Perquisizioni a reti unificate, altro che riserbo”

“Venerdì ho per la prima volta risposto alla stampa dopo un’udienza, e non sono stato il solo a notare l’assenza, sarebbero state gradite delle scuse di accompagnamento al deposito delle sit dei tre colleghi ex difensori di Sempio. Lealtà, rispetto e trasparenza lo avrebbero suggerito. Ricordo, non certamente agli illustri Capi Uffici Bresciani, che la mattina delle perquisizioni, il 26 settembre, ancora dovevo entrare in casa del dottor Venditti che già alle 9, a reti unificate la sua reputazione era stata distrutta, altro che riserbo”. Così Domenico Aiello, legale dell’ex pm di Pavia, Mario Venditti, sabato in risposta alla nota della procura di Brescia, a firma del procuratore generale, Guido Rispoli, e il procuratore Francesco Prete che segue le dichiarazioni rese dallo stesso Aiello dopo l’udienza al Riesame.

“Ho letto e condivido parola per parola la replica rivoltami dal PG e Pm Capo di Brescia, ma tutto va contestualizzato a quanto sta accadendo”, prosegue il legale. “Anche io infatti son convinto che, come i difensori hanno il dovere sacrosanto di prepararsi, studiare, leggere tutto e rimanere ancorati alle risultanze del fascicolo, così lo stesso obbligo dovrebbe governare il magistrato del pubblico ministero. Il dovere di lealtà, probità e soprattutto riserbo. Sottoscrivo volentieri ogni invito al riserbo, sono canoni che vanno sempre rispettati”.

“Ritengo con convinzione che falsità e approssimazioni non dovrebbero costituire le condizioni per aggressioni senza precedenti di un ex magistrato incensurato con 44 anni di specchiata carriera, e non proprio nelle ovattate retrovie”, continua ancora il legale. “Ieri insisto sarebbe stato il momento giusto per presentare le scuse e assumere una decisione doverosa e responsabile, dimostrando, sensibilità e senso della giurisdizione”, conclude Aiello.

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