A Castel D’Azzano, dopo l’esplosione che questa mattina è costata la vita a tre carabinieri, sono state immediatamente fermate due persone – un uomo e una donna – dagli stessi colleghi delle vittime. Anche i due fermati sono stati soccorsi e presentavano delle ustioni. I due sono fratello e sorella, Dino Ramponi, 63 anni e Maria Luisa Ramponi, 59 anni. Un terzo fratello si era allontanato dal casolare subito dopo la deflagrazione ed è stato fermato dopo una breve ricerca da parte dei militari. Si tratta di Franco Ramponi, 65 anni. L’uomo è stato rintracciato da militari in una campagna di sua proprietà. Non ha opposto resistenza. I tre sono stati arrestati, secondo il procuratore saranno accusati di omicidio premeditato e probabilmente anche di strage.
I fratelli Ramponi: chi sono gli arrestati
Il notevole dispiegamento di forze per lo sgombero del casolare dei fratelli Ramponi fa subito capire che l’operazione si presentava come potenzialmente rischiosa per la probabile resistenza dei tre fratelli, che non volevano abbandonare la loro casa. Già nel 2024, in occasione di un altro tentativo di sgombero del casolare di Castel d’Azzano, uno dei tre occupanti si era cosparso di benzina per evitare le operazioni delle Forze dell’Ordine. E per evitare lo sfratto, a quanto appreso, già in passato avevano tentato di far esplodere la casa con il gas. Visti i precedenti, in questa occasione l’Arma di Carabinieri “aveva mandato degli esperti mediatori – ha spiegato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi – per parlare con gli occupanti e c’era stato un contatto che sembrava potesse essere foriero di una composizione tranquilla, bonaria. Quindi c’è stato apparentemente un atto veramente proditorio, quasi premeditato“.
Il procuratore, Raffaele Tito, ha spiegato che solo qualche giorno fa, alla fine di settembre, i tre avevano minacciato “il custode giudiziario che era stato delegato alla vendita dell’immobile dal giudice civile” e “uno di loro ha detto che si sarebbe fatto esplodere“.
In mattinata il vicesindaco di Castel D’Azzano, Antonello Panuccio, ha spiegato che i tre fratelli “non volevano abbandonare la casa ma c’era un ordine del giudice di eseguire lo sgombero, quindi carabinieri e polizia di Stato vi hanno dato esecuzione”. Il Comune “conosceva la situazione della famiglia ed eravamo pronti ad accoglierli in qualche sistemazione provvisoria in strutture qui nella zona”.
I fratelli Ramponi: “Pronti a farci esplodere”
Alla fine del mese di settembre avevano minacciato il custode delegato dal Tribunale civile della vendita del casolare che si rifiutavano di lasciare. Uno dei fratelli Ramponi aveva minacciato che si sarebbe fatto esplodere e solo un anno fa, la donna, Maria Luisa, aveva minacciato di darsi fuoco dopo essersi cosparsa di amuchina.
I tre avevano sottoscritto, in passato, un mutuo ipotecario che, però, non erano più riusciti a sostenere ed era dunque stato deciso il pignoramento dell’immobile. Un primo tentativo liberare il casolare, uno sfratto, era andato a vuoto nel novembre 2024, quando i due fratelli si erano barricati in casa con taniche di benzina ed erano stati messi in salvo dai vigili del fuoco. Anche in quella circostanza avevano saturato gli ambienti con il gas, ma le forze dell’ordine erano riuscite a far desistere i Ramponi dal loro intento.
Purtroppo, però, nella notte tra lunedì e martedì, i tre hanno messo in atto il piano, causando l’esplosione del casolare.

