Suicidio assistito, 79enne ligure muore in Svizzera dopo diniego dell’azienda sanitaria

Suicidio assistito, 79enne ligure muore in Svizzera dopo diniego dell’azienda sanitaria
Foto Ap/Sebastian Kahnert

‘Fabrizio’ era affetto da una patologia neurodegenerativa incurabile. L’ass. Coscioni: “Non ha voluto aspettare oltre in condizioni per lui intollerabili”

Fabrizio‘, un 79enne ligure affetto da una patologia degenerativa a cui l’azienda sanitaria regionale aveva negato l’accesso al suicidio assistito, è morto in Svizzera dopo esservi stato accompagnato da Roberta Pelletta e Cinzia Fornero, volontarie di Soccorso Civile, associazione per le disobbedienze civili sul fine vita di cui è responsabile legale Marco Cappato. “Non mi piango addosso – aveva detto l’uomo -. Sono determinato ad andare in Svizzera“.

Ass. Coscioni: “Non ha voluto aspettare in condizioni intollerabili”

“L’uomo era affetto da una malattia neurodegenerativa progressiva irreversibile, che lo ha portato a una totale perdita della capacità di parlare e a gravi disturbi motori”, si legge in una nota dell’associazione Luca Coscioni, che si occupa di diritti civili e fine vita. “Comunicava solo tramite gesti e, a fatica, con un tablet. Era totalmente dipendente da assistenza quotidiana continua e oltre alla sua malattia, a causa di tromboembolia polmonare era in terapia, e con anche insufficienza respiratoria per la quale dipendeva dall’ossigenoterapia durante il sonno. Nonostante tutto questo, secondo il Servizio sanitario della Regione Liguria, ‘Fabrizio’ non dipendeva da alcun trattamento di sostegno vitale, uno dei requisiti per poter accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia, sulla base della sentenza Cappato-Antoniani 242/2019 della Corte costituzionale. Aveva chiesto la verifica delle condizioni a febbraio 2025. Dopo le visite della commissione medica, a maggio, era arrivato il diniego. A quel punto, assistito dal gruppo legale dell’associazione Luca Coscioni, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, ‘Fabrizio’ aveva presentato un’opposizione alla decisione della ASL, chiedendo la rivalutazione del requisito del trattamento di sostegno vitale alla luce della giurisprudenza costituzionale che chiarisce cosa deve intendersi per sostegno vitale. Le nuove visite erano state effettuate a luglio, ma a ‘Fabrizio’ non era mai arrivata una risposta e, non volendo aspettare altro tempo in condizioni di sofferenza per lui intollerabile, aveva deciso di andare in Svizzera per accedere al suicidio assistito”, viene spiegato.

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