Lo sgombero è scattato nella mattinata di giovedì, a sorpresa. La data per lo sfratto esecutivo del centro sociale Leoncavallo di via Watteau a Milano era fissata per il prossimo 9 settembre. Ma nella mattinata di giovedì, polizia e carabinieri, insieme con l’ufficiale giudiziario, si sono presentati al centro sociale per le operazioni di sfratto che sono andate avanti senza alcuna resistenza né problemi di ordine pubblico.
In quel momento, nello stabile di via Watteau, dopo l’abbandono della sede storica in via Leoncavallo fondata nel 1975, non era presente nessuno. Gli attivisti però non mollano e nell’assemblea convocata nel pomeriggio, sotto la pioggia che si è abbattuta su Milano, hanno lanciato l’ipotesi di una manifestazione dal carattere nazionale per il prossimo sabato 6 settembre.
Il Comune “non era stato avvisato” dello sgombero, tuona il sindaco di Milano, Giuseppe Sala: “Ho ricevuto stamattina la notizia dal prefetto” Claudio Sgaraglia. Eppure, evidenzia Sala, ieri nel corso del Comitato per l’ordine e la sicurezza, che si è tenuto in Prefettura a Palazzo Diotti, il tema dello sgombero – o sfratto esecutivo – non è stato affrontato.
“Ero a Palazzo Marino – fa sapere – ho delegato il vicecomandante della Polizia locale in mia rappresentanza a partecipare al Comitato, in quella sede non è stato fatto cenno ad alcuno sfratto esecutivo del centro sociale Leoncavallo. Per un’operazione di tale delicatezza, al di là del Comitato, c’erano molte modalità per avvertire l’Amministrazione milanese. Tali modalità non sono state perseguite”. E in vista della data del 9 settembre, proseguiva il dialogo tra Leoncavallo e Palazzo Marino “per portare alla piena legalità l’iniziativa del centro”, valutando “soluzioni a norma di legge”.
E resta fermo, per Sala, il “valore storico e sociale” per la città. “Questo centro sociale deve continuare ad emettere cultura, chiaramente in un contesto di legalità. Da anni e anni è un luogo pacifico di impegno. Confermo la volontà di mantenere aperta l’interlocuzione con i responsabili delle attività del centro sociale”, assicura. “L’esecuzione dello sgombero consentirà anche di evitare ulteriori azioni risarcitorie nei confronti dello Stato”, ha fatto sapere la Prefettura di Milano in una nota.
Lo sfratto era stato più volte sollecitato dalla proprietà dell’immobile, L’Orologio srl del gruppo Cabassi che, ha fatto sapere la Prefettura meneghina, è stato riconsegnato “per la messa in sicurezza”. Occupato nel settembre 1994 “senza titolo”, “l’autorità giudiziaria aveva da tempo condannato gli occupanti a rilasciare l’immobile. Dal 2005 vi sono stati numerosi tentativi di accesso da parte dell’ufficiale giudiziario, risultati infruttuosi”. La Corte di Appello di Milano – Seconda Sezione Civile, con sentenza resa il 29 ottobre 2024, aveva condannato il Ministero dell’Interno al risarcimento del danno a favore della proprietà per otre 3milioni di euro” (3.309.150 di euro per la precisione, 303.915 euro all’anno per gli ultimi dieci anni), nonché alle spese e agli interessi legali”. Dopo la decisione della Seconda sezione della Corte d’appello del Tribunale Civile di Milano, seguita al ricorso presentato dai proprietari, il Ministero dell’Interno aveva chiesto all’associazione Mamme antifasciste del Leoncavallo il pagamento dell’intera somma, per la quale era stata avviata una raccolta fondi.

