Il 12 novembre saranno vent’anni dalla strage al contingente italiano di stanza a Nassiriya, nel sud dell’Iraq. In quell’attentato kamikaze, organizzato con un camion imbottito di tritolo lanciato a folle velocità contro la base Maestrale, morirono 28 persone. Diciannove gli italiani. Tra loro, 12 erano carabinieri della Multinationale Specialized Unit. Sono Massimiliano Bruno, Giovanni Cavallaro, Giuseppe Coletta, Andrea Filippa, Enzo Fregosi, Daniele Ghione, Horacio Majorana, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Filippo Merlino, Alfio Ragazzi, Alfonso Trincone. Appartenevano all’esercito Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Alessandro Carrisi, Emanuele Ferraro, Pietro Petrucci. Ma nell’inferno di Nassiriya persero la vita anche due civili: il cooperatore Marco Beci, e il regista Stefano Rolla, impegnato nelle riprese di un documentario.

La commozione del Paese, incarnata dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, si tradusse in un bagno di folla che rese omaggio ai caduti, prima nella camera ardente allestita nel Sacrario delle Bandiere del Vittoriano; quindi ai funerali di Stato nella basilica di San Paolo fuori le mura, officiati dal cardinale Camillo Ruini. Un lutto nazionale che diversi anni più tardi, nel 2009, sarebbe divenuto un giorno ufficiale di celebrazione con l’istituzione della Giornata del ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace.
Lo scheletro della base militare Maestrale sventrata dall’esplosione, per tanti anni è rimasto lì a testimoniare il più grave attentato per numero di vittime nei confronti di truppe italiane dalla fine del secondo conflitto mondiale.
Le due inchieste post attentato
All’attentato seguirono due inchieste. Una da parte delle autorità militari, al fine di verificare se fossero state prese tutte le misure necessarie a prevenire gli attacchi; e una aperta dalla Procura di Roma che mirava all’individuazione degli autori della strage. La prima inchiesta definì un errore il sistemare la base al centro della città, e senza un percorso obbligato di avvicinamento alla struttura. Due decenni dopo quelle macerie oggi non ci sono più, sostituite da un complesso di uffici.
L’appello dei familiari a Mattarella
Un vuoto che i familiari delle vittime, oggi più che mai, chiedono non diventi un vuoto nelle coscienze e nella memoria collettiva. E per questo lanciano un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e al ministro della Difesa, Guido Crosetto, affinché dopo vent’anni venga finalmente concessa la medaglia d’oro al valor militare fino ad oggi non riconosciuta ai martiri di Nassiriya.

