Alessia Pifferi, la 38enne chiese di telefonare a femminicida detenuto a Sassari

Alessia Pifferi, la 38enne chiese di telefonare a femminicida detenuto a Sassari
Milano – Processo davanti alla Corte d’Assise a carico di Alessia Pifferi

La donna accusata dell’omicidio della figlia Diana a Milano fece richiesta di un colloquio con Giulio Caria, condannato a 30 anni per l’uccisione di Silvia Caramazza

C’è un giallo che riguarda un presunto cugino o amico di Alessia Pifferi nel processo a carico della 38enne accusata di omicidio volontario aggravato della figlia Diana, la bimba abbandonata nella casa di via Parea a Milano il 14 luglio 2022 e trovata morta di stenti e disidratazione il 20 luglio. La donna ha richiesto di fare una telefonata dal carcere San Vittore di Milano il 29 novembre 2022 verso Giulio Caria, 44enne imprenditore sardo, a sua volta recluso nel carcere di Sassari Bancali dove sta scontando una condanna definitiva a 30 anni per l’omicidio della convivente Silvia Caramazza a Bologna. Il cadavere della vittima  fu trovato all’interno di un freezer nell’appartamento di Caria.

“Conosce il signor Giulio Caria?”, aveva chiesto l’avvocata di Pifferi, Alessia Pontenani, rivolgendosi alla sorella Viviana nel corso della penultima udienza del 27 giugno 2023. Risposta: “Non ho idea di chi sia”. Secondo la difesa, invece, si tratterebbe di un parente. Questo dimostrerebbe come la sorella e la madre di Alessia Pifferi, entrambe parte civile nel processo per omicidio, non fossero a conoscenza delle relazioni all’interno della famiglia e avessero lasciato la 38enne da sola durante la maternità.

In seguito è arrivata la risposta dell’avvocato delle due donne, Emanuele De Mitri, durante l’udienza alla Corte d’Assise di Milano. Il legale ha prodotto la nota del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria – Carcere di San Vittore in cui Pifferi fece “richiesta di colloquio visivo e telefonico” con Caria, definito un “amico” con cui voler “coltivare il legame affettivo”. Richiesta che è stata trasmessa all’epoca dal direttore di San Vittore, Giacinto Siciliano, all’autorità giudiziaria per gli accertamenti del caso e che ora entra a far parte del processo.

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