La fotografia del 56esimo rapporto sulla situazione sociale del nostro Paese: 61% teme guerra mondiale, famiglie hanno paura di non arrivare a fine mese

Paure e malinconia, tra guerra e povertà: è la fotografia degli italiani scattata dal Censis. Dai timori di una guerra mondiale a quelli di non arrivare a fine mese, ecco l’Italia rappresentata dal 56esimo rapporto sulla situazione sociale del nostro Paese. Ci sono anche i timori per le bollette e l’inflazione, collegati all’instabilità economica delle famiglie. Nel rapporto si parla anche di sanità, superbonus e istruzione.

Paura della guerra mondiale per il 61%

 L’84,5% degli italiani è convinto che eventi geograficamente lontani possano cambiare improvvisamente e radicalmente la propria quotidianità e stravolgere i propri destini. Il 61,1% teme che possa scoppiare un conflitto mondiale, il 58,8% che si ricorra all’arma nucleare, il 57,7% che l’Italia entri in guerra. Sono i dati raccolti dal Censis nel 56esimo Rapprto sulla situazione sociale del Paese. A generare nei nostri tempi la percezione di rischi che fanno sentire impotenti – spiega il Censis – è “l’assottigliamento del diaframma tra la grande storia e le microstorie delle vite individuali” che va “al di là di ogni iniziativa di prevenzione alla propria portata, ricorrendo ad esempio alle coperture assicurative”.

Oggi il 66,5% degli italiani (10 punti percentuali in più rispetto al 2019 pre-Covid) si sente insicuro – è uno dei dati raccolti dell’Istituto di ricerca sociale -. I principali rischi globali percepiti sono: per il 46,2% la guerra, per il 45,0% la crisi economica, per il 37,7% virus letali e nuove minacce biologiche alla salute, per il 26,6% l’instabilità dei mercati internazionali (dalla scarsità delle materie prime al boom dei prezzi dell’energia), per il 24,5% gli eventi atmosferici catastrofici (temperature torride e precipitazioni intense), per il 9,4% gli attacchi informatici su vasta scala.

Crisi energetica pensiero per le famiglie

La crisi energetica (e il pagamento delle bollette) è la principale fonte di preoccupazione per le famiglie italiane: “per il 33,4%, e la percentuale arriva al 43% tra le famiglie in una bassa condizione socio-economica, le più colpite dall’aumento dei costi incomprimibili”.

Paura per l’inflazione

La quasi totalità degli italiani (il 92,7%) è convinta che l’accelerata dell’inflazione durerà a lungo e che bisogna pensare subito a come difendersi. Il 76,4% è convinto che non potrà contare su aumenti significativi delle entrate familiari nel prossimo anno, il 69,3% teme che nei prossimi mesi il proprio tenore di vita si abbasserà (e la percentuale sale al 79,3% tra le persone che già detengono redditi bassi), il 64,4% sta ricorrendo ai risparmi per fronteggiare l’inflazione. È quanto riferisce il Censis nel 56esimo Rapporto ‘L’Italia Post Populista’.

Impennata dei prezzi mette in allarme le famiglie

“L’impennata dei prezzi dell’energia sta comportando una perdita netta del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) è aumentato nel primo semestre del 2022 del 6,7% rispetto al primo semestre del 2021 ma i salari da lavoro dipendente a tempo pieno sono aumentate solo dello 0,7%. L’inflazione però non solo colpisce i redditi fissi o comunque tendenzialmente stabili nel medio periodo, aumenta anche la forbice della disuguaglianza tra le diverse componenti sociali: le famiglie meno abbienti si confrontano con un incremento medio dei prezzi pari al 9,8%, mentre per le famiglie più agiate l’aumento è del 6,1%, quasi 4 punti percentuali in meno”. E’ quanto emerge nel 56° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, che spiega come questo divario discenda “dalla diversa dinamica dei prezzi dei beni (alimentari e per la casa su tutti) che pesano in particolare sul carrello della spesa delle famiglie meno abbienti”. Paura per bollette e costi dell’energia per gli italiani.

Nell’ultimo periodo, tra il 2012 e il 2021, “l’andamento dei prezzi riflette le conseguenze di una fase tendenzialmente deflattiva per l’Italia (in media 0,7% annuo), caratterizzata soprattutto da una moderazione salariale che ha di fatto rimosso qualsiasi rischio di innesco della spirale prezzi-salari. Ma gli attuali livelli di inflazione – con punte di rialzo dei prezzi dei beni alimentari intorno all’11%, senza contare gli incrementi del 50% dei beni energetici – potrebbero incidere profondamente sul potere d’acquisto delle famiglie”, prosegue il Rapporto.

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